Riscoprire Samonà: “Fratelli” tra letteratura e psicanalisi

Fratelli fu nel 1978 un grande successo di pubblico e di critica. Un’opera innovativa per l’epoca, forse uno dei primi esempi di autofiction.

Carmelo Samonà fa parte di quella schiera probabilmente oggi estinta di letterati che si dedicano a un assiduo e lungo studio delle opere altrui prima di cimentarsi in una prova letteraria propria. Nato a Palermo nel 1926, figlio del grande architetto Giuseppe Samonà, dedicò il suo percorso universitario e poi la sua intera vita agli studi di ispanistica, in particolare al teatro di Calderón de la Barca, Tirso de Molina e Lope de Vega[1]. Il suo contributo al settore resta tra i più importanti e imprescindibili del Novecento, mentre la vocazione narrativa, come ha notato Francesco Orlando, «insorse in ritardo, sotto l’urto di un’esperienza violentemente traumatica che non aveva niente a che fare con la professione o la passione letteraria, che di per sé avrebbe potuto solo disturbarle o paralizzarle»[2]. Continua a leggere

“Azzorre”: il pellegrinaggio laico di Cecilia M. Giampaoli

Azzorre, Cecilia M. Giampaoli
(Neo Edizioni, 2020) 

È l’8 febbraio del 1989 quando un aereo partito da Bergamo e diretto in Repubblica Dominicana si prepara a far scalo a Santa Maria, piccola isola dell’arcipelago delle Azzorre. E sono le 13:08 quando lo stesso aereo si schianta su un versante del Pico Alto, una collina che si alza per soli 590 metri sopra il livello del mare. Nessun sopravvissuto: muoiono equipaggio e passeggeri, in tutto 144 persone. Tra queste, il padre di Cecilia (lei in quegli istanti si trovava a scuola, faceva le elementari, aveva sei anni).

Nel giugno 2014, dopo venticinque anni di vita senza un padre, Cecilia Maria Giampaoli decide di tornare (chissà perché vien da scrivere “tornare”, Cecilia sull’isola non c’era mai stata prima, eppure il suo viaggio ha qualcosa a che fare col ritorno, con nostos e algos, insomma con la nostalgia) sull’isola di Santa Maria. Sei anni dopo, nel giugno del 2020, leggiamo il racconto di quel viaggio nel suo esordio, Azzorre, appunto, pubblicato dalla vulcanica (già che siamo in tema) Neo Edizioni. Continua a leggere

Gian Arturo Ferrari, un “ragazzo italiano” alla ricerca della propria identità

Ragazzo italiano, Gian Arturo Ferrari
(Feltrinelli Editore, 2020)

ragazzo italianoNon è mai troppo tardi per iniziare a scrivere romanzi, soprattutto per uno che ha alle spalle una vita intera nell’editoria come Gian Arturo Ferrari, ex direttore generale di Mondadori, che esordisce ultrasettantenne con Ragazzo italiano, edito da Feltrinelli e nella cinquina (pardon, sestina) del Premio Strega di quest’anno. Ferrari racconta tre lustri di storia italiana dal dopoguerra sino ai primi anni Sessanta attraverso tre fasi della vita di Ninni, che seguiamo nell’infanzia, nella pubertà e nell’adolescenza; co-protagonisti sono i luoghi della vita di Ninni, i quali rappresentano tre volti dell’Italia di quegli anni: l’Emilia rurale e contadina di Querciano, l’industria lombarda di Zanegrate e infine la Milano che si avvia verso il boom economico.

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Il mondo solo come un sogno: sulla poesia di Gisella Genna

Quarta Stella, Gisella Genna
(Interno Poesia, 2020)

gggggDire del dolore del mondo con grazia è la spontanea ambizione di Gisella Genna nel suo libro d’esordio Quarta stella, pubblicato da Interno Poesia: una raccolta poetica di assoluto valore che permette all’autrice milanese di collocarsi di diritto fra i poeti e le poetesse più interessanti fra quelli nati e nate negli anni ‘70, una generazione segnata dall’ardua ricerca di un equilibrio fra qualità delle cose (Pasolini) e qualità delle parole (Sanguineti), e dalla divisione fra poesia lirica e sperimentale, categorie d’analisi ancora tutt’oggi in voga nonostante la dispersione testuale e autoriale caratterizzante l’universo della poesia contemporanea italiana. Come le migliori autrici di poesia, Genna si colloca nel mezzo, senza aderire totalmente a nessuno dei due schemi, e rifuggendo al contempo agli Scilla e Cariddi della retorica e del poetese.

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Le isole di Norman e dintorni

Le isole di Norman, Veronica Galletta
(Italo Svevo – Gaffi, 2020)

isoleQuando la giuria del Campiello ha dichiarato Le isole di Norman vincitore del premio Opera Prima, la mia sorpresa è stata tanta. Proprio in quel momento, stavo tenendo quel libro dalle mani, lo stavo leggendo per farne oggetto della mia prossima recensione. È stata una vittoria inattesa, e un attimo straniante. Continua a leggere

Nella provincia del perturbante: la poesia di Pasquale Del Giudice

Piste ulteriori per oggetti dirottati, Pasquale Pietro Del Giudice
(Edizioni Ensemble, 2019)

Incredibilmente distopico seppur rassicurante è l’universo disegnato dalla mente di Pasquale Pietro Del Giudice nella sua raccolta poetica d’esordio dal titolo Piste ulteriori per oggetti dirottati, pubblicata nel 2019 da Edizioni Ensemble. Attraverso un’idea di poesia molto originale, almeno per quanto riguarda il contesto italiano, Del Giudice invita il lettore a sconfinare in un mondo solo in apparenza surreale, una realtà parallela in cui gli oggetti sono umanizzati e gli umani oggettivizzati. È solo esplorando simbioticamente queste “piste ulteriori” del cosmo oggettuale che si può percepire l’essenza del mondo, lasciando spazio alle possibilità veritative dell’immaginazione. Come fa notare esplicitamente l’autore attraverso uno dei testi-manifesto della raccolta:

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“Raggia”, “scantu” e “surci”: ecco la Sicilia di Linda Barbarino

La Dragunera, Linda Barbarino
(il Saggiatore, 2020)

In un video pubblicato dalla sua casa editrice, il Saggiatore, Linda Barbarino siede al tavolo da pranzo, apre un’agenda e ne estrae una vecchia lettera, custodita con cura evidente. All’interno della lettera, quasi un telegramma, il mittente afferma, «da conosciuto a sconosciuta, alle sue scontentezze di provinciale esiliata», dicendo di non poterle dare altro che «un illusorio conforto a parole», rassicurandola sul fatto che «sarà il tempo a compierla, a darle coscienza di maturità e di persona». Continua a leggere

“La parola magica” per liberarsi dall’alcol (e dalla solitudine)

La parola magica, Anna Siccardi
(NNE, 2020)

9973645_4469834Tutto comincia da un elenco di dodici punti che ricorda vagamente una serie di imperativi religiosi scritti da penitenti: sono i dodici passi degli alcolisti anonimi, qualcosa a metà tra l’ammissione di colpe passate e una serie di buoni propositi per il futuro, da rispettare in nome di un Potere Superiore non meglio definito. La parola magica non parla di alcol – non solo, almeno – ma i dodici capitoli che lo compongono sono ispirati ai passi degli alcolisti anonimi, a tratti in modo quasi citazionistico, altre volte in termini più liberi. Un percorso di rinascita, quindi, che comincia da «Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute ingovernabili», fino a concludersi con «Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio ad altri alcolisti e di mettere in pratica questi principi in tutte le nostre attività.» Una storia a lieto fine, insomma. Continua a leggere

Il senso profondo delle cose nascoste

Calce o delle cose nascoste, Raffaele Mozzillo
(effequ, 2019)

CalceCOVER02Svizzera, anni Sessanta del Novecento: con la stretta sulle norme migratorie che si fa sempre più serrata, imprenditori e lavoratori del Paese, terrorizzati di perdere il lavoro a causa degli stranieri italiani, continuano a gridare «prima gli svizzeri!», leitmotiv di quegli anni e slogan infelice di tanta politica nostrana fino a poco tempo fa. L’apice della xenofobia elvetica fu raggiunto con un referendum del 1970 che, se fosse passato, avrebbe costretto numerosi emigrati italiani a fare le valigie e tornare a casa. Il referendum non passò, ma ciò non mutò il clima d’odio che contraddistinse quel triste periodo da cui prende piede il nuovo romanzo di Raffaele Mozzillo, Calce o delle cose nascoste (effequ), che, a partire da questo particolare contesto politico-sociale, ci ricorda di un momento storico in cui ad essere visti come «sporchi brutti e cattivi» eravamo proprio noi italiani.

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Tra storia e memoria: Marta Barone e la ricostruzione di un padre

Città sommersa, Marta Barone
(Bompiani, 2020)

«La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile», scrive Kafka in Prometeo, «e dal momento che proviene da un fondo di verità, deve finire nuovamente nell’inspiegabile».

Pare avere simile origine la fiamma che illumina la Città sommersa (Bompiani, 2020) di Marta Barone, scrittrice torinese già autrice di libri per ragazzi, che al suo esordio nella narrativa “adulta” si assesta tra i dodici semifinalisti del Premio Strega. Spiegare l’inspiegabile è, del resto, l’intenzione arcaica di ogni storia, come ben sanno i due protagonisti di questo romanzo, ovvero Marta, figlia, trentenne e voce narrante, e Leonardo Barone, padre, defunto, e oggetto dell’indagine. Perché se è vero che tutti i romanzi sono, in qualche modo, dei romanzi gialli, ne la Città sommersa quello dell’investigazione si impone come corso d’acqua principale da cui si dipanano i diversi effluenti dell’indeterminatezza del ricordo, dell’inattendibilità della parola, dell’ineffabilità dell’essere umano.

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