Alla scoperta de “Il sesso delle ciliegie”, di Jeanette Winterson

Il sesso delle ciliegie – Jeanette Winterson
(Mondadori)

978880446930graPer capire un libro come questo, c’è innanzitutto da leggere le recensioni giuste. Non quelle di chi sostiene che sia difficile, ingarbugliato o non-sense, e che evidentemente a propria volta non sapeva a cosa stesse andando incontro quando ha scelto proprio la Winterson, ma quelle di chi è entrato nell’universo descritto nel romanzo senza pregiudizi. Quelle di chi non si aspettava risposte impossibili da trovare o patti narrativi poi non mantenuti.

Per capire Il sesso delle ciliegie, insomma, è fondamentale tenere a mente che non si ha a che fare con un’opera tradizionale, da nessun punto di vista. Che il tempo e lo spazio qui sono svincolati da ogni coerenza crono-logica interna e che l’intera vicenda è un viaggio di fantasia in primis, motivo per cui non va analizzato razionalmente, bensì esperito come se lo si stesse compiendo in prima persona.

Altrimenti, può capitare – e ogni riferimento è puramente casuale – che lo si snobbi per anni, ritenendolo non affascinante da scoprire e poco stimolante dal punto di vista culturale, salvo poi ritrovarselo fra le mani per caso e rimanere a bocca aperta per la ricchezza di spunti, di sviluppi, di riflessioni, di innovazioni linguistiche e di puro piacere della lettura.

morgan_wintersonLa trama ha inizio in una notte di nebbia a Londra, nel periodo in cui puritani e realisti sono ancora gli uni contro gli altri nonostante Cromwell, dunque nel XVII secolo. Una donna dalle dimensioni pantagrueliche e dall’aspetto raccapricciante trova Jordan per caso, un trovatello che decide di adottare e di crescere come se ne fosse a tutti gli effetti la madre.

Gli anni passano, la peste imperversa nella città e Jordan intravvede una principessa prendere il largo dal porto verso chissà dove, perché decisa a non sposare uno dei dodici fratelli che sono stati scelti come mariti per lei e le sue undici sorelle. Deciso a ritrovarla, il protagonista intraprende allora una ricerca spasmodica e ai limiti dell’incredibile, che lo porta a conoscere i personaggi più strampalati e surreali, a visitare luoghi strabilianti e a intrattenere in ogni occasione dei discorsi profondi, al confine fra il fiabesco e il filosofico.

r1567172_23571270Per quanto semplice e ordinario appaia il filo conduttore dell’opera, la lingua imprevedibile dell’autrice lo trasforma in un’avventura dalle pieghe sorprendenti, durante la quale i piani temporali si sovrappongono e i limiti del reale vengono infranti dalla corrente creatrice dell’immaginazione.

Non è un caso, dopotutto, che l’epigrafe iniziale del romanzo reciti: “La tribù indiana degli Hopi ha una lingua molto sofisticata, proprio come la nostra, però non ha tempi verbali per il passato, il presente e il futuro. È una divisione che non esiste. Che morale possiamo trarne sul tempo? La materia, quella cosa così solida, così ben conosciuta, proprio quella che tenete in mano e di cui è fatto il corpo, allo stato delle nostre conoscenze attuali è costituita soprattutto di spazio vuoto. Spazio vuoto e punti di luce. Che morale possiamo trarne sulla realtà del mondo?”.

jeanette-wintersonIl sesso delle ciliegie è, quindi, un tentativo di rispondere a questo interrogativo, è un esempio di come sarebbe la vita umana, se al posto di presente, passato e futuro ci fosse intorno a noi uno spazio sconfinato, fatto di niente e di punti luminosi. Sarebbe forse simile a sé stessa nei secoli, come suggerisce il finale, eppure sempre unica, bizzarra e acrobatica in maniere sempre nuove, e tenuta in piedi dalla forza dell’amore, grazie a cui tutto può non solo mescolarsi, ma soprattutto essere interconnesso al di là di ogni previsione.

Per capire e apprezzare l’opera, in altre parole, si devono tenere presenti le coordinate rivoluzionarie e oniriche delle quali si serve la Winterson per la creazione di questo universo mirabolante e delicato, commovente e saggio. Solo allora, quando i tasselli del puzzle saranno al loro posto e gli schemi mentali con cui di solito ci si avvicina a un libro saranno venuti meno, lo si guarderà nella sua interezza e lo si vedrà in modo limpido e ammirato per il piccolo gioiello letterario che è.

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