Alla ricerca di un codice condiviso: “Gli interessi in comune”, di Vanni Santoni

Gli interessi in comune, Vanni Santoni
(Edizioni Laterza, 2019)

Riapprodato in libreria dopo una decina d’anni d’assenza, Gli interessi in comune (Edizioni Laterza) è un romanzo corale che svela i retroscena simbolici legati all’uso trasgressivo delle sostanze stupefacenti; primo tra tutti: l’urgente bisogno di comunicare attraverso un linguaggio che possa definirsi comune, condiviso. Facendo un passo avanti, il romanzo mostra quanto la sperimentazione di droghe, sesso, alcol sia stato in realtà, per chi ha vissuto l’adolescenza negli anni novanta, un agente aggregante solo in apparenza, operando alla stregua di un’effimera chimera di cui, una volta dissoltosi il suo potere d’attrazione, non rimane che il nostalgico ricordo.

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È nuovamente giunto il tempo di Head Lopper

Head Lopper Vol.3 , & the knights of Venora, Andrew MacLean
(2019, Image Comics, Inc.)

Premessa: come si può notare dall’intestazione, in questo articolo si fa riferimento al terzo volume (pubblicato a settembre 2019) dell’edizione americana del fumetto Head Lopper che raccoglie gli albi #9-12. Di Head Lopper vol.1 e vol.2 abbiamo già parlato qui: trattandosi del terzo numero di una serie, qualora non doveste conoscerla si consiglia caldamente la lettura dell’articolo precedente.

head-lopper-vol-3-head-lopper-the-knights-of-venora-tp_8668c8733aHo vissuto mesi furibondi
Nel nord di Narschalahn.
Mi sono perso nella foresta.
Ho inseguito qualsiasi troll, strega
E gnomo di cui mi fosse giunta voce.
E li ho uccisi tutti.

Una volta spento il fuoco della mia rabbia
E cessato il fulgore del massacro,
Mi sono votato all’alcol.
Almeno così ho trovato riposo.

 

Con queste parole amare si apre il sipario di Head Lopper vol.3, e già si intuisce che qualcosa è cambiato (e sta cambiando) rispetto al passato. L’Isola di Barra è stata sanata dalla piaga delle bestie e la Torre Cremisi espugnata. Nonostante le rocambolesche vicissitudini che lo hanno visto coinvolto, Norgal il Falciateste non riesce più a trovare pace: la morte della sua compagna Zhaania lo ha profondamente turbato e la disperazione del lutto si trasforma rapidamente in furia omicida. Abbiamo letto freneticamente i primi due volumi della serie di Head Lopper e ci siamo  lasciati trasportate dai flutti impetuosi dell’avventura; abbiamo imparato a conoscere Norgal e la (testa di) strega Agatha, ma ecco che, giunti a questo terzo capitolo della raccolta, l’autore decide di cambiare le carte in tavola facendo emergere aspetti nuovi del passato e della psicologia dei suoi protagonisti.

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Dissacrando le favole: Cornia e le sue “favole da riformatorio”

Favole da riformatorio, Ugo Cornia
(Feltrinelli, 2019)

9788807033711_quarta.jpg.444x698_q100_upscaleNell’immagine di copertina, un gallo si trova in piedi sopra a un gatto, che miagola sopra un cane, che abbaia sopra un asino (citazione de I musicanti di Brema, forse, ma nella loro versione più isterica). La lettura comincia quindi sin dalla sua presentazione grafica con un monito chiaro e diretto: nulla di quello che verrà raccontato tra le pagine di Favole da riformatorio è da prendersi sul serio. E infatti Cornia in quest’opera si è sbizzarrito, proponendo una goliardica antologia di racconti in cui gli animali, classici protagonisti delle favole, abbandonano qualsiasi morale per diventare dissacranti e provocatori. Continua a leggere

Punk, femminista, Despentes: dalla Francia con furore

King Kong Theory, Virginie Despentes
(Fandango, 2019 – trad. Maurizia Balmelli)

cover.jpgHo accolto l’uscita di King Kong Theory con curiosità e soddisfazione: era il momento giusto per approfondire l’argomento femminismo, fino ad ora affrontato tramite articoli e post di Instagram (non giudicate). Perdonatemi, mi è sempre mancato il coraggio di affrontare le opere, ad esempio, di Simone de Beauvoir. Tornando a noi, quindi, ero molto incuriosita da questo libro e soprattutto dalla sua copertina pop. Continua a leggere

La fantascienza prima della fantascienza: il viaggio sotterraneo di Niels Klim

Il viaggio sotterraneo di Niels Klim, Ludvig Holberg
(Adelphi, 1994 – Trad. Bruno Berni)

niels5Il viaggio sotterraneo di Niels Klim fu pubblicato originariamente in latino (Nicolai Klimii Iter Subterraneum) a Lipsia tra il 1740 e il 1741, da un autore che preferì per il momento restare anonimo, anche se non dovette passare molto tempo prima che la paternità del testo cominciasse ad essere nota prima nei circoli colti dell’epoca e poi anche al di fuori di essi. Ludvig Holberg, infatti, negli anni ’40 del diciottesimo secolo era già famoso in patria e all’estero come autore di opere storiche e di commedie. Egli nacque nel 1684 a Bergen, al tempo parte del Regno di Danimarca-Norvegia, e studiò a Copenaghen, prima di viaggiare, come da consuetudine, in lungo e in largo per l’Europa allo scopo di completare la propria formazione. Considerato il padre della letteratura danese, fu uomo dottissimo e degno figlio della sua epoca. Scelse di dare alle stampe il Klim in forma anonima per evitare ripercussioni da parte del Regno danese, severamente pietista, dove in quegli anni vigeva una rigida censura. Continua a leggere

Quattro pezzi difficili su racconto e rivista

Un articolo dello scrittore Marco Marrucci sulla famigerata,
oscura, controversa ‘attualità della narrazione breve’

 

Qualche settimana addietro, nella domenica conclusiva di Firenze RiVista, ho avuto modo di partecipare a un tavolo di discussione apparecchiato da Il rifugio dell’ircocervo intorno al mistero, anguillesco e polimorfo, dell’attualità del racconto. A interrogare la sfinge, oltre a me, c’erano Luca Ricci, Francesco Quatraro di Effequ e gli ambasciatori dell’ircocervo Giuseppe Rizzi e Loreta Minutilli. Il rompicapo è stato aggredito (con una certa dose di temerarietà) sull’accidentatissimo versante editoriale e complicato dalla sostituzione della variabile libro, di per sé infida, con l’ancor più ostica variabile rivista.

Poca metafisica e molta praticità, dunque. Un’ermeneutica ribassata in favore delle sottigliezze operative e delle articolazioni di filiera. Geometri e anatomisti più che uomini di lettere.
Fin da subito l’incontro ha maturato una gagliarda attitudine da officina all’aperto o, se si preferisce, da laboratorio in vetrina. Sono state percorse vie che poi si sono rivelate budelli senza fondo. Sono stati approntati marchingegni che non hanno retto al collaudo. Si è martellato e analizzato e scalpellato e questionato e temprato e sintetizzato e alla fine l’ora di tempo si è consumata: abbiamo gettato alla rinfusa gli attrezzi sul banco di lavoro e disertato la manifattura senza aver brevettato alcuna soluzione.  Continua a leggere

“E i figli dopo di loro”: avere diciott’anni in provincia

E i figli dopo di loro – Nicolas Mathieu
(Marsilio, 2019 – trad. di M. Botto)

51pZUbysi6LCi sono narratori che sanno raccontare benissimo certi continenti della vita. Per qualche ragione sono rimasti fermi a dieci, venti, trent’anni: nonostante il loro corpo abbia continuato a crescere, l’anima si è ancorata lì. Sanno riprodurre quel frammento di esistenza con la maestria e l’eleganza di chi compie un gesto ripetuto infinite volte, e ogni volta che ascoltiamo le loro storie sanno ricollocarci nel loro preciso, inimitabile tempo interiore. Continua a leggere

Katherine Mansfield, la Baviera di ieri e quella di oggi

Un’esistenza fulminante, quella di Katherine Mansfield, nata nella Nuova Zelanda coloniale e trasferita in Inghilterra all’età di diciannove anni; la sua produzione non riesce a coprire che la seconda parte del primo ventennio del Novecento poiché lo stesso fece la sua vita, stroncata da una tubercolosi sfociata in pleurite. Frequentatrice di personaggi del calibro di Virginia Woolf (e come la Woolf sentimentalmente priva di confini), amò uomini e donne, restò incinta di un amico di famiglia e nel 1909 fu spedita dalla madre in una località termale bavarese, dove ebbe un aborto spontaneo nel tentativo di tirarsi giù da sola una valigia da un armadio. Continua a leggere

L’ossidazione degli animi di ferro

Ruggine, Francesco Vicentini Organi & Fabiana Mascolo
(Edizioni BD, 2019)

ruggine

Tullio è uno studente di storia all’università di Roma e non sta passando un periodo felice: la sua lunga relazione con Giuliana è ormai finita e lei ha ritenuto che Stefano, grande amico di entrambi, fosse un compagno ben più adatto. Da quel momento in poi, Tullio si è chiuso in se stesso. Non frequenta più gli amici, è svogliato, apatico e vive appresso al fantasma dei suoi ricordi, legato con catene a un passato che non riesce a decifrare. Ha paura di andare avanti e di venire nuovamente ferito dai colpi implacabili inflitti dagli eventi esterni (ma anche dai suoi sentimenti). Avrebbe bisogno di uno scudo, o meglio, di un’armatura per difendersi da questo nemico che appare e scompare in lontananza.

Un classico. Trincerarsi in una retrovia personale; costruirsi una corazza per resistere all’attacco delle emozioni. Simon & Garfunkel cantavano “I am shielded in my armor. Hiding in my room, safe within my womb, I touch no one and no one touches me” nella celebre I am a rock, e questo fumetto si pone su una lunghezza d’onda ragionevolmente simile, tralasciando il fatto che sia ambientato cinquant’anni dopo l’incisione del brano. Senza scomodare gli Stati Uniti degli anni ’60, di esempi se ne trovano a milioni nella storia, nell’arte e, soprattutto, nella vita di tutti i giorni: il ragionamento portato avanti dagli autori ruota proprio attorno alla moderna quotidianità, pure se con qualche “contaminazione” storica. Continua a leggere