Ettore & Fernanda, un’avventura braidense

Ettore & Fernanda, Paolo Bacilieri
(Coconino Press – Fandango, 2019)

Milano, febbraio 1928.
Ettore Modigliani è il direttore della Pinacoteca di Brera da ormai vent’anni e ha appena assunto la giovane Fernanda Wittgens come “operaia avventizia”: la nuova impiegata si mette subito all’opera, confermando (e dimostrando giorno dopo giorno) la sua bravura, la sua passione, la sua risolutezza. Modigliani trova nella Wittgens una collaboratrice perfetta (capace e instancabile), e tra i due nasce presto un rapporto indissolubile di sincera amicizia e stima reciproca.

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Il silenzio che distrae di Stefano Dal Bianco

Distratti dal silenzio, Stefano Dal Bianco
(2019, Quodlibet)

 

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Il dibattito che si svolge attorno alla poesia contemporanea spesso non conduce ad una radice quadrata della materia, ma è piuttosto un ribattere ampliando i punti, toccando gli stessi nodi, che ritornano sempre e restano inconclusi: ad esempio il valore della poesia, la necessità di aderire ad una forma, cosa sia la lirica oggi.

Stefano Dal Bianco, con Distratti dal silenzio – diario di poesia contemporanea, offre qualcosa di raro, cioè uno spaccato lungo più di trent’anni di militanza poetica e di interrogazioni non solo sulla valenza della poesia oggi – tema che viene solo circumnavigato – quanto, anche, sul cosa sia la poesia stessa, di cosa si compone, di quali tradizioni, e, specialmente, cosa sia lo stile, che è l’argomento cruciale che ritorna costantemente in quasi tutti gli interventi raccolti.

Di Dal Bianco è impressionante la lucidità con cui apre l’introduzione del libro scrivendo che «raramente i poeti parlano davvero di poesia tra loro. La maggior parte riflette sul senso di ciò che fa, ma parlarne è un’altra cosa. C’è un pudore esagerato, e in molti una disabitudine a condividere le esperienze e le idee. L’egotismo, in effetti, non riguarda chi parla di sé, ma chi non riesce a esporsi in una relazione. E una poetica di gruppo non è l’adeguarsi a un dover-essere della poesia, e nemmeno una razionalizzazione a posteriori. È tutte e due le cose: è qualcosa che si fa insieme, vivendo e scrivendo; non viene prima o dopo la poesia, ma nel mentre. […] La poetica, ogni poetica di gruppo, si forgia nella relazione stessa, un processo nel quale a prevalere sono l’incoscienza e l’osmosi».

Alcuni dei saggi brevi riportati sono una collezione a partire dai reperti introvabili dell’esperienza giovanile nella rivista Scarto Minimo, definiti come «interventi di poetica» in cui vengono scandagliati, con quello stile sintetico e denso da rivista tipico degli anni ’80, le componenti di una poesia a partire dalla valenza della scena; la sintassi e il ritmo; il classicismo che ricorda delle pagine di De Angelis di Poesia e Destino, uscito solo pochi anni prima. Dal Bianco finisce qui, in questa prima parte, per proporre una linea per una nuova lirica. In questi scritti, il minimo comune multiplo è la riduzione a quelle linee guida della poetica semplice dei poeti che scrivevano su Scarto Minimo come anche Benedetti: l’oggettivizzazione dell’io, il puntare alla Verità (di matrice lacaniana?), il biografismo, «la necessità di sperimentare una ricerca dei limiti, a patire dal corpo e dal suo respiro. Puntare su una fruizione che non si curi dei particolari lessicali e che non indugi sulle specificazioni. È una poesia che alla lettura non ci dice quasi niente perché in realtà vuole dirci altro. E ci dirà più tardi, quando parole in cui ci imbatteremo casualmente richiameranno altre parole dimenticate, e con esse tutto il respiro che le trasportava».

In un contesto storico sociale dove la frenesia è il motore immobile, il silenzio diventa la componente superflua, ma, oltre ad essere la base su cui tutto è edificato, è pure il rimosso, un tempo che, nel nostro, non ha tempo per esistere. La distrazione che ci viene imposta è il ritorno ad una radice quadrata di noi stessi attraverso la dimensione dell’ascolto e questa influenza Dal Bianco riesce a captarla nelle nuove generazioni dei giovani poeti e a farla perno della struttura portante del libro-diario, e, infine, ad indicarla come elemento mancante per attuare una coesione tra contemporanei di una nuova generazione, visto che a causa dell’egotismo e dell’egoismo mè andato perduto in trent’anni.

Michele Joshua Maggini

“La ragazza che levita”: l’arte di farsi prendere sul serio dagli uomini spiegata da Barbara Comyns

La ragazza che levita, Barbara Comyns
(2019, Safarà Editore – trad. C. Pascotto)

La_ragazza_che_levita_CoverPer la prima volta in Italia nella traduzione di Cristina Pascotto per la casa editrice Safarà, La ragazza che levita è il romanzo più importante di Barbara Comyns, eclettica autrice la cui vita stessa è una piccola opera d’arte.

Nata nel 1907 in un contesto famigliare burrascoso, non ebbe la possibilità di istruirsi canonicamente, la sua letteratura nasce del tutto spontaneamente e la definisce come outsider artist. Continua a leggere

Educazione sentimentale in strada Furio Muratori

La vita dispari, Paolo Colagrande
(Einaudi, 2019)

coverTra i finalisti della 57esima edizione del Premio Campiello troviamo anche Paolo Colagrande con La vita dispari. Nel romanzo, un anonimo narratore raccoglie la testimonianza e i ricordi dello zio Vilmer Gualtieri riguardanti un suo amico d’infanzia, tale Buttarelli detto Buz (e questo è tutto ciò che sapremo di lui, non ne scopriremo mai il nome), partendo da una sua apparizione incredibile perché successiva all’effettivo momento della sua morte.
Si approfitta poi di questo evento per ritornare – non senza digressioni e circonvoluzioni – all’infanzia di Buttarelli e raccontarne la formazione.
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Brother di David Chariandy non convince

Brother, David Chariandy
(Chiarelettere, 2019 — trad. Federica Aceto)

copertinaMichael e Francis sono due giovani fratelli, nati e cresciuti nel Park, un quartiere popolare canadese. La loro vita è quella dei ragazzi della strada, tanti come loro in quel piccolo mondo fatto di sogni giovanili infranti, lotte tra gang, tentativi di vivere la giornata, violenza e povertà. Francis è il fratello maggiore, un modello che Michael cerca sempre di seguire e recuperare quando, ormai più maturo, il primo prende una via diversa, lontano dalla sua casa e da una madre all’apparenza forte e severa, ma che cela infinito amore ed enormi debolezze. Continua a leggere

Il gotico di “Arruina” e il Grande Romanzo Meridionale

Arruina, Francesco Iannone
(Il Saggiatore, 2019)

Arruina-350x485Il sud non è una storia semplice. È una pietra sfaccettata che ogni volta che la lasci cadere atterra su un lato diverso. Non è facile da raccontare. È una materia inafferrabile, e forse proprio per questo nei romanzi degli scrittori meridionali, senza eccezioni, si trova sempre, dosata in quantità diverse, l’ambizione di afferrarla. È come il mito del Grande Romanzo Italiano: siamo in cerca di un Grande Romanzo Meridionale, e con ogni probabilità non diremo mai di averlo trovato. Continua a leggere

Cala, Calafiore!

Calafiore, Arturo Belluardo
(Nutrimenti, 2019)

Ci sono romanzi altamente digeribili, e ci sono romanzi che, a fine lettura, possono suscitare un disagio fisico così profondo da rendere indispensabile bere un bel bicchiere colmo d’acqua, limone e bicarbonato per mandare giù tutto quello che si è appena ingerito con gli occhi. Questo è il caso di Calafiore, l’ultimo romanzo di Arturo Belluardo pubblicato da pochi mesi per Nutrimenti, un libro di duecento pagine da ingurgitare in mezzo pomeriggio, sempre stando ben attenti a potenziali indigestioni.

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Carnaio: quei cadaveri venuti dal mare

Carnaio, di Giulio Cavalli
(Fandango Libri, 2018) 

CarnaioUn corpo riverso sulla nuda terra, portato a riva dalla corrente, scuro di pelle, ringrinzito dall’acqua, irrigidito dalla morte, privo di identità. È l’emblema dell’immaginario contemporaneo: uno degli uomini perduti nel Mediterraneo, simbolo di una tragedia umana e insieme cuore di un discorso politico sempre più acceso, che divide il Nord del mondo sulla scia di due ideologie. Quali problemi vengono prima, i nostri o i loro?

Carnaio parte da quest’immagine. Un uomo scuro di pelle portato dal mare, una casualità quasi curiosa che spezza la monotona quotidianità degli abitanti di una piccola e anonima cittadina italiana, DF. Poi però ne arriva subito un altro, e un altro ancora, e alla fine quei corpi tutti uguali diventano una piaga sociale impossibile da gestire. Un’onda anomala di cadaveri. Continua a leggere

L’ircocervo n. 2 è online!

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Finalmente L’IRCOCERVO n. 2 è online! E sì, ne siamo felici.
Proviamo a raccontarvelo piuttosto brevemente.

L’ouverture è stata affidata a un racconto che – orgogliosamente – per nulla si addice a una rivista digitale. Ce lo ha donato Ezio Sinigaglia, romanziere di altissimo valore artistico, autore del geniale Il Pantarèi (SPS, 1985; Terrarossa, 2019). Il suo H come Humour è un lungo, raffinato e divertente Bildungsroman novecentesco in sedicesimo, tutto tuffato nell’infanzia e in un’insolita famiglia. Lo ha illustrato Valeria Cavallini.

Con altrettanto orgoglio pubblichiamo, per la sezione racconti erranti, All’ora della siesta dell’uruguaiano Horacio Cavallo, autore che qui proponiamo per la prima volta al lettore italiano nella traduzione di Giacomo Falconi di Wordbridge Edizioni. È il racconto emozionante e poetico di alcuni bambini che osservano il nonno morente in una casa sul mare ed escogitano un piano per aiutarlo. L’illustrazione è di Giovanni Frasconi. Continua a leggere