“Il poeta muto e altro”: L’esordio di Vittorio Parpaglioni

Il poeta muto e altro, Vittorio Parpaglioni
(I Quaderni del Battello Ebbro, 2019)

Il poeta muto e altro è il libro di esordio di Vittorio Parpaglioni, giovane poeta proveniente dalla Capitale. Molte sono le tematiche che vengono toccate all’interno del libro, tra cui spicca il tema dalla giovinezza di memoria rimbaudiana, evidente dagli stilemi che palesano questo substrato. Il libro si divide in due sezioni: la prima delle prose poetiche, il poeta muto, e la seconda di poesie. Continua a leggere

Le poesie in dialetto di Zanzotto in un unico volume

In nessuna lingua in nessun luogo, Andrea Zanzotto
(2019, Quodlibet)

zanzTorniamo a parlare della collana Ardilut curata da Agamben per Quodlibet. Questa è la volta dell’antologia di Zanzotto, In nessuna lingua in nessun luogo, Le poesie in dialetto 1938-2009, Quodlibet, 2019.

Poco c’è da recensire della poesia di Zanzotto, uno dei maggiori poeti del novecento, e tale che la sua eco radioattiva, direbbe Pound, stordisce i nostri contatori Geiger culturali tutt’ora. Già altri hanno trattato in maniera sicuramente più esaustiva della mia i lavori del poeta veneto. A livello critico ricorderei i poeti Villalta e Dal Bianco, curatore quest’ultimo dell’edizione Quodlibet e, invece, entrambi già curatori del Meridiano Mondadori. Dove noi possiamo mettere l’accento e focalizzarci è, quindi, sull’edizione in sé.

Questo libro è una raccolta post mortem di poesie dialettali dell’autore – di origine veneta, Pieve di Soligo precisamente – riprese in ordine cronologico dai vari libri precedenti come Filò, Il Galateo in Bosco, Idioma, Meteo, Sovrimpressioni, Conglomerati.

Ogni antologia è un atto di violenza. Bene è ricordarlo. Dico questo perché l’estrapolazione di un testo, che sia per mano dell’autore stesso o di un curatore di collana, mina il rapporto con-testuale che il testo estrapolato deteneva all’interno di un microcosmo, cioè la raccolta stessa. Si sovverte il kosmos, l’ordo, un ordine che è misura, ordine che è stato anche metro di traduzione del mondo da parte del poeta. Operando così la catena idrocarburica costituita dai vari lavori testuali salta, non c’è più la risonanza della raccolta in quanto corpo vivo a causa della decontestualizzazione. Se Zanzotto ha utilizzato il dialetto in un dato momento della raccolta è perché era funzionale e congeniale in quel dato momento ed in quel luogo esatto della raccolta.

Venendo meno il luogo, cioè la raccolta di origine su cui viene fatta violenza, il logos erchomenos, letteralmente «lingua che viene», non può più sovvenire, perché non sarebbe solo apolide, ma non avrebbe più un’origine a conferirgli l’identità. Come dire che il dialetto che Zanzotto usa viene privato della sua condizione di inconscio della lingua L1 stessa e perde il suo tratto originario di oralità. La funzionalità intrinseca dell’utilizzo del dialetto, insomma, scomparirebbe come quella poetica quando viene adoperata una decontestualizzazione antologica.

Questa edizione, per quanto curata, più che filologica, è prettamente, si è tentati di dire, di stampo filosofico, per le ragioni stesse dell’operazione che ha portato alla costituzione del libro, cioè salvaguardare e riproporre il solo tema dialettale di Zanzotto, facendo uno sparagmòs a livello testuale delle varie liriche, e una successiva compositio membrorum di questi frammenti. L’autore del libro, così, non sarebbe più Andrea Zanzotto – che ricordiamo scomparso, e, pertanto, l’edizione di cui stiamo parlando è post-mortem con le relative conseguenze di una mancata supervisione da parte dell’autore; dovrebbe invece stare in copertina, grande e non a pie’ di pagina, il nome di Giorgio Agamben.

In nessuna lingua in nessun luogo è meglio vederlo come un prontuario da sfogliare, non privo di sorprese. Come ad esempio gli inediti Appunti e abbozzi per un’ecloga in dialetto sulla fine del dialetto (1969-1971). La supervisione ortografica, poi, è toccata a Luciano Cecchinel, altro importante poeta dialettale italiano. Quindi, sebbene le scelte discutibili che hanno portato all’edizione che abbiamo trattato sopra, in questo libro vengono convogliate le forze delle maggiori voci italiane in materia.

Michele Joshua Maggini

L’essere senza casa di Maini

Casa rotta, Valentina Maini
(Arcipelago Itaca, 2016)

maini-casa-rotta-arcipelago-itacaQuesta volta torniamo a parlare di un libro di esordio: La casa rotta di Valentina Maini. La sua è una poesia in cui tutto viene ribaltato di segno, a partire dalla struttura speculare del libro, dove al centro si ripete la stessa poesia. L’esergo di Cappello: «l’albero è capovolto, la radice nell’aria» afferma la volontà poetica di mostrare non solo la radice, ma di impiantare un elemento nel suo impossibile, ricordando una struttura neuronale in cui il linguaggio adoperato dalla poetessa coinvolge diverse zone contemporaneamente, deflagrando, spesso, il senso logico a causa delle omesse concordanze soggetto-verbo, aggettivo-nome.

Continua a leggere

Il caso dialettale Francesco Giusti

Quando le ombre si staccano dal muro, Francesco Giusti
(Quodlibet, 2019)

quando-le-ombreFrancesco Giusti, classe ’52, è un poeta che ha una lunga carriera alle spalle. Da poco è uscito il suo ultimo libro, Quando le ombre si staccano dal muro, per Quodlibet, nella collana «bilingue» Ardilut, da poco inaugurata da Giorgio Agamben e che comprende autori come Zanzotto e Pier Paolo Pasolini.

Il libro si articola in sezioni, precedute da una poesia fuori campo, Orme, che rivela una funzione esegetica della raccolta stessa. Inizia così: «Rientrato cercherò un angolo stretto». In un verso riassume l’intento del libro: il ritorno da una lingua a un’altra. Continua a leggere

Il quattordicesimo quaderno italiano è uscito

Quattordicesimo quaderno italiano 
(2019, marcos y marcos, in Quaderni di poesia contemporanea)

quattordicesimo-quaderno-italiano_webFinalmente l’appuntamento è giunto, il Quattordicesimo quaderno italiano (marcos y marcos, 2019) è giunto. Un’antologia che raccoglie le giovani voci italiane di poeti in transizione dalla fascia emergente a quella di affermati, in cui troviamo (in ordine alfabetico): Cardelli, Donaera, Gallo, Iemma, Lotter, Steffano, Vivinetto. Un’antologia, quest’anno, che propone un’idea di come la forma della poesia stia cambiando, sfociando verso il solco dettato dalla linea lombarda, cioè verso quella forma prosastica, che quasi tutti gli autori presenti in questo libro hanno affrontato. Inoltre, la terra da cui ciascun poeta proviene si impasta nella lingua fino all’uso del dialetto comunale, come in Steffan, o a livello paesaggistico come nella Lotter. Continua a leggere

Alessio Paiano, “L’estate di Gaia”: neoavanguardismo 2.0

L’Estate di Gaia, Alessio Paiano
(Musicaos Editore, 2018)

estate-gaia-2-2L’estate di Gaia è un esordio atipico nel panorama della poesia, sia tra i volti già noti sia tra gli emergenti. L’opera è difficile da inquadrare per complessità e per mole del materiale trattato. È un poliedro chimerico, dove ogni faccia compenetra l’altra. Paiano conosce bene il suo orto, ha in mente certamente lo sperimentalismo del Pound dei Cantos, il Sanguineti delle Malebolge, Joyce puntualmente ripreso, il Carmelo Bene del Mal dei fiori per le elisioni, e, infine, lo Zanzotto dei simboli prelevati da altri alfabeti – quando non icone – o delle destrutturazioni semantiche.

In Paiano la tradizione si riconosce per sfaldarsi, come avviene socialmente oggi. Continua a leggere

La poesia del “remengo” Piva per riscoprire un Polesine perduto

Cante d’Ádese e Po e Bi-ba-ri-bò, Gino Piva
(Il Ponte del Sale, 2016)

coverL’associazione rodigina Il Ponte del Sale sceglie il poeta Gino Piva per inaugurare la collana L’Arca del Polesine, che si ripropone di recuperare e preservare i «tesori della [nostra] tradizione letteraria, in lingua e in dialetto». Si tratta di un’operazione necessaria per restituire memoria e dignità a un territorio apparentemente privo di attrattive (letterarie e non). Continua a leggere

“O ffuoco a mmare” di Raffaele Pisani, delicato esempio di poesia contemporanea in napoletano

‘O ffuoco a mmare – Raffaele Pisani
(Cuzzolin)

2018-02-02-13-36-00Leggere Raffaele Pisani nel 2018 significa approcciarsi a un genere che non va assolutamente di moda, da parecchi punti di vista e che risulta, dunque, più che affascinante. ‘O ffuoco a mmare è, infatti, non solo una raccolta di componimenti in versi, ma soprattutto un’opera scritta interamente in dialetto e tenuta insieme da una grande parola-chiave: l’amore.

Continua a leggere

“Silenzi” di Emily Dickinson: un concentrato di spigolose nostalgie

Silenzi – Emily Dickinson
(Feltrinelli)

9788807900853_quartaPer oggi è tutto quello che ho da portare –
Questo, e insieme il mio cuore –
Questo e il mio cuore e i campi –
e i prati – tutto intorno –
Contali uno per uno – dovessi dimenticarmene io
qualcuno dovrà ricordarne la somma –
Questo, il mio cuore e le api, una per una,
che abitano il trifoglio.

Continua a leggere

L’amore a prima vista secondo Wisława Szymborska, nella nuova omonima raccolta

 

Amore a prima vista – Wisława Szymborska
(Adelphi)

b250ec62ab8029b069d306e25938b613_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyDel nuovo libro firmato Wisława Szymborska, Premio Nobel per la Letteratura nel 1996, si parla ancora poco. Dopotutto è uscito da poco meno di un mese e non ha inediti della poetessa polacca morta nel 2012, costituendosi solo come una raccolta con un filo conduttore ben preciso.

Eppure, Amore a prima vista, curato nell’edizione italiana Adelphi da Pietro Marchesani, è un compendio indispensabile per tutti gli amanti di questa autrice eclettica e per chi volesse in una sola opera assaggiarne la lingua e i contenuti più pregnanti.

Continua a leggere