La casa delle madri: l’esordio di Daniele Petruccioli

La casa delle madri, Daniele Petruccioli
(TerraRossa Edizioni, 2020)

La-casa-delle-madri_fronteLe emozioni non mentono mai. Non mentono perché nascono da impulsi sensoriali e percettivi che, scaturendo in reazione a stimoli esterni, dal profondo ci urlano qualcosa di genuino, vero su noi stessi. Di conseguenza, è possibile affibbiare alla Letteratura – e all’Arte in generale – lo scopo apparentemente semplice di saperci emozionare, di instaurare con noi una relazione intima ed esclusiva in cui potersi riconoscere e, al tempo stesso, mettere in discussione. Se a fine lettura possiamo dire che un libro ci appartiene, allora quel libro è riuscito nell’intento più nobile a cui poteva aspirare. Personalmente, posso affermare che La casa delle madri mi appartiene.

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La voce narrante dai margini: intervista (tardiva) a Jonathan Bazzi

Febbre, Jonathan Bazzi
(2019, Fandango)

Di Febbre di Jonathan Bazzi si è già detto tanto: il romanzo è stato vincitore di numerosi premi, finalista allo Strega 2020 ed è stato definito come un piccolo caso editoriale dell’ultimo anno e mezzo.
Nel suo libro di esordio, Jonathan racconta la sua storia, che è quella di un ragazzino cresciuto a Rozzano (un quartiere molto difficile della periferia milanese) e insieme quella di un giovane uomo che, un giorno, scopre di essere sieropositivo. I due piani narrativi si alternano, e l’effetto che ne deriva è quello di un racconto fortemente incentrato sulla sfera del dolore personale e dello sviluppo dell’io per mezzo di esso.

Ho voluto impostare questa (tardiva) intevista in primis per focalizzare alcuni aspetti di Febbre che, nei tam-tam delle recensioni e dei confronti con l’autore sospinti dal successo del romanzo, forse non sono stati individuati come meritavano. In particolare, il punto di congiunzione tra autobiografismo e rispecchiamento collettivo (elemento che, dato il plauso generale a Febbre, sembra perfettamente riuscito); il rapporto tra il dolore personale e la voce per rappresentarlo; infine, in che modo i pattern più formali come i piani narrativi rispecchiano una certa idea che Bazzi ha della sua realtà.

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“Sedici parole” per raccontare una doppia assenza

Sedici parole, Nava Ebrahimi
(Keller Editore, 2020 – Trad. Angela Lorenzini)

Sedici parole è la storia di Mona, ghostwriter sui trent’anni di stanza a Colonia in Germania, e del suo ritorno in Iran, Paese d’origine, a causa della morte inaspettata della sua “maman bozorg” (una delle sedici parole che significa “nonna” in persiano): sommersa dai ricordi, dagli amori sospesi e dai silenzi di un Iran inafferrabile e avvolto dai misteri, Mona, nonostante il desiderio di ritornare al più presto alle libertà della vita occidentale, deciderà di prolungare la sua permanenza oltre il rito funebre, e di intraprendere la rotta verso Bam, città antica resa spettrale da un terremoto che l’ha ridotta in macerie, accompagnata dai due vecchi amori Ramin e Siavash, il primo presente fisicamente, il secondo unicamente nei pensieri e nei ricordi, e dalla sua “maman“. Per Mona sarà solo l’inizio di una sorta di viaggio temporale alla scoperta di sé stessa e della propria identità.

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Come se scrivere avesse un senso. Valentina Maini e la sua mischia

La mischia è l’esordio di Valentina Maini, pubblicato per Bollati Boringhieri. La vicenda – per quel poco che è possibile liofilizzare (e a fatica) in forme di sinossi, riassunti e punti salienti – è il rapporto di due fratelli, Gorane e Jokin Moraza, figli di due terroristi baschi. La mischia è stato definito in tanti modi: “esplosivo”, “folgorante”, “sorprendente”. Etichette che sarebbero perfette, se non fosse che cercare di definire in modo certo questo romanzo è un’operazione fuorviante nonché opposta alla natura dell’opera stessa. Proprio per questo, l’unico aggettivo che mi sembra che La mischia possa sopportare è “esondante”.

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“Ada brucia” e le complicazioni dell’amore

Ada brucia, di Anja Trevisan
(effequ, 2020)

AdaBrucia_Prima011980: Rino ha 25 anni, vive in un paesino dell’Umbria e fa l’orologiaio come suo nonno. Da lui ha ereditato una casa isolata tra i boschi, un forte senso della giustizia e una collezione di libri per bambini. È un giovane timido e peculiare, non ha molti amici e la sua esistenza è solitaria e abitudinaria. Ha un segreto: l’emozione incontenibile che lo coglie davanti alle bambine. Inizia così Ada brucia, l’esordio di Anja Trevisan pubblicato da effequ. Continua a leggere

“Novantanove notti nel Lowgar” a raccontare storie

Novantanove notti nel Lowgar, Jamil Jan Kochai
(Einaudi, 2020)

9788858433218_0_0_626_75Novantanove notti nel Lowgar è l’esordio letterario di un gioavane autore di origini pakistane. Io questo dettaglio l’ho scoperto solo a lettura conclusa, e mi sembra doveroso specificarlo qui come premessa. Per la precisione, Jamil Jan Kochai è nato in un campo profughi afgano in Pakistan, ma è cresciuto negli Stati Uniti e ha iniziato a dedicarsi alla letteratura direttamente in inglese, reinterpretando la sua cultura d’origine in un romanzo profondo e maturo, difficilmente assimilabile all’idea di un’opera prima.

Novantanove notti nel Lowgar ci porta infatti nella provincia afgana del 2005, nel pieno delle rappresaglie statunitensi post 11 settembre. Il giovanissimo Marwand e i suoi fratelli ritornano per novantanove giorni nella loro terra d’origine, dopo anni passati in America. Continua a leggere

Il mondo secondo Savelij, gatto e filosofo

Il mondo secondo Savelij, Grigorij Služitel’
(Francesco Brioschi Editore, 2020 – Trad. Sydney Vicidomini)

bri_il_mondo_secondo_savelij2_388_1_tmbLo sguardo degli animali è misterioso, enigmatico, sembra venire da un mondo completamente altro rispetto al nostro: “Se un leone potesse parlare, noi non potremmo capirlo”, diceva Wittgenstein. Al netto dei nostri ossessivi tentativi di umanizzazione degli animali sembra impossibile dar loro voce, poiché hanno un “linguaggio” che segue altre logiche ed una sintassi differente. In letteratura la scelta di narrare partendo dal punto di vista animale è ardita, perché richiede di assumere un punto di vista sul mondo assolutamente inedito. È questa la sfida che intraprende il giovane russo Grigorij Služitel’ col suo romanzo d’esordio Il mondo secondo Savelij, pubblicato da Francesco Brioschi editore, in cui un gatto ci racconta la sua vita spericolata per le vie di Mosca. Continua a leggere

“La parola magica” per liberarsi dall’alcol (e dalla solitudine)

La parola magica, Anna Siccardi
(NNE, 2020)

9973645_4469834Tutto comincia da un elenco di dodici punti che ricorda vagamente una serie di imperativi religiosi scritti da penitenti: sono i dodici passi degli alcolisti anonimi, qualcosa a metà tra l’ammissione di colpe passate e una serie di buoni propositi per il futuro, da rispettare in nome di un Potere Superiore non meglio definito. La parola magica non parla di alcol – non solo, almeno – ma i dodici capitoli che lo compongono sono ispirati ai passi degli alcolisti anonimi, a tratti in modo quasi citazionistico, altre volte in termini più liberi. Un percorso di rinascita, quindi, che comincia da «Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute ingovernabili», fino a concludersi con «Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio ad altri alcolisti e di mettere in pratica questi principi in tutte le nostre attività.» Una storia a lieto fine, insomma. Continua a leggere

“Configurazione Tundra”, dove devi diventare come l’acqua

Configurazione Tundra, Elena Giorgiana Mirabelli
(Tunuè, 2020)

71Ht2IyZFeLUna città-mondo che è strutturata lungo un’unica, incessante linea; le cui case sono più scatole, e gli abitanti vi abitano come insetti: meramente per la propria sopravvivenza, senza senso di identità o appartenenza. Un sistema di ottimizzazione urbana e individuale nato e progettato a un certo punto della storia del progresso umano, teorizzato dalla brillante e asettica mente di Marta Fiani, madre e ingegnere del pensiero. Lo scopo di Tundra è uno e inderogabile: sistematizzare ogni aspetto della vita umana, renderlo calcolo, schema, in modo da prevenirne anomalie, errori, sprechi. Perché solo così la felicità può essere raggiunta. Continua a leggere