Occam non funziona a Copenaghen – Tre testi di teatro (non solo) sulla fisica

La scienza, posta sotto i riflettori del giudizio pubblico, si è trovata più volte a dover calcare le scene teatrali. Etica e scienza, come binomio, rappresentano ormai una tradizione di lunga durata e di successo tra i drammaturghi, che tuttora continua a porre al pubblico inesauribili interrogativi: al di là della perenne attualità delle questioni messe in luce, che risorgono sempreverdi di pari passo con le risposte del progresso scientifico, la tematica offre alla penna del drammaturgo una pluralità di strade in cui addentrarsi.

Il problema dell’atteggiamento dello scienziato in relazione all’ideale benevolo, “umanistico” della scienza si divide tra morale e pratica, utopia e storia, collettività e individualismo, forza d’unione e competizione, condivisione e privilegio, giustizia e possibilità, società e cultura, conoscenza e tabù. Tre di questi spettacoli si prestano a un confronto felice ed esemplificativo in tale senso. Seppur concentrandosi su aspetti diversi del medesimo oggetto di osservazione, Vita di Galileo di Bertolt Brecht, I fisici di Friedrich Dürrenmatt e Copenaghen di Michael Frayn costruiscono attorno al nocciolo del dibattito etico uno stratificato apparato di corollari. L’interesse di un’analisi incrociata tra questi testi è favorito, tra l’altro, dalla loro comunanza di ispirazione.

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Il Canto dei Nibelunghi: riscoprire un caposaldo della letteratura tedesca medievale

I Nibelunghi – La leggenda, il mito, Davide Bertagnolli
(Meltemi, 2020)

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Il Canto dei Nibelunghi, o Nibelungenlied in lingua originale, è un poema epico composto in alto-tedesco medio attorno agli inizi del XIII secolo. Nato dalla rielaborazione di materiale narrativo preesistente, a circolazione principalmente orale, formatosi in un periodo di tempo compreso fra i secc. V-VIII – materiale comprensivo di miti, racconti, leggende, ma anche vicende di un passato ‘storico’ più o meno lontano –, nel Nibelungenlied confluiscono elementi anche molto diversi, tra motivi cortesi, fiabeschi, temi folkloristici e topoi eroici. Davide Bertagnolli, docente di Filologia Germanica presso l’Università di Bologna, in questo volumetto agile ma dal solido rigore scientifico (sottoposto a double bind peer review) edito Meltemi si propone non solo di fornire una guida rapida agli specialisti, ma anche di offrire a chiunque sia interessato alla materia un approfondimento accessibile e completo. E ci riesce magnificamente.

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Letture per viaggiare in tempi di peste

Quando arriva l’estate, mi piace dedicarmi a due letture in particolare: i classici e i libri di viaggio. Quest’anno poi viaggiare è meno semplice del solito, molti hanno dovuto rinunciare alle vacanze, e allora dei buoni libri, insieme a una certa capacità di immedesimazione, possono aiutare a visitare comunque posti lontani, a calarsi in atmosfere esotiche. Questo articolo ha dunque la semplice, banale intenzione di dare qualche consiglio di lettura, tra quei libri che in questa e nelle precedenti estati ho letto (e apprezzato) per viaggiare. C’è un po’ di tutto: libri di viaggio (veri e falsi), ma anche romanzi d’avventura, reportage, saggi. Continua a leggere

Riscoprire Samonà: “Fratelli” tra letteratura e psicanalisi

Fratelli fu nel 1978 un grande successo di pubblico e di critica. Un’opera innovativa per l’epoca, forse uno dei primi esempi di autofiction.

Carmelo Samonà fa parte di quella schiera probabilmente oggi estinta di letterati che si dedicano a un assiduo e lungo studio delle opere altrui prima di cimentarsi in una prova letteraria propria. Nato a Palermo nel 1926, figlio del grande architetto Giuseppe Samonà, dedicò il suo percorso universitario e poi la sua intera vita agli studi di ispanistica, in particolare al teatro di Calderón de la Barca, Tirso de Molina e Lope de Vega[1]. Il suo contributo al settore resta tra i più importanti e imprescindibili del Novecento, mentre la vocazione narrativa, come ha notato Francesco Orlando, «insorse in ritardo, sotto l’urto di un’esperienza violentemente traumatica che non aveva niente a che fare con la professione o la passione letteraria, che di per sé avrebbe potuto solo disturbarle o paralizzarle»[2]. Continua a leggere

Sulla soglia della caverna – Cecità, conoscenza e diegesi nella letteratura antica e contemporanea

La barriera tra due mondi

Chiudendo un occhio sulla questione omerica, potremmo affermare che l’arte del racconto è nata in grembo a un cieco. In effetti nella letteratura di ogni epoca la cecità ha sempre mantenuto un canale privilegiato con la nozione di conoscenza. Nella cultura del mondo greco antico, questo rapporto si è manifestato in modo più accentuato, in virtù di alcune figure della tradizione che, nelle loro caratteristiche, hanno reso esplicito come la cecità costituisse il sigillo di una condizione di speciale contatto al confine tra due dimensioni, in particolare vita-morte e umano-divino.

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Rosso di luna – la figura di Salomè nell’opera di Wilde

salome“C’era un sapore agre sulle tue labbra. Era il sapore del sangue?… Ma forse era il sapore dell’amore. Si dice che l’amore abbia un sapore agre.”

Queste le ultime parole che Salomè pronuncia prima che il sipario cali sul finale: scritta in lingua francese nel 1891 durante un soggiorno a Parigi, Salomè di Oscar Wilde è insieme una storia di trasformazione e di de-formazione, intrisa di toni cupi e aspetti macabri. L’opera, prima di poter salire sui palcoscenici europei, fu per anni vittima di censura. Wilde aveva sì scelto per soggetto il racconto biblico, ma nel svilupparlo ne aveva esaltato gli aspetti più crudi e perversi, rimodellando la storia del martirio di Giovanni (qui Iokanaan) sul personaggio della ragazza piuttosto che su quello della madre Erodiade. Continua a leggere

Licantropia: ripensare l’uomo. Il trattato-ragnatela di Robert Eisler

Uomo diventa lupo, Robert Eisler
(Adelphi, 2019 – trad. R. Montanari)

eisler_lupoL’uomo è stato sempre un animale predatorio?

La banalità della risposta, quanto quella della domanda, porterebbe in inganno. Le lenti con cui Robert Eisler analizza il problema sono differenti e appartengono a varie discipline. In una caleidoscopica erudizione, Uomo diventa Lupo è un’opera che dimostra tanto l’abilità dell’autore nella padronanza degli argomenti trattati, quanto il suo pensiero originale. Continua a leggere

Manzoni e gli altri: il racconto degli oppressi nel romanzo italiano

Dai Promessi Sposi fino a Camilleri,
un unico grande romanzo tra storia e lotta sociale

 

Ho approfittato di questo tempo fermo per appacificarmi con I Promessi sposi. Dieci anni fa, al ginnasio, lo avevamo letto integralmente, sì, fino ad appena un terzo. Poi ne abbiamo interrotto la lettura. Non ricordo il motivo, fatto sta che dalla Monaca di Monza in poi avevo il vuoto più totale. L’ho (ri)letto e, in maniera inaspettata, ho trovato in quel romanzo che tanto dà noia a scuola una storia così avvincente che se fosse stata scritta oggi, Netflix ne avrebbe fatto una serie.
Ma la sorpresa più grande è stata scoprire un’opera diversa da quella comunemente ridotta a religione e Provvidenza, e non semplicemente capostipite del romanzo storico e di formazione.
Manzoni, io credo, è il precursore italiano anche di un’altra tradizione letteraria: quella dei Silone, Carlo Levi, Morante, Camilleri nel dare voce agli esclusi dalla Storia, nel sostenere le loro lotte sociali. Continua a leggere

La solitudine e il suo doppio – Beckett e Cocteau

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Samuel Beckett

Intestardendosi nella pretesa di spiegare un qualsiasi lavoro di Samuel Beckett, seppur in termini di semplici amatori, è facile incorrere nel rischio di dire tanto e niente al contempo. Beckett stesso preferiva non perdersi nelle delucidazioni domandategli dalla critica circa gli ipotetici simbolismi e significati impliciti contenuti nei suoi testi. D’altra parte, le sue opere teatrali sono state catalogate in quell’ambito del teatro detto “dell’assurdo”, ossia del vuoto di senso. Pertanto, abbandono fin da questo primo paragrafo l’intenzione di spiegare L’ultimo nastro di Krapp: scriverei senza cognizione di causa.

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Jean Cocteau

Piuttosto, ribadisco quella di voler parlare de L’ultimo nastro di Krapp, e di farlo attraverso il testo di un altro autore di lui appena un poco più anziano: La voce umana, di Jean Cocteau. Continua a leggere

“Solaris”: se la fantascienza filosofica incontra la mitologia greca

Il titolo Solaris non sarà certo nuovo ai cultori della fantascienza né tanto meno ai cinefili: i primi conosceranno questo romanzo di Stanisław Lem, pubblicato nel 1961, come uno dei classici del genere; i secondi avranno probabilmente visto la trasposizione di Tarkovskij del 1972. Io, in verità, l’ho conosciuto in procinto di partire per Cracovia, la città di Lem, ma questa è un’altra storia… importa che ho scoperto un romanzo definito non a torto tra i più belli, intelligenti e inquietanti del Novecento[1], nel quale l’ambientazione fantascientifica, innervata da reminiscenze di mitologia greca, diventa lo scenario perfetto per indagare filosoficamente e psicologicamente un oggetto ancor più complesso, inafferrabile e affascinante dell’universo stesso: l’essere umano – con la sua riserva di limiti. Continua a leggere