André Malraux, il mitomane che ha narrato la vertigine di vivere

La condizione umana, romanzo ammantato di mito e di leggenda, è stato un libro di culto per diverse generazioni. Lo dimostrano i nomi illustri di chi lo ha stimato, ma anche il caso di un omicidio avvenuto in Francia nel ’49 a opera di due minorenni. Oggi, tuttavia, resta forse poco dell’eredità del suo autore, che non è stato tutto ciò che aveva detto di essere.


Quando si parla di André Malraux, i confini tra realtà e leggenda si confondono. È stato «il figlio del secolo», tra i favoriti per il Nobel[1], l’eroe rivoluzionario che avrebbe combattuto in Indocina e nella Guerra Civile spagnola, per oltre un decennio Ministro della Cultura e della Propaganda per Charles de Gaulle, autore del «livre du siecle»[2] che è quel La condition humaine considerato tutt’ora in Francia uno dei romanzi più importanti del Novecento[3]; ma è stato anche, prima ancora che tutto questo, un falsario, un baro, un mistificatore, un mitomane; autore, oltre che di romanzi, di un’agiografia personale con cui ha creato il mito di sé.

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