Il Nobel per la Letteratura esiste ancora: ma è davvero necessario?

Dopo gli scandali sessuali che hanno sconvolto l’Accademia di Svezia, giovedì torna il Premio Nobel per la Letteratura. L’anno scorso non è stato assegnato (quest’anno doppia assegnazione), eppure la gente non ha smesso di leggere, gli autori di pubblicare, i critici di commentare e i libri esistono ancora. Insomma, pare che la letteratura sia sopravvissuta. Incredibile, no?
La domanda che mi sorge allora è: serve davvero a qualcosa? Il Nobel per la Letteratura è ancora necessario? (sempre che mai lo sia stato) Continua a leggere

La via per l’esordio: le esperienze di scrittori e editori a confronto

Chi ci legge da un po’ sa quanto siamo attenti al panorama degli esordi, e quanto desideriamo mettere l’aspirante scrittore nelle condizioni di conoscere quello che è opportuno e quello che non è opportuno fare per cercare la via della pubblicazione (come avevamo spiegato in una imprescindibile intervista).

Per questo stesso proposito, quando mi sono trovato ad approfondire la conoscenza dell’iniziativa Il futuro davanti (una serie di incontri individuali di scouting che fanno sedere un giovane autore alla scrivania di un importante editore), ho subito pensato che potesse essere non solo un buon consiglio pratico per chi volesse pubblicare la sua opera prima, ma anche un ottimo spunto per indagare come avviene l’incontro tra un autore e un editore, cosa fa la differenza, quali fattori intervengono e qual è il punto di vista di un editore nei confronti della massiccia “offerta” di opere da parte di esordienti e aspiranti scrittori.

Abbiamo intervistato organizzazione, editori e partecipanti che sono arrivati alla pubblicazione, i quali ci hanno raccontato la loro esperienza.
Hanno risposto: Martino BALDI (coordinatore dell’iniziativa), Claudio CECIARELLI (editor E/O), Andrea DONAERA (autore NNE), Vanni SANTONI (editor Tunué) e Giorgia TRIBUIANI (autrice Voland)

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Meglio un imbianchino di Le Corbusier: il populismo nella cultura

Cause e rischi di una tendenza pericolosa e sempre più diffusa

La prima cosa che viene detta dai comunicatori della politica sul populismo è che non si tratta di un’ideologia né di un orientamento di valori: il populismo è uno stile comunicativo, e come tale può penetrare in ambiti differenti da quello riguardante la res publica. Populista può essere un talk show televisivo, populista può essere una ricostruzione di cronaca nera. Populista può diventare anche la cultura. O meglio: chi fa cultura può adottare strategie comunicative proprie del populismo.

Si può dire che ovunque si insinui la retorica populista, essa faccia almeno qualche danno. Dunque, non sarebbe pericoloso se anche gli attori culturali abbracciassero questo stile di comunicazione e facessero proprie le medesime strategie? Non rischierebbe di compromettere la già fragile stabilità del sistema culturale nel nostro paese, che da tempo vive una crisi di legittimazione? Continua a leggere

Immaginario fiabesco e apocalisse in Alessandro Bertante

Pietra nera, Alessandro Bertante
(nottetempo, 2019)

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Pietra nera è il secondo volume di una trilogia, ma non è necessario saperlo. Non ho letto Nina dei lupi, primo capitolo della saga di Piedimulo, e questo non mi ha precluso la possibilità di appassionarmi a Pietra nera e di comprendere e apprezzare la storia che viene raccontata.
Non ho usato casualmente i termini “appassionarmi” e “storia”: ciò che subito emerge dal romanzo è la grande abilità narrativa di Bertante, capace di raccontare una storia pura, di narrare finanche con un respiro epico e dovizia di dettagli tumultuose scene di battaglia, di assedi, di duelli. L’opera è composta dunque da una trama avvincente, un ritmo frenetico e una lingua che agevola la lettura. Si tratta di caratteristiche che spesso, secondo un pregiudizio tutto italiano, fanno tacciare un romanzo di anti-letterarietà – vai a capire perché, poi – e di altre fantasiose definizioni (L’amica geniale è diventata per molti una soap opera, ad esempio). Bertante – grazie a Dio – non si lascia persuadere da simili fandonie: Pietra nera è un romanzo tanto avventuroso quanto letterario. Continua a leggere

L’ircocervo n. 2 è online!

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Finalmente L’IRCOCERVO n. 2 è online! E sì, ne siamo felici.
Proviamo a raccontarvelo piuttosto brevemente.

L’ouverture è stata affidata a un racconto che – orgogliosamente – per nulla si addice a una rivista digitale. Ce lo ha donato Ezio Sinigaglia, romanziere di altissimo valore artistico, autore del geniale Il Pantarèi (SPS, 1985; Terrarossa, 2019). Il suo H come Humour è un lungo, raffinato e divertente Bildungsroman novecentesco in sedicesimo, tutto tuffato nell’infanzia e in un’insolita famiglia. Lo ha illustrato Valeria Cavallini.

Con altrettanto orgoglio pubblichiamo, per la sezione racconti erranti, All’ora della siesta dell’uruguaiano Horacio Cavallo, autore che qui proponiamo per la prima volta al lettore italiano nella traduzione di Giacomo Falconi di Wordbridge Edizioni. È il racconto emozionante e poetico di alcuni bambini che osservano il nonno morente in una casa sul mare ed escogitano un piano per aiutarlo. L’illustrazione è di Giovanni Frasconi. Continua a leggere

La distopia prima della distopia: origini di un genere piuttosto in voga

Ormai le distopie sono ovunque, la letteratura ne è così satura che molti autori di romanzi inerenti al genere attribuiscono alle proprie opere tutt’altra definizione, quasi che l’etichetta di distopia fosse ormai denigrante. Ad esempio, in una recente intervista per illibrario.it, è stato chiesto ad Alessandro Bertante perché definisse utopia il suo ultimo romanzo ambientato in un futuro tutt’altro che positivo, e lui ha risposto, tra le altre cose: “perché l’immaginario distopico è oramai prevedibile e troppo abusato”[1]

In effetti Bertante non ha torto. Anche chi non è solito leggere questo genere sarebbe in grado, senza pensarci troppo, di citare subito il nome di qualche opera letteraria tra quelle pubblicate negli ultimi anni così come tra i grandi classici alla 1984, Fahrenheit 451, Arancia Meccanica, Il mondo nuovo, ecc. Con altrettanta facilità potrebbe citare film, serie-tv, graphic novel, che al pari del romanzo e del racconto sono stati penetrati dalla corrente distopica. Quel che invece è meno risaputo è quale sia l’origine del genere. Continua a leggere

Racconti bestiali

Animali non addomesticabili, Sartori-Morelli-Magliani
(Exòrma, 2019)

COP_ANIMALI_bis.qxp_Layout 1Per Exòrma è da poco uscita una raccolta di racconti a sei mani a firma di Giovanni Sartori, Paolo Morelli e Marino Magliani, una sorta di bestiario diviso in tre parti, ciascuna contenente una sezione di racconti rispettivamente a firma di uno dei tre autori. Personalmente, da ingenuo e distaccato curioso di etologia, da fervente antispecista, o più semplicemente da uno a cui gli animali hanno sempre suscitato un certo, generico interesse, non potevo restare indifferente a questa pubblicazione. Soltanto il tema mi faceva pensare alla lunga tradizione letteraria che ha dato dignità e attenzione al personaggio animale – penso subito a uno scrittore che ho molto amato e che ha reso la bestia protagonista delle sue opere, come Dino Buzzati. Ma su questo non dirò altro: la postfazione di Paolo Albani ripercorre in maniera interessante graditi esempi di questa tradizione (citando, tra l’altro, anche l’ircocervo). Continua a leggere

Complotti, fascismo e terrore: intervista a Raffaele Alberto Ventura

Dopo il grande successo del 2017 di Teoria della classe disagiata (minimum fax), torna in libreria Raffaele Alberto Ventura con La guerra di tutti. Populismo, terrore e crisi della società liberale (minimum fax). Un libro capace di affrontare tutta la complessità della nostra contemporaneità attraverso un discorso universalmente comprensibile, che mantiene il rigore tipico del saggio ma lo coniuga con una narrazione leggibile come un romanzo. I temi affrontati sono molteplici: cospirazionismo, populismo, terrorismo, il fascismo in Italia e molto altro.

L’originalità dell’approccio di Ventura sta soprattutto in due elementi: nel saper spaziare attraverso le discipline – dalla filosofia all’antropologia, dall’economia al diritto, dalla sociologia alla scienza politica, passando per la semiotica e la comunicazione, al punto da dare un’infinità di spunti di riflessione – e nell’affrontare queste discipline non con la rigidità accademica, bensì in una chiave che potremmo definire, con il dovuto riguardo, “pop”. Per intenderci: ai riferimenti ad Aristotele si affiancano quelli a Civil War della Marvel; alle teorie di Foucault la musica rap o Rihanna; Tom e Gerry sono letti attraverso una prospettiva hobbesiana; V per vendetta e zio Paperone spiegano il grillismo. Se state storcendo il naso, vi dico solo: fidatevi.

Ho incontrato Ventura e abbiamo conversato sui tanti temi del suo ultimo libro. Ne è emersa una lunga e dettagliata intervista. Come vedrete è divisa in quattro capitoli tematici, seguiti da due epiloghi, cosicché, all’occorrenza, possiate scorrerla in ordine sparso per leggere l’argomento che più vi interessa. Continua a leggere

Silvio D’Arzo e ‘Casa d’altri’, ovvero “il miglior racconto italiano”

Cos’è Casa d’altri? «Un racconto perfetto» stando all’opinione illustre di Eugenio Montale. Oppure «Il miglior racconto del Novecento italiano» come s’è espressa buona parte della critica. O più umilmente si potrebbe rispondere: «Un’assurda vecchia: un assurdo prete: tutta una assurda storia da un soldo» citando le parole che il protagonista esprime sul finale.
Spostandoci a un livello più alto d’astrazione, possiamo definire Casa d’altri il capolavoro di Silvio D’Arzo, oltre che, come definito da qualcuno, il punto di arrivo del suo intero percorso artistico: l’opera a cui aveva dedicato le energie migliori di una breve, travagliata vita, conclusasi per una malattia il 30 gennaio 1952, sette giorni prima che D’Arzo compisse trentadue anni, e pochi mesi prima che la versione definitiva di Casa d’altri venisse finalmente pubblicata. 
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“Lo Smeraldo”: il futuro distopico di Mario Soldati

Lo smeraldo, Mario Soldati
(Prima edizione: Mondadori – 1974)

phpThumb_generated_thumbnailPersonalmente, da lettore, mi piace spesso andare alla ricerca di alcune opere remote, insolite, singolari e di cui si è persa traccia. Molti sono i grandi autori del nostro ‘900 che contano titoli con queste caratteristiche nella loro vasta produzione. Tra costoro c’è Mario Soldati, che fu in grado di essere un eccellente scrittore tanto quanto uno stimato regista (ha partecipato anche alla regia di Ben-Hur, colossal del ’59 vincitore di 11 Premi Oscar). Nella sua produzione c’è un’opera atipica, Lo Smeraldo: un romanzo visionario, onirico, surreale, distopico e post-apocalittico insieme; che indaga l’angoscia e l’incertezza per un futuro che appare di distruzione e desolazione (già nel 1974 come ancora oggi) attraverso una cornice affascinante di scienze occulte e divinazioni. Continua a leggere