Buio, il labirinto (fin troppo) misterioso di Anna Kańtoch

Buio, Anna Kańtoch
(Carbonio Editore, 2020 – traduz. di Francesco Annichiarico)

Kantoch_Buio_CoverSiamo nel 1935. Una donna di cui non scopriremo mai il nome sta per essere dimessa da un sanatorio sulle rive del Mar Baltico. Non ci è dato sapere l’esatto motivo del suo ricovero, né la terapia che ha seguito per ottenere il via libera dai medici. In questa casa di cura, che ricorda per atmosfera quella del film A cure for wellness (2016) di Gore Verbinski, tutti si adoperano per far sentire gli ospiti a proprio agio, come se fossero vacanzieri invece che pazienti; è dunque un luogo in cui, tra urla contenute e tintinnii di tazze da tè, predomina l’apparenza.

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Quando l’Adorazione si trasforma in violenza: l’esordio di Alice Urciuolo

Adorazione, di Alice Urciuolo
(66thand2nd, 2020)

Per i fan di Skam Italia non suonerà certo nuovo il nome di Alice Urciuolo, una delle sceneggiatrici della terza stagione della popolarissima serie. Chi ha seguito con passione le avventure dei giovani protagonisti leggerà avidamente Adorazione, il debutto come romanziera dell’autrice edito da 66thand2nd.

Come nella serie, infatti, i protagonisti di Adorazione sono un gruppo di adolescenti. Ci sono Diana, studiosa, introversa e costretta a convivere con una antiestetica voglia sulla coscia, Vera, meno indipendente di quello che appare, Vanessa,  a cui forse la sua relazione perfetta con Gianmarco comincia a stare un po’ stretta, e poi ancora Giorgio, Christian e altri. Tutti orbitano nei dintorni di una Latina in cui l’apologia fascista è quasi la norma e affrontano una più o meno dolorosa educazione sentimentale nel corso di un’estate particolare.

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“Manodopera” di Eltit: il culto del supermercato

Manodopera, Diamela Eltit
(Alessandro Polidoro Editore, 2020 – Trad. L. Scarabelli)

Del capitalismo ci sembra di sapere tutto, è uno di quelli argomenti di cui si parla così tanto da essere ormai ricoperti da una coltre di luoghi comuni o, peggio, di assurdità pronunciate con sicumera da pseudo-intellettuali televisivi. Essere retorici trattando questo tema è facilissimo, risultare originali quasi impossibile. Eppure con il suo Manodopera (uscito in lingua originale nel 2002 e pubblicato quest’anno da Alessandro Polidoro Editore, con la traduzione di Laura Scarabelli) la scrittrice cilena Diamela Eltit riesce sorprendentemente a rivitalizzare l’argomento, con uno stile e una forma molto personali. Si tratta di un romanzo dalla struttura bipartita che racconta il “non-luogo” supermercato, analizzando gli effetti del capitalismo sui corpi, le menti e le relazioni umane.

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“Sedici parole” per raccontare una doppia assenza

Sedici parole, Nava Ebrahimi
(Keller Editore, 2020 – Trad. Angela Lorenzini)

Sedici parole è la storia di Mona, ghostwriter sui trent’anni di stanza a Colonia in Germania, e del suo ritorno in Iran, Paese d’origine, a causa della morte inaspettata della sua “maman bozorg” (una delle sedici parole che significa “nonna” in persiano): sommersa dai ricordi, dagli amori sospesi e dai silenzi di un Iran inafferrabile e avvolto dai misteri, Mona, nonostante il desiderio di ritornare al più presto alle libertà della vita occidentale, deciderà di prolungare la sua permanenza oltre il rito funebre, e di intraprendere la rotta verso Bam, città antica resa spettrale da un terremoto che l’ha ridotta in macerie, accompagnata dai due vecchi amori Ramin e Siavash, il primo presente fisicamente, il secondo unicamente nei pensieri e nei ricordi, e dalla sua “maman“. Per Mona sarà solo l’inizio di una sorta di viaggio temporale alla scoperta di sé stessa e della propria identità.

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Quando l’idillio si rompe, il barbaro ride

La risata del barbaro, Sema Kaygusuz
(Voland, 2020 – Trad. di Giulia Ansaldo)

In un alberghetto sul Mar Egeo, i numerosi vacanzieri si stanno godendo le loro meritate ferie. C’è chi gioca a okey, chi prende il sole sulla spiaggia leggendo, chi preferisce starsene sul molo a chiacchierare con i soli piedi a bagno. Sembra che niente possa scalfire l’atmosfera idilliaca che si respira all’Hotel Colomba Blu, almeno fino a quando, una sera durante una passeggiata in solitaria, Turgay, ospite insieme a sua moglie, non si arrischia a svuotare la propria vescica in mare, provocando lo sconcerto di chi assiste alla scena.

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La vita vissuta dietro l’orrore: “La moglie del Colonnello”

La moglie del Colonnello, Rosa Liksom
(Iperborea, 2020 – trad. D. Sessa)

Quando studiavo storia, non ho mai dedicato più di un pensiero fugace a personaggi come Eva Braun e Claretta Petacci: la parte razionale e riflessiva di me ha sempre saputo che dovevano esser state delle persone con pensieri, emozioni e sentimenti complessi; ma l’altra parte, quella irrazionale e severa, non riusciva a dare spessore in alcun modo alle donne che avevano abbracciato gli ideali di Hitler e Mussolini fino alla morte. Non mi sono mai avvicinata alla letteratura e alla cinematografia sul loro conto e non mi aspettavo che La moglie del colonnello, recente uscita di Iperborea firmata da Rosa Liksom e tradotta da Delfina Sessa, mi mettesse con forza nella testa della compagna di un gerarca nazifascista.

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Dio nella macchina: La fabbrica dell’Assoluto di Karel Čapek

La fabbrica dell’Assoluto, Karel Čapek
(Voland, 2020 – a cura di Giuseppe Dierna)


assolutoA buona ragione, lo scrittore, giornalista e drammaturgo Karel Čapek viene tutt’oggi considerato uno degli autori cechi più importanti della prima metà del Novecento. Dopo l’opera teatrale R.U.R. (1920-21), in cui compare per la prima volta il fortunato termine robot (dal ceco robota, che significa ‘lavoro forzato’), Čapek torna a trattare la fantascienza con La fabbrica dell’Assoluto (Voland, 2020), uscito prima a puntate su rivista e poi in volume nel 1922 col sottotitolo di Romanzo-feuilleton.

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Il romanzo dei “miseri sbalorditi mortali” di Ade Zeno

L’incanto del pesce luna, Ade Zeno
(Bollati Boringhieri, 2020)

ade-zeno-lincanto-del-pesce-luna-9788833932194-4-355x540Mi auguro che L’incanto del pesce luna vinca il Campiello: il romanzo di Ade Zeno, già finalista di questo premio, è infatti una delle migliori pubblicazioni del 2020, nonché un romanzo di altissimo livello.

Il protagonista della storia è Gonzalo, cerimoniere presso la Società per la Cremazione. Per lui la morte è solo un evento, e il suo ruolo è recitare il lutto e il cordoglio quando sono le altre persone ad averci a che fare. Gonzalo è un eccezionale necroforo: recita ad alta voce salmi e poesie, empatizza con i famigliari dei morti, e, insomma, fa un lavoro che ama e in cui si diverte. Rispettato da tutti gli altri colleghi, per Gonzalo non c’è differenza tra la vestizione di  un bambino morto in un incidente, la sepoltura di un grassone infartato o la cremazione del corpo di una supermodella famosissima: i morti sono morti e basta, prima o poi finiamo tutti nello stesso posto. Continua a leggere

Tra «bloomsburiani» e metamorfosi in La signora trasformata in volpe

La signora trasformata in volpe, David Garnett
(Adelphi, 2020 – trad. di S. Pareschi)

lady into foxDopo alcune edizioni italiane dal 1957 in poi, Adelphi ripubblica, con la traduzione di Silvia Pareschi, il racconto dell’autore inglese David Garnett La signora trasformata in volpe. La short-story, uscita per la prima volta nel 1922, nasce come prodotto di una fantasticheria: pare che Garnett immaginasse spesso sua moglie nelle sembianze di una volpe, e il titolo all’inizio doveva essere semplicemente The Metamorphosys of Mrs Tebrick, ma poi, influenzato dall’incisione Daphne mouée en laurier contenuta in un libro di Ovidio che aveva a casa, l’autore scelse il più evocativo Lady Into Fox [1].

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Intervista ad Andrea Pomella sul suo ultimo romanzo: “I colpevoli”

icolpevoliibsDopo Anni luce, selezionato nella dozzina del Premio Strega 2018, e L’uomo che trema, memoriale della propria malattia o, come l’autore definisce la depressione maggiore, «cattivo umore», lo scrittore romano Andrea Pomella torna in libreria con I colpevoli (Einaudi, 2020). Nel romanzo l’autore affronta il suo percorso di riconciliazione con la figura paterna allontanatasi ben trentasette anni prima a seguito di un divorzio burrascoso, costruendo così la sua personale lettera al padre e indagando concetti quali colpa, tradimento, vergogna alla luce della propria condizione di figlio prima perso, poi ritrovato. In quest’intervista l’autore ci racconta alcuni aspetti del suo libro, oltre che della sua scrittura.

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