“Tutta la forza del mondo” nei versi di Franca Mancinelli

Tutti gli occhi che ho aperto, Franca Mancinelli
(Marcos y Marcos, 2020)

Dare voce a una forma di esistenza altra da sé restando fedeli alla propria idea e pratica di scrittura è un’operazione fra le più complesse che possano esserci in poesia. Tutti gli occhi che ho aperto, l’ultimo libro di poesia di Franca Mancinelli pubblicato da Marcos y Marcos nella collana Le Ali diretta da Fabio Pusterla, appare interamente incentrato su questo processo creativo che è più vicino alla metamorfosi che all’immedesimazione: attraverso le potenzialità ascetiche della poesia, Mancinelli è capace di rinunciare profondamente a sé stessa, di mettere da parte l’io, accogliendo il mondo dentro di sé e facendo del suo corpo scrivente un medium per gli alberi, i corsi d’acqua, le pietre, il vento, le cose inanimate, ma anche i migranti bloccati lungo la via balcanica, le persone incontrate nella vita di tutti giorni e i grandi artisti quali Van Gogh e Franco Loi.

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L’Ircocervo n.6 è online!

Si sveste l’aria del calore estivo: l’autunno è ormai arrivato. Nell’anno della pandemia, questa non sarà una stagione semplice da affrontare. Ma tra incertezze e preoccupazioni, con cui abbiamo imparato a convivere già da tempo, il vento ottobrino porta con sé anche ciò che da sempre può offrire: la sua consueta palette di colori, i capricci atmosferici, la voglia di sfuggire al freddo rimanendo a casa avvolti tra le coperte, magari in compagnia di un tè caldo e di una buona lettura; e in questo L’Ircocervo può darvi una mano.

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Tradurre i silenzi: intervista a Claudia Tatasciore, traduttrice di “Darsi del tu”

La raccolta di racconti Darsi del tu, pubblicata quest’anno da Mimesis, è il folgorante esordio letterario della scrittrice ungherese Edina Szvonen, che nel 2015 è stata insignita del Premio Letterario dell’Unione Europea per la sua seconda raccolta Non c’è e non deve esserci (pubblicata sempre da Mimesis nel 2017). Szvoren esplora attraverso questi quindici racconti la difficoltà delle relazioni umane con un linguaggio unico e ricco di sperimentazioni narrative, che ci fa entrare nella disperazione dei personaggi che vivono in un Paese, l’Ungheria, forse ancora alla ricerca di sé stesso dopo la caduta del socialismo. La curiosa carica sperimentale del linguaggio che permea Darsi del tu mi ha spinto a porre alcune domande alla traduttrice in Italia di Edina Szvonen, la magiarista e germanista Claudia Tatasciore, che qui racconta cosa ha significato il lavoro sul testo originale.

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Restare nel nulla o fuggirne: “Al centro del mondo” di Alessio Torino

Al centro del mondo, Alessio Torino
(Mondadori, 2020)

Com’è cambiata la letteratura, come sono cambiati gli uomini, se neanche un secolo e mezzo fa la ricerca dell’altrove passava attraverso vasti e infiniti oceani, indugiava nel cuore più oscuro dell’Africa, per arrivare magari fino alle viscere più profonde della terra, e oggi, invece, il centro del mondo, l’altrove letterario, è il paesino abbandonato a mezz’ora di macchina dalla città in cui viviamo e in cui passeremo la prossima domenica, in quel delizio agriturismo.

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Il senso del miracolo ne “Il Verbo” di Kaj Munk

Munk 2Il Verbo, Kaj Munk
(Cue Press, 2020 – Trad. Franco Perrelli)

«C’è un cadavere nella sala! Un cadavere nella sala!»: questa battuta, che da una parte anticipa lo svolgimento del dramma, dall’altra rimarca come il contesto dello spettacolo riguardi in realtà tutti i presenti a teatro, segna l’ingresso in scena di uno dei protagonisti di Ordet, der blev Daad (Il Verbo che si fece atto), passato al secolo come Ordet, ovvero Il Verbo (1925). L’autore, Kaj Munk, pastore protestante della parrocchia danese di Vedersø, proseguì la tradizione teatrale scandinava dell’Ottocento, senza tuttavia riscuotere in Italia tanta fortuna negli anni a venire quanta ne riscossero i suoi colleghi Ibsen e Strindberg. Continua a leggere

“Sedici parole” per raccontare una doppia assenza

Sedici parole, Nava Ebrahimi
(Keller Editore, 2020 – Trad. Angela Lorenzini)

Sedici parole è la storia di Mona, ghostwriter sui trent’anni di stanza a Colonia in Germania, e del suo ritorno in Iran, Paese d’origine, a causa della morte inaspettata della sua “maman bozorg” (una delle sedici parole che significa “nonna” in persiano): sommersa dai ricordi, dagli amori sospesi e dai silenzi di un Iran inafferrabile e avvolto dai misteri, Mona, nonostante il desiderio di ritornare al più presto alle libertà della vita occidentale, deciderà di prolungare la sua permanenza oltre il rito funebre, e di intraprendere la rotta verso Bam, città antica resa spettrale da un terremoto che l’ha ridotta in macerie, accompagnata dai due vecchi amori Ramin e Siavash, il primo presente fisicamente, il secondo unicamente nei pensieri e nei ricordi, e dalla sua “maman“. Per Mona sarà solo l’inizio di una sorta di viaggio temporale alla scoperta di sé stessa e della propria identità.

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Una ballata noir: il giallo a fumetti di Carlotto e Ruju

Ballata per un traditore, Massimo Carlotto, Pasquale Ruju, David Ferracci
(Feltrinelli Comics, 2020)

L’atmosfera, l’ambientazione, i personaggi: tutto in Ballata per un traditore deriva dalla tradizione più pura del noir. Siamo però a Milano, una città corrotta dove la malavita organizzata veste abiti firmati e occupa i più alti gradini della scala sociale, tra prostitute d’alto borgo e luccicanti casinò. Una notte, il poliziotto Beppe Galli e un suo informatore vengono uccisi dal collega – e amico – Davide Valenti, ripreso dalle telecamere di sorveglianza. Questo evento riporta a galla tutti i peccati nascosti all’interno del commissariato di polizia, con l’ex-poliziotto Lo Porto, il vero protagonista della storia, che cerca di ritrovare Davide e venire a patti con un passato corrotto.

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Il Lettore fabbro del suo destino. Vivere e scegliere ai tempi del cognitariato

Cosa pensavi di fare?, Carlo Mazza Galanti
(Il Saggiatore, 2020)

La vita, suona persino banale sottolinearlo, pone di fronte a delle scelte. Ogni giorno, anche inconsapevolmente, incontriamo biforcazioni e crocicchi sul nostro cammino. A prescindere dal peso della decisione, talvolta siamo pervasi da quella che Kierkegaard avrebbe definito “angoscia del possibile”, ovvero quella condizione derivante dalla vertigine di libertà, dalle infinite possibilità di scelta. Dunque l’atto di decidere richiede, in pochi secondi o dietro lunga meditazione, di superare il travaglio interiore, i dubbi, le resistenze. È proprio quello che viene richiesto al lettore di Cosa pensavi di fare? di Carlo Mazza Galanti, presentato già nell’ironico sottotitolo come “romanzo a bivi per umanisti sul lastrico”. L’autore è all’esordio nella narrativa, ma è personaggio di spicco del panorama culturale italiano, essendo attivo su giornali e riviste (Il Tascabile, minima&moralia, il manifesto, Nuovi Argomenti) oltre che critico e traduttore editoriale. Nel 2019 ha curato il pregevole Scuola di demoni, libro di interviste incrociate ai due pesi massimi del Canone contemporaneo, Walter Siti e Michele Mari.

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Chi sono i “Ladri di denti”: intervista a Djarah Kan

Ho incontrato per la prima volta il nome di Djarah Kan – scrittrice, cantautrice e attivista napoletana – tra le pagine di Future. I personaggi del suo racconto Il mio nome mi sono rimasti accanto a lungo e ho aspettato il momento in cui avrei ritrovato quest’autrice sugli scaffali di una libreria con un’opera completamente scritta da lei.

L’esordio è arrivato con Ladri di denti, recentemente pubblicato dalla casa editrice People. In questa raccolta di scritti difficilmente classificabili, che contiene da racconti a riflessioni su tematiche di diversa natura, una voce fresca e decisa parla di razzismo sistematico, ma soprattutto restituisce un ritratto impietoso della civiltà occidentale.

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Quando l’idillio si rompe, il barbaro ride

La risata del barbaro, Sema Kaygusuz
(Voland, 2020 – Trad. di Giulia Ansaldo)

In un alberghetto sul Mar Egeo, i numerosi vacanzieri si stanno godendo le loro meritate ferie. C’è chi gioca a okey, chi prende il sole sulla spiaggia leggendo, chi preferisce starsene sul molo a chiacchierare con i soli piedi a bagno. Sembra che niente possa scalfire l’atmosfera idilliaca che si respira all’Hotel Colomba Blu, almeno fino a quando, una sera durante una passeggiata in solitaria, Turgay, ospite insieme a sua moglie, non si arrischia a svuotare la propria vescica in mare, provocando lo sconcerto di chi assiste alla scena.

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