“La parola magica” per liberarsi dall’alcol (e dalla solitudine)

La parola magica, Anna Siccardi
(NNE, 2020)

9973645_4469834Tutto comincia da un elenco di dodici punti che ricorda vagamente una serie di imperativi religiosi scritti da penitenti: sono i dodici passi degli alcolisti anonimi, qualcosa a metà tra l’ammissione di colpe passate e una serie di buoni propositi per il futuro, da rispettare in nome di un Potere Superiore non meglio definito. La parola magica non parla di alcol – non solo, almeno – ma i dodici capitoli che lo compongono sono ispirati ai passi degli alcolisti anonimi, a tratti in modo quasi citazionistico, altre volte in termini più liberi. Un percorso di rinascita, quindi, che comincia da «Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute ingovernabili», fino a concludersi con «Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio ad altri alcolisti e di mettere in pratica questi principi in tutte le nostre attività.» Una storia a lieto fine, insomma. Continua a leggere

Il senso profondo delle cose nascoste

Calce o delle cose nascoste, Raffaele Mozzillo
(effequ, 2019)

CalceCOVER02Svizzera, anni Sessanta del Novecento: con la stretta sulle norme migratorie che si fa sempre più serrata, imprenditori e lavoratori del Paese, terrorizzati di perdere il lavoro a causa degli stranieri italiani, continuano a gridare «prima gli svizzeri!», leitmotiv di quegli anni e slogan infelice di tanta politica nostrana fino a poco tempo fa. L’apice della xenofobia elvetica fu raggiunto con un referendum del 1970 che, se fosse passato, avrebbe costretto numerosi emigrati italiani a fare le valigie e tornare a casa. Il referendum non passò, ma ciò non mutò il clima d’odio che contraddistinse quel triste periodo da cui prende piede il nuovo romanzo di Raffaele Mozzillo, Calce o delle cose nascoste (effequ), che, a partire da questo particolare contesto politico-sociale, ci ricorda di un momento storico in cui ad essere visti come «sporchi brutti e cattivi» eravamo proprio noi italiani.

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Tra storia e memoria: Marta Barone e la ricostruzione di un padre

Città sommersa, Marta Barone
(Bompiani, 2020)

«La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile», scrive Kafka in Prometeo, «e dal momento che proviene da un fondo di verità, deve finire nuovamente nell’inspiegabile».

Pare avere simile origine la fiamma che illumina la Città sommersa (Bompiani, 2020) di Marta Barone, scrittrice torinese già autrice di libri per ragazzi, che al suo esordio nella narrativa “adulta” si assesta tra i dodici semifinalisti del Premio Strega. Spiegare l’inspiegabile è, del resto, l’intenzione arcaica di ogni storia, come ben sanno i due protagonisti di questo romanzo, ovvero Marta, figlia, trentenne e voce narrante, e Leonardo Barone, padre, defunto, e oggetto dell’indagine. Perché se è vero che tutti i romanzi sono, in qualche modo, dei romanzi gialli, ne la Città sommersa quello dell’investigazione si impone come corso d’acqua principale da cui si dipanano i diversi effluenti dell’indeterminatezza del ricordo, dell’inattendibilità della parola, dell’ineffabilità dell’essere umano.

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“Configurazione Tundra”, dove devi diventare come l’acqua

Configurazione Tundra, Elena Giorgiana Mirabelli
(Tunuè, 2020)

71Ht2IyZFeLUna città-mondo che è strutturata lungo un’unica, incessante linea; le cui case sono più scatole, e gli abitanti vi abitano come insetti: meramente per la propria sopravvivenza, senza senso di identità o appartenenza. Un sistema di ottimizzazione urbana e individuale nato e progettato a un certo punto della storia del progresso umano, teorizzato dalla brillante e asettica mente di Marta Fiani, madre e ingegnere del pensiero. Lo scopo di Tundra è uno e inderogabile: sistematizzare ogni aspetto della vita umana, renderlo calcolo, schema, in modo da prevenirne anomalie, errori, sprechi. Perché solo così la felicità può essere raggiunta. Continua a leggere

Piccole apocalissi: un intenso laboratorio sperimentale

Piccole apocalissi, Livio Santoro
(Edicola Ediciones, 2020)

Le micronarrazioni sono probabilmente tra le cose più complesse da scrivere, oltre che da leggere. Livio Santoro – che io conoscevo essenzialmente come responsabile editoriale della collana Gli Eccentrici, edita dalla casa editrice Arcoiris – ha scritto una magistrale raccolta di micronarrazioni.

I racconti proposti non solo sono il frutto di un lavoro di labor limae estremamente evidente, ma sono anche un bellissimo collage di pezzi di esistenza, a volte assurdi, a volte iper-realistici. Colpisce la bravura con cui l’autore gioca coi generi, spaziando dall’haiku al fantastico alla fantascienza e così via discorrendo: quasi come se ogni micro-racconto fosse un micro-laboratorio letterario (e in ciò è evidente l’influenza della letteratura sudamericana di cui Santoro è esperto). In ogni caso, ciò che emerge da queste brevissime narrazioni è un sentimento sempre diverso, ma estremamente netto e ben delineato. Poche parole, a volte davvero pochissime, ma precise come delle frecce. Continua a leggere

“Ai sopravvissuti spareremo ancora”: l’esordio di Claudio Lagomarsini

Ai sopravvissuti spareremo ancora, di Claudio Lagomarsini
(Fazi Editore, 2020)

ai-sopravvissuti-spareremo-ancoraIl nome di Claudio Lagomarsini non è nuovo a chi frequenta le riviste letterarie: suoi racconti sono stati pubblicati su Colla, Nuovi Argomenti, Retabloid  e Cattedrale e nel 2019 è stato vincitore del concorso Ogni desiderio, bandito dal Premio Calvino. Il suo romanzo d’esordio, Ai sopravvissuti spareremo ancora, è da qualche settimana in libreria per Fazi Editore ed era stato segnalato tra le opere meritevoli della XXXI edizione del Premio Calvino. Continua a leggere

Il rivale necessario: Scavare di Giovanni Bitetto

Scavare, Giovanni Bitetto
(Gaffi-Italosvevo Editore, 2019)

scavare copertinaIl romanzo d’esordio di Giovanni Bitetto ha l’aria di essere il frutto di un lungo lavoro. Scavare è il soliloquio di un maturo scrittore nichilista. Il suo rivale, un filosofo marxista di fama mondiale, è morto, e lo scrittore vuole porgergli l’ultimo, definitivo saluto rievocando la storia del loro rapporto, storia di una vita intera. Un racconto fatto di frammenti di memoria, riflessioni e discorsi, che si dipana nel tempo di tutta una notte, quella del funerale. Continua a leggere

“La proibizione”: il piacere del dominio e della sottomissione

La proibizione, Valentina Durante
(Laurana, 2019)

la-proibizione-221Avevo scoperto e apprezzato la prosa di Valentina Durante circa un anno fa, quando avevo letto Il ratto, Ofeliaun racconto giunto alla nostra redazione in anonimato e che sarebbe poi finito sul primo numero dell’Ircocervo.
Negli ultimi giorni, dagli scaffali della mia biblioteca, ho visto fare capolino il suo primo romanzo, che ho scoperto essere uscito in primavera. L’ho preso in prestito e ho incominciato subito a leggerlo: non è passato molto che ho iniziato a chiedermi, con sorpresa, perché nei mesi trascorsi non ne avessi sentito parlare, perché non lo avessi mai incontrato in libreria o tra i finalisti di un concorso letterario.
Sia chiaro: non mi stupisce il fatto che le dinamiche editoriali muovano i libri tra librerie e premi non necessariamente secondo il loro valore, e che per questo opere validissime spesso non ricevano la risonanza che meritano. È un destino frequente, ahimè; ma che si rivela ancora più ingiusto in casi come quello de La proibizione, che avrebbe meritato e merita un’attenzione e un riconoscimento decisamente maggiori. Continua a leggere

Mezza luce mezzo buio, quasi adulti: l’esordio di Carlo Bertocchi

Mezza luce mezzo buio, quasi adulti, Carlo Bertocchi
(TerraRossa Edizioni, 2019)

Trovo rifugio da queste piovose settimane in un ritaglio di mondo letterario caldo e accogliente che, inaspettatamente, mi ha investito con lo stesso affabile agio di casa, forse perché, nonostante la distanza tra me e i fatti raccontati in Mezza luce mezzo buio, quasi adulti anche io, quasi adulta, ancora mi ci sento.

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