Raccontare il Cile e i suoi morti: “La sottrazione”

La sottrazione, Alia Trabucco Zeràn
(SUR, 2020 – trad. di G. Maneri)

La trama de La sottrazione, se riassunta in poche parole, potrebbe apparire grottesca, paradossale, quasi divertente: tre amici salgono su un carro funebre e viaggiano dal Cile all’Argentina per recuperare la salma di una donna finita accidentalmente nel paese sbagliato. Non c’è nulla di divertente però nel modo in cui questo spunto narrativo si declina tra le pagine, e il grottesco perde di mordente di fronte al realismo storico, all’atmosfera cupa e al peso dei traumi che perseguitano tutti i personaggi, una sofferenza insieme individuale e nazionale. Dietro l’assurda avventura di Iquela, Felipe e Paloma si cela infatti il peso onnipresente del grande trauma cileno: la dittatura di Pinochet.

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Esistenze e altri innesti ne “La vita involontaria” di Brianna Carafa

La vita involontaria, Brianna Carafa
(Cliquot, 2020)

CarafaSe è una sfortuna che una promettente scrittrice muoia ancor prima di aver raggiunto una fama bastevole per non passare in secondo piano rispetto a tanti suoi contemporanei, è d’altra parte una fortuna che una casa editrice piccola ma impegnata come Cliquot si adoperi per la riscoperta dell’esordio narrativo che nel 1975 portò questa promettente scrittrice a un passo da quel Premio Strega che alla fine avrebbe vinto Landolfi. Per non parlare poi della fortuna di poter vantare nel novero dei propri autori una scrittrice di tanta libertà intellettuale quanta ne dimostrò Brianna Carafa in quell’esile, dimenticato e brillante romanzo che è La vita involontaria. Continua a leggere

Spie, reality e paninari: lo Zodiaco Street Food di Heman Zed

Zodiaco Street Food, Heman Zed
(Neo Edizioni, 2020)

Cosa aspettarsi da un libro? Cosa pretendere da uno scrittore? Una domanda cui già in tanti hanno provato a rispondere, fior fior di intellettuali, autori illustri e meno illustri, eppure ancora ci si affanna alla ricerca di un responso che si a uno, definitivo, e che, in sostanza, possa mettere d’accordo tutti. Perché questo è il problema: la risposta alla suddetta domanda cambia, e di molto, a seconda del lettore che a quella domanda tenta di rispondere.
Si prenda, ad esempio, l’ultimo romanzo di Heman Zed, appena pubblicato dall’arrembante casa editrice Neo Edizioni, dal titolo allo stesso tempo sporco e sognante: Zodiaco Street Food. Continua a leggere

Il brutale risveglio di una madre

Brutale è il risveglio, Pascale Kramer
(Tunué, 2020 – trad. di L. Cisbani)

Il risveglio brutale di Alissa comincia più o meno una settimana dopo il suo trasferimento in un elegante residence con piscina, quando si rende conto di essere infelice. Eppure ha tutto quello che ha sempre desiderato: un marito giocherellone e attento, una casa tutta sua, e una bambina ancora piccolissima, di poche settimane, che dipende completamente da lei. Ha lasciato il lavoro perché è naturale così, e ora passa ogni istante della sua vita con la piccola Una, che sa solo piangere e poppare, mentre tutto attorno si sente il peso di un silenzio opprimente. A ventisette anni, Alissa realizza un passo alla volta che non desidera nulla di tutto ciò: non vuole davvero un marito giocherellone e attento, non vuole quella casa in un residence con piscina, e non vuole nemmeno Una.

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“Ma questo è il futuro e non importa”; un’adolescenza in Bolivia

Gli anni invisibili, Rodrigo Hasbún
(Sur, 2020 – trad. di G. Zavagna)

anni invGli anni invisibili è un romanzo che comincia in modo insospettabile, dal titolo sibillino il cui significato si lascia ricostruire e interpretare capitolo dopo capitolo. Un testo dall’inizio quasi pacifico, quasi lento, quasi normale. Fino a quando le cose cominciano a sprofondare in un precipizio vorticoso dove tutto confluisce e s’intreccia, indissolubile come una condanna. Continua a leggere

La vita vissuta dietro l’orrore: “La moglie del Colonnello”

La moglie del Colonnello, Rosa Liksom
(Iperborea, 2020 – trad. D. Sessa)

Quando studiavo storia, non ho mai dedicato più di un pensiero fugace a personaggi come Eva Braun e Claretta Petacci: la parte razionale e riflessiva di me ha sempre saputo che dovevano esser state delle persone con pensieri, emozioni e sentimenti complessi; ma l’altra parte, quella irrazionale e severa, non riusciva a dare spessore in alcun modo alle donne che avevano abbracciato gli ideali di Hitler e Mussolini fino alla morte. Non mi sono mai avvicinata alla letteratura e alla cinematografia sul loro conto e non mi aspettavo che La moglie del colonnello, recente uscita di Iperborea firmata da Rosa Liksom e tradotta da Delfina Sessa, mi mettesse con forza nella testa della compagna di un gerarca nazifascista.

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“Gli affamati” di Insolia: un esordio che non convince

Gli affamati, Mattia Insolia
(Ponte alle Grazie, 2020)

Due giovani fratelli, Paolo e Antonio, vivono da soli in un paesino siciliano. Paolo, il maggiore, fa il muratore, è perennemente in contrasto con il capocantiere e conduce una battaglia interiore con la sua rabbia; Antonio è più ingenuo, a differenza del fratello non ha imparato a farsi rispettare, o più semplicemente non è riuscito ancora ad adattarsi alle asprezze della vita. Su di loro incombe la fuga di una madre che ha scelto un’altra vita e l’assenza di un padre alcolizzato, che anche da morto dà pensiero: per quello che è stato e che i suoi figli non vogliono diventare. Così si presenta l’esordio di Mattia Insolia, catanese classe 1995, che sta facendo parlare di sé grazie soprattutto all’endorsement e alle lodi di Teresa Ciabatti.

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Dio nella macchina: La fabbrica dell’Assoluto di Karel Čapek

La fabbrica dell’Assoluto, Karel Čapek
(Voland, 2020 – a cura di Giuseppe Dierna)


assolutoA buona ragione, lo scrittore, giornalista e drammaturgo Karel Čapek viene tutt’oggi considerato uno degli autori cechi più importanti della prima metà del Novecento. Dopo l’opera teatrale R.U.R. (1920-21), in cui compare per la prima volta il fortunato termine robot (dal ceco robota, che significa ‘lavoro forzato’), Čapek torna a trattare la fantascienza con La fabbrica dell’Assoluto (Voland, 2020), uscito prima a puntate su rivista e poi in volume nel 1922 col sottotitolo di Romanzo-feuilleton.

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La grande abbuffata dell’Italia 2020: “I divoratori” di Stefano Sgambati

I divoratori, Stefano Sgambati
(Mondadori, 2020)

È una sera di pioggia a Milano, la sera in cui il lussuoso Palazzo Senso, prestigioso ristorante del celebre chef Franco Ceravolo, ha l’onore di ospitare a cena nientemeno che Daniel William King, accompagnato da sua moglie Sally Parson. Tutti gli occhi sono puntati su di loro, o meglio su di lui, semplicemente «l’uomo più bello che si sia mai visto»: e dunque flash, giornalisti, traffico in tilt, fan impazziti. Continua a leggere

“La casa e il mondo”: cronaca del dentro e del fuori

La casa e il mondo, Rabindranath Tagore
(Fazi, 2020 – trad. di S. Terziani)

casa-mondoLa storia di ogni scrittore è la storia di un dentro e di un fuori. Prendiamo Dickens: l’attenzione evidente che dedicava alla sua città, al suo Paese. Pare inverosimile credere che non abbia voluto fare un ritratto della società a lui contemporanea, almeno di come lui la vedeva – che non abbia avuto la seppure inconscia ambizione di narrare con dignità ed esattezza da sociologo, sebbene non fosse altro che un cantastorie. Questa vocazione esteriore, potremmo dire sociale, e forse in fin dei conti politica, esiste sempre, nei grandi scrittori, anche quando non è dichiarata, ma è sempre la faccia di una medaglia: di cui il retro è indubbiamente una visione interiore, un fuoco sentimentale, un centro palpitante e intimo, in altre parole un cuore umano. Continua a leggere