Le ambiguità delle nostre “Persone care” raccontate da Vera Giaconi

Persone care, di Vera Giaconi
(Sur, 2019 – trad. G. Zavangna)

persone careLe Persone care sono il filo conduttore della seconda raccolta di racconti della scrittrice Vera Giaconi, recentemente pubblicata in Italia da SUR nella traduzione di Giulia Zavagna.

Ognuno dei dieci racconti che compongono l’opera è incentrato su rapporti interpersonali tra amici, amanti o parenti. Tuttavia, nonostante la dolcezza, anche fonetica, dell’espressione che fa da titolo alla raccolta, le relazioni di cui si occupa Vera Giaconi sono indagate nei loro angoli più tenebrosi, smembrate e svelate in tutta la loro ambiguità. Continua a leggere

La vita e le morti di Emily Brontë in chiave “mazziniana”


Centinaia di inverni, la vita e le morti di Emily Brontë, Sara Mazzini
(Jo March, 2019)

Due settimane fa ero a Pomigliano per la presentazione del libro di Sara Mazzini: Centinaia di inverni, la vita e le morti di Emily Brontë, dove ho avuto il piacere di poter ascoltare l’autrice, che ormai mi piace pensare sia anzitutto un’amica. Forse non sarò in grado di parlare di questo libro come ne hanno parlato lei e gli amici di CrapulaClub (Alfredo Zucchi, Luca Mignola e Antonio Russo De Vivo) che erano lì quella sera; forse non saprò incitarvi a porvi le giuste domande sul testo – in particolare ce n’è una, ma che mi riservo per la fine di questo pezzo – ma voglio provare a darvi la dimensione e la cifra di questo romanzo (apparentemente) biografico. Continua a leggere

La magia nel “Vicolo dell’Immaginario” di Simona Baldelli

Vicolo dell’Immaginario, di Simona Baldelli
(Sellerio, 2019)

vicolo dell'immaginarioIl Vicolo dell’Immaginario è un’angusta strada di Lisbona in cui i mondi tendono a mischiarsi, persino quello dei vivi e quello dei morti. Vicolo dell’Immaginario è anche il titolo dell’ultimo romanzo di Simona Baldelli, prolifica autrice arrivata in finale al Premio Calvino 2013 con il romanzo Evelina e le fate. Continua a leggere

Provaci ancora, Pennacchi!

Il delitto di Agora, Antonio Pennacchi
(Mondadori, 2018)

 

coverIl narratore, limpido alter-ego dell’autore, ci porta ad Agora, paese dei monti Lepini teatro di un brutale duplice omicidio: Emanuele e Loredana, fidanzati, sono stati assassinati nella casa di lui. Un delitto inspiegabile sia per la brutalità dell’omicida, che ha inferto in totale 124 coltellate, che per l’apparente assenza di movente.
Sembra un tipico romanzo giallo, ma in poche pagine le aspettative del lettore sono destinate a crollare.
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Tutte le sfaccettature della parola “Perdono”

Qualcosa che s’impara – Gian Luca Favetto
(NN Editore, 2018) 

 

qualcosa che s'imparaTutto comincia da una parola: perdono. D’altro canto, il progetto CroceVia della NNE prende le mosse proprio dalla selezione di una serie di termini ereditati dalla tradizione cristiana che abbiano una certa rilevanza anche nel linguaggio quotidiano, ciascuno dei quali viene poi interpretato, sviscerato e rivoluzionato dalla sensibilità di un diverso scrittore nostrano. Laura Pariani in Di ferro e d’acciaio ha parlato di Passione, Andrea Tarabbia ha affrontato il tema della Croce e ora Gian Luca Favetto si dedica al Perdono. Continua a leggere

Un altro articolo su “L’amica geniale” di cui non si sentiva il bisogno

DISCLAIMER: Questa non è una recensione, non è un articolo serio, ma non è neanche del tutto scherzoso. Come si evince dal titolo, è solo un’altra opinione non necessaria che non riesco a tenere per me stessa. Leggete a vostro rischio e pericolo. No spoiler. 

Decido di scrivere un articolo sulla quadrilogia de L’amica geniale di Elena Ferrante. L’ultimo episodio della serie tv tratta dal primo volume è andato in onda appena tre settimane fa e persino i miei conoscenti più insospettabili ne hanno visto almeno una scena. Non avrei mai pensato di poter intavolare una conversazione su uno dei miei libri preferiti durante il pranzo di Natale, ma è successo persino questo. È comprensibile, dunque, se adesso ho bisogno di scriverne, ma è una decisione pericolosissima. Continua a leggere

“Questa Terra” di attese e perdite

Questa terra, Andrew Krivàk
(Einaudi, 2018)

Agli albori degli anni settanta, Jozef Vinich – capostipite di una famiglia di origini slovacche – muore dove ha messo radici: in Pennsylvania. Lascia alle sue spalle Hannah, la figlia, e i due nipoti Sam e Bo. Per qualche ragione, il ramo maschile di questa famiglia appare segnata dalla perdita e dalla violenza: il marito di Hannah diserta la guerra, per poi morire accidentalmente in uno scontro a fuoco nei boschi. Parallelamente, Sam parte per il Vietnam e vi resterà disperso. Ad aspettarlo, la sua ragazza Ruth e il figlio che dovrà nascere. L’unico a non correre rischi è Bo, che non parte per la guerra, non viene coinvolto in scontri e pistolettate. Bo raccoglie l’eredità del nonno e porta avanti la segheria, intaglia il legno e si butta a capofitto nel lavoro. Continua a leggere

Leviatania, una favola di mare e di guerra

Leviatania, Stefano Cardoselli
(effequ, 2018)

Leviatania_Prima08-745x1024.jpgSiamo agli inizi del ‘900 e nell’oceano Atlantico si trova una struttura sgarrupata, fatta di lamiere e assi di legno consumate dall’umidità: è il Motel Atlantico, e Gebedia ne è il solitario gestore che ogni giorno indossa il suo scafandro e si inabissa per riparare i deboli sostegni della baracca, così da ritardarne l’inevitabile crollo.

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“Novelle disincantate”: la riscoperta di Jacques Bens

Novelle disincantate, Jacques Bens
(2018, Racconti Edizioni – trad. S. Buccaro)

Bens_CopertinaNel 1990 le Nouvelles désenchantées di Jacques Bens fanno la loro comparsa sulla scena letteraria francese vincendo il Premio Goncourt dedicato al racconto. Nonostante il prestigioso riconoscimento, l’opera scompare ben presto dalla circolazione e solo recentemente è stata per la prima volta tradotta in italiano da Sofia Buccaro e pubblicata da Racconti Edizioni sotto il titolo di Novelle disincantate.

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Sbocciare una seconda volta: “Ricrescite”, di Sergio Nelli

Ricrescite, Sergio Nelli
(Tunué, 2018)

Nella prosa Infatuazioni (Gli immediati dintorni, 1962) Vittorio Sereni riflette sulla morte di una persona cara e su come questa abbia esercitato su di lui un profondo bisogno di ricominciamento, sia nei confronti dei luoghi che l’amico abitava, sia da tutto il resto situato «ben oltre il paesaggio». La stessa sottesa necessità insorge in Sergio, l’io narrante di Ricrescite, scaturendo però da un movimento logico opposto: non è a causa della morte che le cose del mondo devono essere ridefinite, ma è accompagnando lo sbocciare della vita che il protagonista viene ri-educato a percepire la realtà circostante, e questo succede ricrescendo con il proprio figlio, Federico.
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