Oltre l’ombra, il silenzio di Dio: sulla poesia di Antonio Bux

La diga ombra, Antonio Bux
(Nottetempo, 2020)

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L’ultima raccolta del poeta foggiano Antonio Bux, dal titolo La diga ombra, è meritatamente accolta in una delle collane di poesia più rilevanti del panorama letterario italiano: Poeti dell’Editore Nottetempo, diretta da Andrea Amerio e Maria Pace Ottieri. Ormai da diversi anni, la collana si contraddistingue per la scelta di pubblicare poesia in e-book, corredata da un’edizione cartacea a tiratura limitata; poche uscite all’anno, ma coerenti e ben curate, di autori dall’indubbio spessore del calibro di, solo per dirne alcuni, Antonio Moresco, Nanni Cagnone, Marina Cvetaeva, Eugenio Lucrezi, Laura Pugno e il recente finalista del Premio Strega Daniele Mencarelli.

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Il fantasy militante: un manifesto di Salman Rushdie

978880472240HIGLa mia prima volta con lui è stata con I figli della mezzanotte: un romanzo che mi ha insegnato che si può raccontare la storia di un paese anche inventando di sana pianta, che l’unico modo per essere presi sul serio è scherzare su tutto, che il piacere della lettura sta non tanto nell’arrivare al punto quanto nel divagare, girando intorno alle cose – si può cominciare dalla genealogia di una famiglia per spiegare perché il protagonista, in questo momento, è lì a soffiarsi il naso. Salman Rushdie è senza dubbio uno dei grandi narratori del nostro tempo, e per fortuna non ha mai dichiarato, come fece il compianto Philip Roth, di voler smettere di scrivere. Quest’anno è tornato con un nuovo libro che si chiama Quichotte. Continua a leggere

Riscoprire Samonà: “Fratelli” tra letteratura e psicanalisi

Fratelli fu nel 1978 un grande successo di pubblico e di critica. Un’opera innovativa per l’epoca, forse uno dei primi esempi di autofiction.

Carmelo Samonà fa parte di quella schiera probabilmente oggi estinta di letterati che si dedicano a un assiduo e lungo studio delle opere altrui prima di cimentarsi in una prova letteraria propria. Nato a Palermo nel 1926, figlio del grande architetto Giuseppe Samonà, dedicò il suo percorso universitario e poi la sua intera vita agli studi di ispanistica, in particolare al teatro di Calderón de la Barca, Tirso de Molina e Lope de Vega[1]. Il suo contributo al settore resta tra i più importanti e imprescindibili del Novecento, mentre la vocazione narrativa, come ha notato Francesco Orlando, «insorse in ritardo, sotto l’urto di un’esperienza violentemente traumatica che non aveva niente a che fare con la professione o la passione letteraria, che di per sé avrebbe potuto solo disturbarle o paralizzarle»[2]. Continua a leggere

Sulla soglia della caverna – Cecità, conoscenza e diegesi nella letteratura antica e contemporanea

La barriera tra due mondi

Chiudendo un occhio sulla questione omerica, potremmo affermare che l’arte del racconto è nata in grembo a un cieco. In effetti nella letteratura di ogni epoca la cecità ha sempre mantenuto un canale privilegiato con la nozione di conoscenza. Nella cultura del mondo greco antico, questo rapporto si è manifestato in modo più accentuato, in virtù di alcune figure della tradizione che, nelle loro caratteristiche, hanno reso esplicito come la cecità costituisse il sigillo di una condizione di speciale contatto al confine tra due dimensioni, in particolare vita-morte e umano-divino.

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La maternità spiegata ai qualunquisti: “Fino all’alba” di Carole Fives

Fino all’alba, Carole Fives
(Einaudi Editore, 2020 – trad. M. Botto)

finoallalbaMentre leggevo Fino all’alba, il romanzo che è valso all’autrice Carole Fives la finale al Prix Médicis e al Prix Wepler e che è ora disponibile in italiano per Einaudi Editore nella traduzione di Margherita Botto, non potevo evitare di pensare a un quadro che ho visto l’estate scorsa in vacanza a Vienna, Le cattive madri di Giovanni Segantini.

In un purgatorio ghiacciato, da alberi spogli spuntano teste di bambini che si avvinghiano ai seni delle loro madri e le intrappolano in un groviglio di rami. È l’inferno delle donne che hanno abortito, o che hanno rinunciato al loro ruolo di madri – che per Segantini, orfano della sua fin da bambino, era l’unica condizione possibile per una donna – in nome della libertà sessuale. Continua a leggere

Sulle fiabe postmoderne di Margaret Atwood

L’uovo di Barbablù, 2020
(Racconti Edizioni, Trad. Gaja Cenciarelli)

«Non è la prima volta che penso di non essere venuta al mondo come tutti gli esseri umani, bensì di essere uscita da un uovo schiuso». Questa frase di Margaret Atwood, fra le più autobiografiche e personali mai scritte dall’autrice canadese, racchiude in sé tutto il senso de L’uovo di Barbablù, raccolta di racconti incentrata sui temi legati al disadattamento, all’incomunicabilità e alla soggezione vissute dalle donne all’interno di quelle relazioni amorose e familiari che, in ultima istanza, sono sempre, come ben dimostrato dalla Atwood, relazioni di potere.

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“Azzorre”: il pellegrinaggio laico di Cecilia M. Giampaoli

Azzorre, Cecilia M. Giampaoli
(Neo Edizioni, 2020) 

È l’8 febbraio del 1989 quando un aereo partito da Bergamo e diretto in Repubblica Dominicana si prepara a far scalo a Santa Maria, piccola isola dell’arcipelago delle Azzorre. E sono le 13:08 quando lo stesso aereo si schianta su un versante del Pico Alto, una collina che si alza per soli 590 metri sopra il livello del mare. Nessun sopravvissuto: muoiono equipaggio e passeggeri, in tutto 144 persone. Tra queste, il padre di Cecilia (lei in quegli istanti si trovava a scuola, faceva le elementari, aveva sei anni).

Nel giugno 2014, dopo venticinque anni di vita senza un padre, Cecilia Maria Giampaoli decide di tornare (chissà perché vien da scrivere “tornare”, Cecilia sull’isola non c’era mai stata prima, eppure il suo viaggio ha qualcosa a che fare col ritorno, con nostos e algos, insomma con la nostalgia) sull’isola di Santa Maria. Sei anni dopo, nel giugno del 2020, leggiamo il racconto di quel viaggio nel suo esordio, Azzorre, appunto, pubblicato dalla vulcanica (già che siamo in tema) Neo Edizioni. Continua a leggere

L’Ircocervo n.5 è online!

L'ircocervo 5 copertinaL’Ircocervo è una rivista digitale nata grazie allo smart working: la nostra redazione è dislocata in diverse parti d’Italia e solo raramente siamo riusciti a incontrarci di persona per discutere dei possibili sviluppi del nostro progetto. Prima che cominciasse questo periodo di dirette, videoconferenze e lavoro davanti a uno schermo senza limiti di orari, questa rivista cresceva già nello spazio di una chat su WhatsApp. Continua a leggere

L’orrore generazionale nel romanzo di Matteo Grilli

Crocevia di punti morti, Matteo Grilli
(Effequ, 2020)

CroceviaDPM_copertinaLa parte che preferisco di It sono quei capitoli iniziali in cui i ragazzi, ormai diventati grandi, ricevono le chiamate del loro unico amico rimasto a Derry e scoprono che quella cosa con cui hanno combattuto da piccoli è tornata. Adoro quelle pagine perché sono l’inizio della storia, ovviamente, e quindi caricano una tensione che ci farà tirare dritto fino alla fine del romanzo; ma non solo: mi piacciono perché sono dei magnifici ritratti. Raffigurano con poche pennellate la vita di alcuni adulti, lasciando intendere con altrettanta efficacia, senza spiegare troppo, i bambini che sono stati. Continua a leggere

La politica degli scarafaggi, ovvero come McEwan vede la Brexit

Lo scarafaggio, Ian McEwan
(Einaudi, 2020 – trad. di S. Basso)

9788806245818_0_221_0_75Tutti conoscono, sia anche solo per fama, la storia di Gregor Samsa: Franz Kafka ha narrato la sua metamorfosi da commesso viaggiatore a scarafaggio in uno dei racconti più celebri della letteratura del Novecento. Oltre cent’anni dopo, Ian McEwan dà vita al suo fratello spirituale Jim Sams, nato scarafaggio ma misteriosamente tramutato in un essere umano. Jim però non è un lavoratore di media categoria, non ha una routine da pendolare né lo spirito stacanovista e devoto all’ordine sociale di Gregor Samsa. Jim è il primo ministro inglese: ammanicato con gli intrighi di governo, facile all’ubriacatezza, manipolatore e ipocrita per necessità. Continua a leggere