Oltre l’ombra, il silenzio di Dio: sulla poesia di Antonio Bux

La diga ombra, Antonio Bux
(Nottetempo, 2020)

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L’ultima raccolta del poeta foggiano Antonio Bux, dal titolo La diga ombra, è meritatamente accolta in una delle collane di poesia più rilevanti del panorama letterario italiano: Poeti dell’Editore Nottetempo, diretta da Andrea Amerio e Maria Pace Ottieri. Ormai da diversi anni, la collana si contraddistingue per la scelta di pubblicare poesia in e-book, corredata da un’edizione cartacea a tiratura limitata; poche uscite all’anno, ma coerenti e ben curate, di autori dall’indubbio spessore del calibro di, solo per dirne alcuni, Antonio Moresco, Nanni Cagnone, Marina Cvetaeva, Eugenio Lucrezi, Laura Pugno e il recente finalista del Premio Strega Daniele Mencarelli.

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Il mondo solo come un sogno: sulla poesia di Gisella Genna

Quarta Stella, Gisella Genna
(Interno Poesia, 2020)

gggggDire del dolore del mondo con grazia è la spontanea ambizione di Gisella Genna nel suo libro d’esordio Quarta stella, pubblicato da Interno Poesia: una raccolta poetica di assoluto valore che permette all’autrice milanese di collocarsi di diritto fra i poeti e le poetesse più interessanti fra quelli nati e nate negli anni ‘70, una generazione segnata dall’ardua ricerca di un equilibrio fra qualità delle cose (Pasolini) e qualità delle parole (Sanguineti), e dalla divisione fra poesia lirica e sperimentale, categorie d’analisi ancora tutt’oggi in voga nonostante la dispersione testuale e autoriale caratterizzante l’universo della poesia contemporanea italiana. Come le migliori autrici di poesia, Genna si colloca nel mezzo, senza aderire totalmente a nessuno dei due schemi, e rifuggendo al contempo agli Scilla e Cariddi della retorica e del poetese.

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Nella provincia del perturbante: la poesia di Pasquale Del Giudice

Piste ulteriori per oggetti dirottati, Pasquale Pietro Del Giudice
(Edizioni Ensemble, 2019)

Incredibilmente distopico seppur rassicurante è l’universo disegnato dalla mente di Pasquale Pietro Del Giudice nella sua raccolta poetica d’esordio dal titolo Piste ulteriori per oggetti dirottati, pubblicata nel 2019 da Edizioni Ensemble. Attraverso un’idea di poesia molto originale, almeno per quanto riguarda il contesto italiano, Del Giudice invita il lettore a sconfinare in un mondo solo in apparenza surreale, una realtà parallela in cui gli oggetti sono umanizzati e gli umani oggettivizzati. È solo esplorando simbioticamente queste “piste ulteriori” del cosmo oggettuale che si può percepire l’essenza del mondo, lasciando spazio alle possibilità veritative dell’immaginazione. Come fa notare esplicitamente l’autore attraverso uno dei testi-manifesto della raccolta:

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Sulla poesia di Paola Setaro: l’insostenibile leggerezza dei versi

Non potevo metterci anche l’orizzonte, Paola Setaro
(Edizioni La Gru, 2019)

 

Non potevo metterci anche l’orizzonte è un esordio poetico pervaso da profonda leggerezza ed eleganza del dire: è poesia che nasce nello sguardo, da un modo delicato e intenso di situarsi nel mondo per osservarlo e analizzarlo con cura e tenerezza. Questo logos si espande sulle pagine in una versificazione scandita dal moltiplicarsi lussuoso sebbene non estetizzante di gesti, colori, oggetti, suoni e odori relativi in particolare alla dimensione amorosa dell’assenza:

«Non intuivo ancora la trama / quando mi dicevi  / qui un tempo c’era palude / tutto sapeva di fango tiepido / e io dal balcone / seguivo la misura del tuo passo / per vederti sparire dietro le case / e tornare con il viso di pietra».

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Se anche il pendolarismo è poesia: “Le cose imperfette”

Le cose imperfette, Gianni Montieri
(LiberAria, 2019)

le cose imp.fLe cose imperfette è un libricino snello, agile, veloce. Un libretto leggero che si scandisce in tre capitoli: Lettere aperte al fronte sudamericano, Le persone rimaste, Previsioni di marea. Una raccolta di poesia, ma non propriamente poesia. Prosa poetica è una definizione più accurata, e tuttavia anch’essa in alcuni passaggi stona, sembra fuori posto. Le cose imperfette è una raccolta di momenti strappati alla banalità del quotidiano. Momenti tristi, felici, malinconici, momenti di preoccupazione, di mancanza, di curiosità, di quesiti esistenziali. Continua a leggere

Il silenzio che distrae di Stefano Dal Bianco

Distratti dal silenzio, Stefano Dal Bianco
(2019, Quodlibet)

 

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Il dibattito che si svolge attorno alla poesia contemporanea spesso non conduce ad una radice quadrata della materia, ma è piuttosto un ribattere ampliando i punti, toccando gli stessi nodi, che ritornano sempre e restano inconclusi: ad esempio il valore della poesia, la necessità di aderire ad una forma, cosa sia la lirica oggi.

Stefano Dal Bianco, con Distratti dal silenzio – diario di poesia contemporanea, offre qualcosa di raro, cioè uno spaccato lungo più di trent’anni di militanza poetica e di interrogazioni non solo sulla valenza della poesia oggi – tema che viene solo circumnavigato – quanto, anche, sul cosa sia la poesia stessa, di cosa si compone, di quali tradizioni, e, specialmente, cosa sia lo stile, che è l’argomento cruciale che ritorna costantemente in quasi tutti gli interventi raccolti. Continua a leggere

“Il poeta muto e altro”: L’esordio di Vittorio Parpaglioni

Il poeta muto e altro, Vittorio Parpaglioni
(I Quaderni del Battello Ebbro, 2019)

Il poeta muto e altro è il libro di esordio di Vittorio Parpaglioni, giovane poeta proveniente dalla Capitale. Molte sono le tematiche che vengono toccate all’interno del libro, tra cui spicca il tema dalla giovinezza di memoria rimbaudiana, evidente dagli stilemi che palesano questo substrato. Il libro si divide in due sezioni: la prima delle prose poetiche, il poeta muto, e la seconda di poesie. Continua a leggere

Le poesie in dialetto di Zanzotto in un unico volume

In nessuna lingua in nessun luogo, Andrea Zanzotto
(2019, Quodlibet)

zanzTorniamo a parlare della collana Ardilut curata da Agamben per Quodlibet. Questa è la volta dell’antologia di Zanzotto, In nessuna lingua in nessun luogo, Le poesie in dialetto 1938-2009, Quodlibet, 2019.

Poco c’è da recensire della poesia di Zanzotto, uno dei maggiori poeti del novecento, e tale che la sua eco radioattiva, direbbe Pound, stordisce i nostri contatori Geiger culturali tutt’ora. Già altri hanno trattato in maniera sicuramente più esaustiva della mia i lavori del poeta veneto. A livello critico ricorderei i poeti Villalta e Dal Bianco, curatore quest’ultimo dell’edizione Quodlibet e, invece, entrambi già curatori del Meridiano Mondadori. Dove noi possiamo mettere l’accento e focalizzarci è, quindi, sull’edizione in sé. Continua a leggere

L’essere senza casa di Maini

Casa rotta, Valentina Maini
(Arcipelago Itaca, 2016)

maini-casa-rotta-arcipelago-itacaQuesta volta torniamo a parlare di un libro di esordio: La casa rotta di Valentina Maini. La sua è una poesia in cui tutto viene ribaltato di segno, a partire dalla struttura speculare del libro, dove al centro si ripete la stessa poesia. L’esergo di Cappello: «l’albero è capovolto, la radice nell’aria» afferma la volontà poetica di mostrare non solo la radice, ma di impiantare un elemento nel suo impossibile, ricordando una struttura neuronale in cui il linguaggio adoperato dalla poetessa coinvolge diverse zone contemporaneamente, deflagrando, spesso, il senso logico a causa delle omesse concordanze soggetto-verbo, aggettivo-nome.

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Il caso dialettale Francesco Giusti

Quando le ombre si staccano dal muro, Francesco Giusti
(Quodlibet, 2019)

quando-le-ombreFrancesco Giusti, classe ’52, è un poeta che ha una lunga carriera alle spalle. Da poco è uscito il suo ultimo libro, Quando le ombre si staccano dal muro, per Quodlibet, nella collana «bilingue» Ardilut, da poco inaugurata da Giorgio Agamben e che comprende autori come Zanzotto e Pier Paolo Pasolini.

Il libro si articola in sezioni, precedute da una poesia fuori campo, Orme, che rivela una funzione esegetica della raccolta stessa. Inizia così: «Rientrato cercherò un angolo stretto». In un verso riassume l’intento del libro: il ritorno da una lingua a un’altra. Continua a leggere