“Il gioco di Santa Oca”, un romanzo a tasselli

Il gioco di Santa Oca, Laura Pariani
(La nave di Teseo, 2019)

 

coverLo scorso 31 maggio, Il gioco di Santa Oca è diventato il primo dei cinque finalisti della 57° edizione del Premio Campiello. Colpiscono subito i colori densi e compatti, il taglio moderno della copertina rispetto al contenuto, che s’indovina subito diverso.
Fin dalla sinossi si intuisce il doppio sviluppo della trama: una linea segue, nell’autunno del 1652, l’avventura di un gruppo di ribelli – briganti, disperati – guidati dal rivoluzionario Bonaventura Mangiaterra; un’altra segue, vent’anni dopo, le peregrinazioni della calcante Pùlvara per quelle stesse terre.
Il romanzo procede dunque lungo due vie, alternando i capitoli su Bonaventura e su Pùlvara, distinti anche stilisticamente. Continua a leggere

Fermarsi e ascoltare il sussurro del mondo

Il sussurro del mondo, Richard Powers
(La Nave di Teseo, 2019 – Trad. di L. Vighi)

Schermata-2019-05-21-alle-11.06.36A diciassette anni ho letto i primi libri adulti. Tornavo a casa da scuola, mi chiudevo in camera e mi dividevo tra Cent’anni di solitudine e Erri de Luca, tra Camus e Il gabbiano Jonathan Livingston. Senza fare troppe distinzioni. Era l’inizio: quella fase in cui cominci a essere un lettore forte, in cui ti abbuffi senza criterio e poni le basi del lettore futuro. Da allora il sapore di un paio di storie che hai amato, anche senza averle capite, lo cercherai in tutte le altre storie, trovandolo quasi mai. È stato in quel periodo che mi sono imbattuto per la prima volta in Cecità di José Saramago. Che non sarà al centro di questa recensione: tranquilli, non siete nel posto sbagliato. Continua a leggere

Complotti, fascismo e terrore: intervista a Raffaele Alberto Ventura

Dopo il grande successo del 2017 di Teoria della classe disagiata (minimum fax), torna in libreria Raffaele Alberto Ventura con La guerra di tutti. Populismo, terrore e crisi della società liberale (minimum fax). Un libro capace di affrontare tutta la complessità della nostra contemporaneità attraverso un discorso universalmente comprensibile, che mantiene il rigore tipico del saggio ma lo coniuga con una narrazione leggibile come un romanzo. I temi affrontati sono molteplici: cospirazionismo, populismo, terrorismo, il fascismo in Italia e molto altro.

L’originalità dell’approccio di Ventura sta soprattutto in due elementi: nel saper spaziare attraverso le discipline – dalla filosofia all’antropologia, dall’economia al diritto, dalla sociologia alla scienza politica, passando per la semiotica e la comunicazione, al punto da dare un’infinità di spunti di riflessione – e nell’affrontare queste discipline non con la rigidità accademica, bensì in una chiave che potremmo definire, con il dovuto riguardo, “pop”. Per intenderci: ai riferimenti ad Aristotele si affiancano quelli a Civil War della Marvel; alle teorie di Foucault la musica rap o Rihanna; Tom e Gerry sono letti attraverso una prospettiva hobbesiana; V per vendetta e zio Paperone spiegano il grillismo. Se state storcendo il naso, vi dico solo: fidatevi.

Ho incontrato Ventura e abbiamo conversato sui tanti temi del suo ultimo libro. Ne è emersa una lunga e dettagliata intervista. Come vedrete è divisa in quattro capitoli tematici, seguiti da due epiloghi, cosicché, all’occorrenza, possiate scorrerla in ordine sparso per leggere l’argomento che più vi interessa. Continua a leggere

“La lavoratrice”: Elvira Navarro nelle librerie italiane

La lavoratrice, Elvira Navarro
(2019, LiberAria Editrice – trad. S. Papini)

la lavoratriceGli amanti della letteratura spagnola non possono lasciarsi sfuggire l’occasione di conoscere l’opera di Elvira Navarro, autrice di romanzi e racconti pluripremiata in patria, nel 2010 inserita dalla rivista Granta tra i ventidue migliori narratori in lingua spagnola sotto i 35 anni. Per la prima volta è disponibile in italiano uno dei suoi romanzi, La lavoratrice, edito in Spagna nel 2013 e selezionato tra i dieci migliori romanzi dell’anno dalla rivista El Cultural. Da pochi giorni l’opera è in libreria grazie all’editore LiberAria, nella traduzione di Sara Papini e corredato da un’interessante prefazione di Simonetta Sciandivasci. Continua a leggere

I racconti “pellegrini” di Patrick Holland

Musica per aeroporti – Patrick Holland
(Wordbridge Edizioni, 2019 – trad. G. Falconi)

 

Musica per aeroportiDue bambini cercano fiammelle di mare in spiaggia. Si conoscono appena, ma è come se condividessero già qualcosa di profondo, un legame che li unirà per la vita, anche se dal giorno successivo torneranno a comportarsi alla stregua di due estranei. È con questa intensa nota di dolcezza che si apre la raccolta dell’autore australiano Patrick Holland: Fiammelle di mare su Sixth Island è una storia breve e delicata, che nella sua apparente semplicità introduce quelli che saranno i temi centrali dell’opera, fil rouge di storie lontane tra loro nel tempo e nello spazio. Continua a leggere

Ritorno al mondo degli Orchi-Dei

Gli Orchi-Dei – Mezzo Sangue, Hubert e Bertrand Gatignol
(BAO Publishing, 2019 – Trad. Francesco Savino)

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Quasi un anno fa recensivo su questo blog il fumetto Gli Orchi-Dei – Piccolo, primo volume di una nuova serie francese (pubblicata da Soleil Productions) ambientata in un reame immaginario governato da giganti, sovrani sanguinari alti decine di metri che si cibano pure della carne dei loro stessi sudditi. Attraverso i vari capitoli della saga, gli autori intendono raccontare le storie di personaggi sempre diversi che orbitano attorno alla corte dei giganti, lambendone così svariati aspetti e sviscerando questo micro-macro-cosmo a diverse scale. Il primo numero mi aveva deluso profondamente, perché se da una parte il soggetto è accattivante, dall’altra la narrazione risulta sciatta, incapace di coinvolgere: personaggi insipidi, ritmo singhiozzante e svolte di trama spogliate di qualunque sentimento. Così, speranzoso e titubante, mi sono gettato su questo prosieguo.

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Criacuervo: il mare nel deserto

Criacuervo, Orlando Echeverri Benedetti
(Edicola Ediciones, 2019 – Trad. M. Rota Núñez)

È molto interessante il progetto editoriale portato avanti da Edicola Ediciones, casa editrice italo-cilena che dal 2013 spartisce la propria produzione tra i due mondi portando testi italiani in Cile e testi cileni in Italia, tra cui Space Invaders (2015) di Nona Fernández e C’era una volta un passero (2016) di Alejandra Costamagna, due autrici uniche e incisive del panorama letterario cileno contemporaneo. Di ñ, la nuova collana che vuole dar voce ad autori di tutta l’America Latina, Criacuervo è il primo romanzo, scritto da Orlando Echeverri Benedetti, classe 1980, considerato come una delle penne più originali della nuova narrativa colombiana.

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Talib, o crescere con la curiosità

Talib, o la curiosità, Bruno Tosatti
(Tunué, 2019)

TalibRegno di Babilonia, su per giù cinquemila anni prima di Cristo. Talib è un lucidatore di pomelli all’interno del palazzo del re. Innamorato da sempre della principessa, quando scopre che ella verrà data in sposa a colui che sarà abbastanza ricco e coraggioso da portare a palazzo un diamante grande quanto la testa di un toro, il giovane inserviente parte all’avventurosa ricerca della gigantesca pietra, determinato a ottenere la mano della sua amata.

Così si apre Talib, o la curiosità di Bruno Tosatti; ma il romanzo non si esaurisce nella romanzesca storia dell’omonimo protagonista. Da un singolo, semplice seme narrativo scaturiscono tantissime diramazioni diverse, ognuna con il suo personaggio impegnato nella sua personalissima ricerca: è lo stesso concetto di “trama” che prende vita nelle pagine. Durante il suo viaggio, infatti, Talib incontra e condivide la missione con compagni sempre diversi e particolari: c’è Miralem, il burocrate determinato a stanare i selvaggi Peruani per fargli pagare le tasse; Azad, meccanico di professione, che è alla disperata ricerca del suo golem; Ezra che raccoglie schiuma di nuvole nel cielo; e, ancora, un drago della palude, un gigante delle nubi, una tribù di frugoli a caccia dell’animale più grande di tutti. Continua a leggere

Le poesie in dialetto di Zanzotto in un unico volume

In nessuna lingua in nessun luogo, Andrea Zanzotto
(2019, Quodlibet)

zanzTorniamo a parlare della collana Ardilut curata da Agamben per Quodlibet. Questa è la volta dell’antologia di Zanzotto, In nessuna lingua in nessun luogo, Le poesie in dialetto 1938-2009, Quodlibet, 2019.

Poco c’è da recensire della poesia di Zanzotto, uno dei maggiori poeti del novecento, e tale che la sua eco radioattiva, direbbe Pound, stordisce i nostri contatori Geiger culturali tutt’ora. Già altri hanno trattato in maniera sicuramente più esaustiva della mia i lavori del poeta veneto. A livello critico ricorderei i poeti Villalta e Dal Bianco, curatore quest’ultimo dell’edizione Quodlibet e, invece, entrambi già curatori del Meridiano Mondadori. Dove noi possiamo mettere l’accento e focalizzarci è, quindi, sull’edizione in sé.

Questo libro è una raccolta post mortem di poesie dialettali dell’autore – di origine veneta, Pieve di Soligo precisamente – riprese in ordine cronologico dai vari libri precedenti come Filò, Il Galateo in Bosco, Idioma, Meteo, Sovrimpressioni, Conglomerati.

Ogni antologia è un atto di violenza. Bene è ricordarlo. Dico questo perché l’estrapolazione di un testo, che sia per mano dell’autore stesso o di un curatore di collana, mina il rapporto con-testuale che il testo estrapolato deteneva all’interno di un microcosmo, cioè la raccolta stessa. Si sovverte il kosmos, l’ordo, un ordine che è misura, ordine che è stato anche metro di traduzione del mondo da parte del poeta. Operando così la catena idrocarburica costituita dai vari lavori testuali salta, non c’è più la risonanza della raccolta in quanto corpo vivo a causa della decontestualizzazione. Se Zanzotto ha utilizzato il dialetto in un dato momento della raccolta è perché era funzionale e congeniale in quel dato momento ed in quel luogo esatto della raccolta.

Venendo meno il luogo, cioè la raccolta di origine su cui viene fatta violenza, il logos erchomenos, letteralmente «lingua che viene», non può più sovvenire, perché non sarebbe solo apolide, ma non avrebbe più un’origine a conferirgli l’identità. Come dire che il dialetto che Zanzotto usa viene privato della sua condizione di inconscio della lingua L1 stessa e perde il suo tratto originario di oralità. La funzionalità intrinseca dell’utilizzo del dialetto, insomma, scomparirebbe come quella poetica quando viene adoperata una decontestualizzazione antologica.

Questa edizione, per quanto curata, più che filologica, è prettamente, si è tentati di dire, di stampo filosofico, per le ragioni stesse dell’operazione che ha portato alla costituzione del libro, cioè salvaguardare e riproporre il solo tema dialettale di Zanzotto, facendo uno sparagmòs a livello testuale delle varie liriche, e una successiva compositio membrorum di questi frammenti. L’autore del libro, così, non sarebbe più Andrea Zanzotto – che ricordiamo scomparso, e, pertanto, l’edizione di cui stiamo parlando è post-mortem con le relative conseguenze di una mancata supervisione da parte dell’autore; dovrebbe invece stare in copertina, grande e non a pie’ di pagina, il nome di Giorgio Agamben.

In nessuna lingua in nessun luogo è meglio vederlo come un prontuario da sfogliare, non privo di sorprese. Come ad esempio gli inediti Appunti e abbozzi per un’ecloga in dialetto sulla fine del dialetto (1969-1971). La supervisione ortografica, poi, è toccata a Luciano Cecchinel, altro importante poeta dialettale italiano. Quindi, sebbene le scelte discutibili che hanno portato all’edizione che abbiamo trattato sopra, in questo libro vengono convogliate le forze delle maggiori voci italiane in materia.

Michele Joshua Maggini