Quando l’Adorazione si trasforma in violenza: l’esordio di Alice Urciuolo

Adorazione, di Alice Urciuolo
(66thand2nd, 2020)

Per i fan di Skam Italia non suonerà certo nuovo il nome di Alice Urciuolo, una delle sceneggiatrici della terza stagione della popolarissima serie. Chi ha seguito con passione le avventure dei giovani protagonisti leggerà avidamente Adorazione, il debutto come romanziera dell’autrice edito da 66thand2nd.

Come nella serie, infatti, i protagonisti di Adorazione sono un gruppo di adolescenti. Ci sono Diana, studiosa, introversa e costretta a convivere con una antiestetica voglia sulla coscia, Vera, meno indipendente di quello che appare, Vanessa,  a cui forse la sua relazione perfetta con Gianmarco comincia a stare un po’ stretta, e poi ancora Giorgio, Christian e altri. Tutti orbitano nei dintorni di una Latina in cui l’apologia fascista è quasi la norma e affrontano una più o meno dolorosa educazione sentimentale nel corso di un’estate particolare.

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Occam non funziona a Copenaghen – Tre testi di teatro (non solo) sulla fisica

La scienza, posta sotto i riflettori del giudizio pubblico, si è trovata più volte a dover calcare le scene teatrali. Etica e scienza, come binomio, rappresentano ormai una tradizione di lunga durata e di successo tra i drammaturghi, che tuttora continua a porre al pubblico inesauribili interrogativi: al di là della perenne attualità delle questioni messe in luce, che risorgono sempreverdi di pari passo con le risposte del progresso scientifico, la tematica offre alla penna del drammaturgo una pluralità di strade in cui addentrarsi.

Il problema dell’atteggiamento dello scienziato in relazione all’ideale benevolo, “umanistico” della scienza si divide tra morale e pratica, utopia e storia, collettività e individualismo, forza d’unione e competizione, condivisione e privilegio, giustizia e possibilità, società e cultura, conoscenza e tabù. Tre di questi spettacoli si prestano a un confronto felice ed esemplificativo in tale senso. Seppur concentrandosi su aspetti diversi del medesimo oggetto di osservazione, Vita di Galileo di Bertolt Brecht, I fisici di Friedrich Dürrenmatt e Copenaghen di Michael Frayn costruiscono attorno al nocciolo del dibattito etico uno stratificato apparato di corollari. L’interesse di un’analisi incrociata tra questi testi è favorito, tra l’altro, dalla loro comunanza di ispirazione.

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La leggera distopia made in Italy di Tony Laudadio

Il blu delle rose, di Tony Laudadio
(NN Editore, 2020)

Italia, anno 2047. Elisabetta è una ricercatrice genetica di successo, e collabora con l’azienda di ricerca META. È reputata una delle donne più brillanti e influenti del suo tempo: a lei e al suo vecchio gruppo di ricerca, il Centro Italiano per la Ricerca Cellulare e Organica, si deve infatti la scoperta del gene C, il “pezzetto” di DNA umano che determina la tendenza al crimine dell’individuo. Alcune persone, quindi, sono dei criminali perché geneticamente portate al crimine. Da questa scoperta scientifica è stata poi attuata la legge Genesi: se un individuo, in seguito a uno screening, presenta il gene C, è necessaria una prevenzione immediata e radicale superfluo specificare la natura di questa “prevenzione” prima che arrivi a compiere qualcosa di negativo. Il risultato di tutto questo sono le città più sicure che mai e vite tranquille per ogni suo abitante. A un certo punto, però, Elisabetta scopre qualcosa che non doveva, e si ribella a tutto questo. Continua a leggere

“Gente nel tempo”: il thriller metafisico di Massimo Bontempelli

Gente nel tempo, Massimo Bontempelli
(Utopia Editore, 2020)

È il 26 agosto del 1900 quando la Gran Vecchia, dispotica matriarca della famiglia Medici, si prepara a morire. Convoca dunque medico, notaio e prete, insieme a quel che resta della sua famiglia («erano quattro persone, due adulti e due bambine: cioè il figlio della moribonda con la moglie, e le loro due figlie, una di nove anni, una di otto, le nipotine») e annuncia: «Volevo solamente dire che sto per morire; so che male ho, non c’è niente da fare, morirò questa sera, o questa notte». L’annuncio della propria imminente dipartita non è però l’unico che la vecchia ha da fare: rivolgendosi ai propri cari, infatti, li tranquillizza riguardo la propria serenità («Non c’è niente di male perché s’ha da morire tutti, se uno non morisse sarebbe una cosa spaventosa»), donando loro le sue ultime aride parole («Non siete mai stati buoni a niente e morta io sarete ancora più inutili») e una maligna profezia, una vera e propria maledizione: «Del resto, nessuno di voi morirà vecchio».

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L’elogio del margine di bell hooks: una prospettiva di femminismo organico

Elogio del margine / Scrivere al buio, bell hooks
(Tamu Edizioni, 2020 – Trad. Maria Nadotti)

Cominciamo dal nome. O meglio, dallo pseudonimo: bell hooks. Tutto in lettere minuscole. Così Gloria J. Watkins di Hopkinsville, Kentucky, donna di origini afroamericane e di bassa estrazione sociale, firma la sua prima raccolta di poesie intitolata A Woman’s Mourning Song. Siamo a cavallo fra gli anni ‘60 e i ‘70, il movimento femminista è al suo apice ed è usanza per le autrici di quel periodo adottare uno pseudonimo al fine di autocancellare le individualità e rafforzare la dimensione collettiva del proprio pensiero. C’è anche, come nel caso di Gloria, la volontà di rendere omaggio alle donne che le hanno precedute, una lunga discendenza femminile resistente al «patriarcato capitalista suprematista bianco». Unendo così il secondo nome di sua madre, che si chiamava Rosa Bell, al nome e cognome di sua nonna, Bell Blair Hooks, nasce lo pseudonimo con cui la Watkins firmerà una delle più ricche e intense produzioni saggistiche e autobiografiche del nostro tempo relativamente al pensiero femminista, alla pedagogia, alle relazioni amorose, alla maschilità nera e alla rappresentazione degli afroamericani al cinema e nei media.

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“Manodopera” di Eltit: il culto del supermercato

Manodopera, Diamela Eltit
(Alessandro Polidoro Editore, 2020 – Trad. L. Scarabelli)

Del capitalismo ci sembra di sapere tutto, è uno di quelli argomenti di cui si parla così tanto da essere ormai ricoperti da una coltre di luoghi comuni o, peggio, di assurdità pronunciate con sicumera da pseudo-intellettuali televisivi. Essere retorici trattando questo tema è facilissimo, risultare originali quasi impossibile. Eppure con il suo Manodopera (uscito in lingua originale nel 2002 e pubblicato quest’anno da Alessandro Polidoro Editore, con la traduzione di Laura Scarabelli) la scrittrice cilena Diamela Eltit riesce sorprendentemente a rivitalizzare l’argomento, con uno stile e una forma molto personali. Si tratta di un romanzo dalla struttura bipartita che racconta il “non-luogo” supermercato, analizzando gli effetti del capitalismo sui corpi, le menti e le relazioni umane.

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La casa delle madri: l’esordio di Daniele Petruccioli

La casa delle madri, Daniele Petruccioli
(TerraRossa Edizioni, 2020)

La-casa-delle-madri_fronteLe emozioni non mentono mai. Non mentono perché nascono da impulsi sensoriali e percettivi che, scaturendo in reazione a stimoli esterni, dal profondo ci urlano qualcosa di genuino, vero su noi stessi. Di conseguenza, è possibile affibbiare alla Letteratura – e all’Arte in generale – lo scopo apparentemente semplice di saperci emozionare, di instaurare con noi una relazione intima ed esclusiva in cui potersi riconoscere e, al tempo stesso, mettere in discussione. Se a fine lettura possiamo dire che un libro ci appartiene, allora quel libro è riuscito nell’intento più nobile a cui poteva aspirare. Personalmente, posso affermare che La casa delle madri mi appartiene.

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“I più grandi” musicisti della Guinea Bissau e le loro storie

I più grandi, Sylvain Prudhomme
(66thand2nd – trad. di A. D’Elia)

Siamo nella Guinea Bissau, una terra politicamente instabile, calda e colorata. Couto suona nei Super Mama Djombo, una band “sovversiva” che ha fatto la sua fortuna negli anni ’70. Ora non è più il chitarrista giovane e forte di un tempo, come non sono più giovani e forti i suoi compagni, ma i Super Mama Djombo rimangono un’istituzione e gli appassionati continuano a frequentare i concerti, le loro canzoni vengono mandate continuamente in radio, anche se una parte dei membri del gruppo originale si è allontanata per cercare fortuna fuori dalla Guinea Bissau.

I più grandi racconta una giornata nella vita di Couto: la sera ci sarà un grande concerto, l’evento che riunirà i vecchi e i nuovi membri, ma la giornata comincia nel peggiore dei modi, con una notizia destinata a sconvolgere la vita della band e dei suoi innumerevoli fan. Dulce è morta. Dulce, la celebre cantante del gruppo, che ha lasciato i Super Mama Djombo per assecondare la stabilità di un matrimonio conveniente, ma che è stata anche l’anima e il cuore della band, la ragione del loro successo. Dulce, il primo grande amore di Couto, mai dimenticato del tutto.

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L’orrido minimo necessario – L’ospite e altri racconti di Amparo Dávila

L’ospite e altri racconti, Amparo Dávila
(Safarà, 2020 – Trad. G. Zavagna)

davilaUna caratteristica della narrativa di qualità è quella di ispirare sempre nuove storie. Dopo aver letto un buon libro, può capitare che il lettore immagini delle situazioni alternative che sarebbero potute accadere all’interno dell’opera, perché in sintonia con lo stile, il genere e il tipo di personaggi narrati. Un’opera di qualità è in grado di stimolare l’immaginazione dei suoi lettori, forse anche di lasciare un segno nella letteratura a venire. Non sono in grado di prevedere se e quanto influente sarà L’ospite e altri racconti di Amparo Dávila, ma posso dire di aver fatto esperienza del suo fascino: sono convinta che la raccolta, per lo meno nell’immediato presente, meriti l’attenzione del pubblico Continua a leggere

Il Canto dei Nibelunghi: riscoprire un caposaldo della letteratura tedesca medievale

I Nibelunghi – La leggenda, il mito, Davide Bertagnolli
(Meltemi, 2020)

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Il Canto dei Nibelunghi, o Nibelungenlied in lingua originale, è un poema epico composto in alto-tedesco medio attorno agli inizi del XIII secolo. Nato dalla rielaborazione di materiale narrativo preesistente, a circolazione principalmente orale, formatosi in un periodo di tempo compreso fra i secc. V-VIII – materiale comprensivo di miti, racconti, leggende, ma anche vicende di un passato ‘storico’ più o meno lontano –, nel Nibelungenlied confluiscono elementi anche molto diversi, tra motivi cortesi, fiabeschi, temi folkloristici e topoi eroici. Davide Bertagnolli, docente di Filologia Germanica presso l’Università di Bologna, in questo volumetto agile ma dal solido rigore scientifico (sottoposto a double bind peer review) edito Meltemi si propone non solo di fornire una guida rapida agli specialisti, ma anche di offrire a chiunque sia interessato alla materia un approfondimento accessibile e completo. E ci riesce magnificamente.

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