La casa delle madri: l’esordio di Daniele Petruccioli

La casa delle madri, Daniele Petruccioli
(TerraRossa Edizioni, 2020)

La-casa-delle-madri_fronteLe emozioni non mentono mai. Non mentono perché nascono da impulsi sensoriali e percettivi che, scaturendo in reazione a stimoli esterni, dal profondo ci urlano qualcosa di genuino, vero su noi stessi. Di conseguenza, è possibile affibbiare alla Letteratura – e all’Arte in generale – lo scopo apparentemente semplice di saperci emozionare, di instaurare con noi una relazione intima ed esclusiva in cui potersi riconoscere e, al tempo stesso, mettere in discussione. Se a fine lettura possiamo dire che un libro ci appartiene, allora quel libro è riuscito nell’intento più nobile a cui poteva aspirare. Personalmente, posso affermare che La casa delle madri mi appartiene.

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“I più grandi” musicisti della Guinea Bissau e le loro storie

I più grandi, Sylvain Prudhomme
(66thand2nd – trad. di A. D’Elia)

Siamo nella Guinea Bissau, una terra politicamente instabile, calda e colorata. Couto suona nei Super Mama Djombo, una band “sovversiva” che ha fatto la sua fortuna negli anni ’70. Ora non è più il chitarrista giovane e forte di un tempo, come non sono più giovani e forti i suoi compagni, ma i Super Mama Djombo rimangono un’istituzione e gli appassionati continuano a frequentare i concerti, le loro canzoni vengono mandate continuamente in radio, anche se una parte dei membri del gruppo originale si è allontanata per cercare fortuna fuori dalla Guinea Bissau.

I più grandi racconta una giornata nella vita di Couto: la sera ci sarà un grande concerto, l’evento che riunirà i vecchi e i nuovi membri, ma la giornata comincia nel peggiore dei modi, con una notizia destinata a sconvolgere la vita della band e dei suoi innumerevoli fan. Dulce è morta. Dulce, la celebre cantante del gruppo, che ha lasciato i Super Mama Djombo per assecondare la stabilità di un matrimonio conveniente, ma che è stata anche l’anima e il cuore della band, la ragione del loro successo. Dulce, il primo grande amore di Couto, mai dimenticato del tutto.

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I pericoli della vita borghese: “Amare tutto” di Letizia Pezzali

Amare tutto, di Letizia Pezzali
(Einaudi Stile Libero, 2020)

Dopo due anni dall’uscita di Lealtà, Letizia Pezzali torna in libreria per Einaudi Stile Libero con Amare tutto, un nuovo romanzo che riprende temi cari all’autrice come l’analisi dei sentimenti umani e la difficoltà di preservare la propria identità nel rapporto con l’altro.

Chi ha amato Lealtà ritroverà qui la stessa minuziosa costruzione dei personaggi, ma se nell’opera precedente la trama faceva da sfondo alla complessità delle emozioni ed era quasi secondaria a confronto delle interessanti digressioni, in Amare tutto il lettore si trova subito di fronte a un intreccio più complesso e raffinato.

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Restare nel nulla o fuggirne: “Al centro del mondo” di Alessio Torino

Al centro del mondo, Alessio Torino
(Mondadori, 2020)

Com’è cambiata la letteratura, come sono cambiati gli uomini, se neanche un secolo e mezzo fa la ricerca dell’altrove passava attraverso vasti e infiniti oceani, indugiava nel cuore più oscuro dell’Africa, per arrivare magari fino alle viscere più profonde della terra, e oggi, invece, il centro del mondo, l’altrove letterario, è il paesino abbandonato a mezz’ora di macchina dalla città in cui viviamo e in cui passeremo la prossima domenica, in quel delizio agriturismo.

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“Sedici parole” per raccontare una doppia assenza

Sedici parole, Nava Ebrahimi
(Keller Editore, 2020 – Trad. Angela Lorenzini)

Sedici parole è la storia di Mona, ghostwriter sui trent’anni di stanza a Colonia in Germania, e del suo ritorno in Iran, Paese d’origine, a causa della morte inaspettata della sua “maman bozorg” (una delle sedici parole che significa “nonna” in persiano): sommersa dai ricordi, dagli amori sospesi e dai silenzi di un Iran inafferrabile e avvolto dai misteri, Mona, nonostante il desiderio di ritornare al più presto alle libertà della vita occidentale, deciderà di prolungare la sua permanenza oltre il rito funebre, e di intraprendere la rotta verso Bam, città antica resa spettrale da un terremoto che l’ha ridotta in macerie, accompagnata dai due vecchi amori Ramin e Siavash, il primo presente fisicamente, il secondo unicamente nei pensieri e nei ricordi, e dalla sua “maman“. Per Mona sarà solo l’inizio di una sorta di viaggio temporale alla scoperta di sé stessa e della propria identità.

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Una ballata noir: il giallo a fumetti di Carlotto e Ruju

Ballata per un traditore, Massimo Carlotto, Pasquale Ruju, David Ferracci
(Feltrinelli Comics, 2020)

L’atmosfera, l’ambientazione, i personaggi: tutto in Ballata per un traditore deriva dalla tradizione più pura del noir. Siamo però a Milano, una città corrotta dove la malavita organizzata veste abiti firmati e occupa i più alti gradini della scala sociale, tra prostitute d’alto borgo e luccicanti casinò. Una notte, il poliziotto Beppe Galli e un suo informatore vengono uccisi dal collega – e amico – Davide Valenti, ripreso dalle telecamere di sorveglianza. Questo evento riporta a galla tutti i peccati nascosti all’interno del commissariato di polizia, con l’ex-poliziotto Lo Porto, il vero protagonista della storia, che cerca di ritrovare Davide e venire a patti con un passato corrotto.

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Il Lettore fabbro del suo destino. Vivere e scegliere ai tempi del cognitariato

Cosa pensavi di fare?, Carlo Mazza Galanti
(Il Saggiatore, 2020)

La vita, suona persino banale sottolinearlo, pone di fronte a delle scelte. Ogni giorno, anche inconsapevolmente, incontriamo biforcazioni e crocicchi sul nostro cammino. A prescindere dal peso della decisione, talvolta siamo pervasi da quella che Kierkegaard avrebbe definito “angoscia del possibile”, ovvero quella condizione derivante dalla vertigine di libertà, dalle infinite possibilità di scelta. Dunque l’atto di decidere richiede, in pochi secondi o dietro lunga meditazione, di superare il travaglio interiore, i dubbi, le resistenze. È proprio quello che viene richiesto al lettore di Cosa pensavi di fare? di Carlo Mazza Galanti, presentato già nell’ironico sottotitolo come “romanzo a bivi per umanisti sul lastrico”. L’autore è all’esordio nella narrativa, ma è personaggio di spicco del panorama culturale italiano, essendo attivo su giornali e riviste (Il Tascabile, minima&moralia, il manifesto, Nuovi Argomenti) oltre che critico e traduttore editoriale. Nel 2019 ha curato il pregevole Scuola di demoni, libro di interviste incrociate ai due pesi massimi del Canone contemporaneo, Walter Siti e Michele Mari.

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Quando l’idillio si rompe, il barbaro ride

La risata del barbaro, Sema Kaygusuz
(Voland, 2020 – Trad. di Giulia Ansaldo)

In un alberghetto sul Mar Egeo, i numerosi vacanzieri si stanno godendo le loro meritate ferie. C’è chi gioca a okey, chi prende il sole sulla spiaggia leggendo, chi preferisce starsene sul molo a chiacchierare con i soli piedi a bagno. Sembra che niente possa scalfire l’atmosfera idilliaca che si respira all’Hotel Colomba Blu, almeno fino a quando, una sera durante una passeggiata in solitaria, Turgay, ospite insieme a sua moglie, non si arrischia a svuotare la propria vescica in mare, provocando lo sconcerto di chi assiste alla scena.

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Marta Zura-Puntaroni: l’autoritratto imperfetto di una generazione perduta

Noi non abbiamo colpa, Marta Zura-Puntaroni
(Minimum Fax, 2020)

Qualcuno, non ricordo esattamente chi, ha scritto che il ricordo che lascia un libro è più importante del libro stesso. Un libro rimane nella mente e nel cuore quando la lettura ci trasmette emozioni, che siano luminose o oscure, attraverso la possibilità di connettere le esperienze individuali all’interno di una vicenda umana collettiva, che potremmo anche definire storica e sociologica. Quando leggendo ci viene da pensare: «Questo sono io!», «Come conosco questo stato d’animo» o ancora «Anche io avrei agito così», in quel preciso istante avvertiamo i brividi sulla pelle e il battito cardiaco accelerato, ci sentiamo empaticamente compresi e legati a qualcun altro; e che cos’è d’altronde la letteratura se non il modo più autentico che abbiamo per sentirci meno soli al mondo?

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Raccontare il Cile e i suoi morti: “La sottrazione”

La sottrazione, Alia Trabucco Zeràn
(SUR, 2020 – trad. di G. Maneri)

La trama de La sottrazione, se riassunta in poche parole, potrebbe apparire grottesca, paradossale, quasi divertente: tre amici salgono su un carro funebre e viaggiano dal Cile all’Argentina per recuperare la salma di una donna finita accidentalmente nel paese sbagliato. Non c’è nulla di divertente però nel modo in cui questo spunto narrativo si declina tra le pagine, e il grottesco perde di mordente di fronte al realismo storico, all’atmosfera cupa e al peso dei traumi che perseguitano tutti i personaggi, una sofferenza insieme individuale e nazionale. Dietro l’assurda avventura di Iquela, Felipe e Paloma si cela infatti il peso onnipresente del grande trauma cileno: la dittatura di Pinochet.

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