Il privilegio di essere umane: Storia dei miei peli

Storia dei miei peli, Lavinia Mannelli
(66thand2nd, 2025)

Chi non ha mai pensato, al culmine di un lungo e impegnativo lavoro culturale non retribuito, che tutto sommato aprire un profilo OnlyFans sarebbe stata una prospettiva di carriera più gratificante?

Per la protagonista di Storia dei miei peli, il secondo romanzo di Lavinia Mannelli per 66thand2nd, questo pensiero fugace si trasforma in una realtà concreta quando viene contattata dal misterioso Daniel85, un ammiratore del suo corpo peloso pronto a pagarla cifre significative per ottenere un bene preziosissimo: i suoi peli.

I peli di Lavinia – omonima all’autrice – sono preziosi soprattutto perché per la loro portatrice sono un vero e proprio proclama ideologico: «Mi chiamo Lavinia Mannelli e sono una femminista pelosa», dichiara infatti la voce narrante nelle primissime pagine del romanzo. Nel collettivo transfemminista di cui fa parte Lavinia, rifiutare la depilazione è un modo per riacquistare libertà e potere sul corpo, contrastando l’ideale di bellezza patriarcale imposto alle donne fin dall’infanzia. La richiesta di Daniel85 va quindi ben oltre il desiderio feticistico di toccare peli femminili: vuole mettere una femminista convinta nella condizione di rinnegare i suoi principi per ottenere potere economico.

La morale della protagonista, infatti, è sfidata da preoccupazioni materiali pressanti: dottoranda senza borsa all’Università di Pisa, a trent’anni Lavinia vive con sua madre e non ha nessuna fonte di reddito, costretta a destreggiarsi fra i prestiti degli amici per ogni necessità o sfizio. Le cifre promesse da Daniel85 rappresentano quindi un’opportunità di riscatto concreto, la possibilità di possedere uno spazio privato, una prospettiva di futuro, ma anche semplicemente delle cose, degli oggetti materiali del desiderio. Così, Lavinia accetta di aprire un profilo OnlyFans, depilarsi e mandare i suoi peli a Daniel85 in cambio di soldi.

Questi i presupposti a partire da cui il romanzo, pagina dopo pagina, comincia a viaggiare verso evoluzioni sempre più grottesche eppure spaventosamente realistiche. La scelta di attribuire alla protagonista lo stesso nome e cognome dell’autrice rende l’esperienza di lettura particolarmente immersiva: non si si ha la sensazione di leggere la storia di un personaggio di finzione, ma di sbirciare la vita di una persona vera, una che ci somiglia, che ha i nostri stessi principi e le stesse debolezze e che forse potremmo proprio essere noi.

Attraverso la scanzonata ma precisa denuncia del classismo e della precarietà nel mondo accademico, la storia di Lavinia sembra ricordarci che non può esistere femminismo senza lotta di classe. Le relazioni con le amiche e compagne di lotta sono gli elementi centrali della vita della protagonista, eppure anche questi rapporti consapevoli e decostruiti non sono uno spazio di confronto sicuro sulle sue preoccupazioni economiche. Nel gruppo, popolato da persone più o meno spalleggiate da famiglie facoltose, l’ansia divorante di non avere soldi viene derubricata a lamentela, la costante tendenza al risparmio di Lavinia sembra quasi inelegante. Ben disposte a sfilare per la città con i peli cosparsi di glitter, le compagne del collettivo transfemminista non sono però ancora pronte a mettere in discussione il loro privilegio di classe. Il rapporto economico e lavorativo con Daniel85 resta uno scomodo e inconfessabile segreto che la protagonista custodisce per evitare vergogna e biasimo.

Lo sguardo di Mannelli restituisce in modo impietoso la verità per cui, anche negli ambienti più militanti, la solidità economica ci caratterizza come individui molto più rispetto alle idee per cui siamo disposte a lottare. Da questo punto di vista, Storia dei miei peli è soprattutto un romanzo sul potere: cosa significa avere davvero potere sul proprio corpo e dove si colloca il confine del libero arbitrio quando c’è di mezzo la necessità di guadagnare per vivere?

Il potere in gioco è anche quello tramite cui la tecnologia modifica i corpi. Nel corso dei suoi scambi con Daniel85, Lavinia prova diverse tecniche di epilazione, dalla cera al silk epil passando per antichi metodi tramandati da Cleopatra in persona. Ogni tecnologia agisce sul suo corpo con effetti collaterali più o meno sgradevoli e contribuisce a trasformare il processo di beautification in un vero e proprio lavoro full time. Confezionare un pacchetto pieno di peli recisi è arduo e dispendioso, richiede pianificazione, tempo e fatica: a livello di impegno, non sembra troppo diverso dal lavoro culturale.

Per orientarsi e tenere salda la sua identità in questa avventura solitaria, Lavinia chiama in aiuto la teoria femminista: da Virginia Woolf a Donna Haraway, passando per una ricca schiera di autrici e autori contemporanei, la teoria è presente in ogni passaggio della vicenda. Le filosofe e studiose vegliano sulla protagonista e danno corpo al suo business: le loro pagine, infatti, finiscono per essere gli involucri dei pacchi destinati a Daniel85. Il progressivo smarrimento di Lavinia, però, sembra indicare che la teoria non è una bussola sufficiente per orientarsi nella vita vera: i proclami e i buoni propositi dei libri si scontrano costantemente con l’imperfezione contraddittoria della realtà. Proprio scollamento tra ciò che è desiderabile e ciò che è reale porta Lavinia a perdere progressivamente contatto con ciò che la rende umana. La perdita dei peli sembra essere un punto essenziale in questo: rinunciare a una parte di sé vuol dire anche rassegnarsi a occupare sempre meno spazio fisico. Quanto siamo disposte a farci piccole pur di esistere indisturbate?

Storia dei miei peli è una storia a tratti esilarante e a tratti oscura, estremamente efficace nell’incarnare il concetto di intersezione nel ricordarci mettere in connessione, attraverso personaggi vividi e fin troppo simili a noi, il mondo della ricerca, del precariato, dell’attivismo. Ma, soprattutto, ci ricorda fino all’ultima pagina che privilegio sia poter essere umani nel mondo.

Loreta Minutilli

in copertina: Foto di Sora Shimazaki da Pexels

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