L’onesta bugiarda, Tove Jansson
Iperborea, 2025 – Trad. di Carmen Giorgetti Cima
«Che cosa risponde una segretaria a un “Cara Anna, come devo fare con i miei genitori?”?! Oppure “Perché invitano tutti gli altri e non me?” e via di questo passo… è a me che chiedono, non a qualcun altro, e poi ognuno di loro è un infelice a modo suo, e almeno in questo sono convinta che abbiano pieno diritto!»
«Non è poi tanto sicuro», rispose Katri piuttosto asciutta.
Come non pensare all’incipit di Anna Karenina in queste parole, quando Anna, scrittrice e illustratrice per bambini, prova a difendere il suo diritto di scrivere di persona ai bambini che le mandano lettere e chiedono conforto, mentre Katri ne parla come di piccoli approfittatori?
È una fine illusione, quella in cui ci fa cadere Tove Jansson, famosa in tutto il mondo per essere, prima di tutto, illustratrice e scrittrice per l’infanzia. Un inganno elegante che comincia dal titolo: L’onesta bugiarda. Come può una bugiarda essere onesta, come può una scrittrice per bambini, dedita al mondo “immacolato” dell’infanzia, scrivere in maniera così ambigua e cattiva, anche e proprio quando parla dei bambini?
Uscito il primo ottobre 2025 in una nuova edizione, dopo la prima del 2017, Iperborea ci permette – tramite le parole della traduttrice Carmen Giorgetti Cima – di scoprire chi si nasconde dietro l’inventrice dei piccoli Mumin. Come scrive Arianna Giorgia Bonazzi nella postfazione: “Chi ammira Tove Jansson per i suoi troll buffi e innocenti rimarrà forse stupito che la pittrice e fumettista finlandese, nella seconda parte della sua carriera, abbia deciso di accreditarsi come autrice per adulti, specie con un libro come questo, che somiglia a un gelido congegno.”
Ma accanto a questa nuova penna, il pennello di Jansson si fa sentire forte e chiaro nel romanzo. Un esempio chiaro è l’incipit: su uno sfondo di neve tale da sembrare perpetua, nel buio dilagante dell’inverno, il romanzo si apre con la descrizione di Katri Kling, donna dagli occhi gialli come il lupo di cui si accompagna, unica presenza nella sua vita insieme all’amato fratello, finché non riuscirà a instaurarsi nella caotica villa di Anna. E mentre la protagonista si staglia sullo sfondo del villaggio innevato e dei suoi abitanti, un’improvvisa prima persona, dalla terza che aveva cominciato la narrazione, prende il sopravvento con i pensieri di Katri: senza avviso ma anche in maniera naturale, proprio come in un fumetto, in cui l’alternanza del narratore tra le didascalie e le nuvolette è assolutamente normale.
Così entriamo nella mente di Katri, ascoltando l’io dei suoi pensieri, perfino il suo naso:
I soldi sono puliti esattamente come i numeri. È la gente che puzza.
Ma torniamo alle due protagoniste: Anna Aemelin e Katri Kling.
Chi nel romanzo proverà ad identificarsi in una delle due protagoniste – difficile non farlo – avrà un bel da farsi. Chi essere? L’ingenua, evidentemente troppo buona, sprovveduta signora della villa coniglio? O invece la donna cattiva, calcolatrice, insensibile e razionale che riesce ad ottenere tutto quello che vuole? Domande che sorgono spontanee di fronte a due personaggi apparentemente opposti, che si contaminano a vicenda, nel vero senso della parola. Lungi dall’essere felici del rapporto di estrema dipendenza che si intreccia tra le due donne, pare che i lati più fragili, e forse meno visti, dell’una e dell’altra vengano in superficie in questa inconsapevole reciprocità, quasi come in un rapporto di amore che rende visibili i nostri lati più nascosti e, forse, quelli che meno ammiriamo. Eppure, di fronte agli smacchi dell’una o dell’altra, nessuna critica. Nessun giudizio.
Lontana dalla “dolcezza” che ci si aspetterebbe da una scrittrice per l’infanzia, ne L’onesta bugiarda Jansson descrive le relazioni umane nella loro complicatezza e ambiguità, senza lasciare spazio alla compassione o alla spiegazione dei sentimenti contrastanti delle protagoniste.
In questa co-dipendenza, Anna e Katri smontano pezzettini del proprio mondo, delle proprie sicurezze, abbandonandosi all’altra, senza rinunciare veramente a sé stesse.
Se Anna non si oppone quando, in un gesto estremamente violento, Katri decide di buttare buona parte dei suoi mobili senza nemmeno chiederle il permesso, nemmeno Katri riesce a controllare il suo cambiamento, quando il suo lupo selvaggio si ribella contro di lei, per poi scappare, lasciandola.
Un romanzo in cui chi è buono è cattivo e chi è onesto è bugiardo, il punto di vista si rivela per quello che è: un’opinione su un’oggettività che non esiste.
Ma se è impossibile dare giudizi su questa o l’altra persona, tentativo che nel romanzo viene impersonificato dai pettegolezzi della gente del villaggio, è invece nella contaminazione e nella dipendenza tra Anna e Katri che scopriamo un pezzetto di verità. Nel loro rapporto, che ha dell’amore e dell’assurdo, un vero e proprio contratto stipulato tra le due, vediamo quello che ci riguarda tutti: essere enti in relazioni, che cambiano, si contaminano, evolvono, o, semplicemente, si scoprono essere stati forse, sempre, diversi.
Esther Bondì
Immagine in evidenza tratta da wikioo.org: Vincent Van Gogh, Campo con due conigli

