L’arte, il male, la musica: conversazione con Andrea Tarabbia

Tarabbia - Madrigale senza suono cop.inddLa prima volta che ho sentito parlare di Gesualdo da Venosa, musicista assassino della sposa, è stato grazie all’omonima canzone di Franco Battiato, con testo del filosofo Manlio Sgalambro. Il senso della canzone dovrebbe fare riferimento a un rapporto tra arte e morale, sull’utilizzo di quest’ultima come lente per interpretare la prima. E così, la figura di Gesualdo, genio della musica ma anche autore di un efferato delitto, mi aveva sempre incuriosito. Quando ho scoperto che Andrea Tarabbia, autore che nel tempo avevo imparato ad apprezzare e stimare, aveva scritto un romanzo proprio sul principe Carlo Gesualdo, ne sono stato entusiasta. Il suo Madrigale senza suono ci porta nella Napoli a cavallo tra il ‘500 e il ‘600. Un romanzo dalle tinte fosche e gotiche, di demoni e di streghe; un perturbante gioco di specchi che indaga i temi del dolore e dell’arte, del male e del rapporto padri-figli, nel quale l’unica certezza è l’assenza di certezze.

Partiamo dal principio. Qual è il primo ricordo che hai di Carlo Gesualdo? E perché hai deciso di scriverne un romanzo?

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L’obiettivo di questa lista non è costituire un canone avere una pretesa che non sia semplicemente quella di dare consigli di lettura e invitare a conoscere la letteratura italiana in profondità, al di là dei soliti grandi nomi. Se è vero che Pirandello, Svevo o Leopardi hanno reso gloriosa la nostra letteratura, vero anche che un simile contributo è da attribuire a Manganelli come a Landolfi, alle opere di Bufalino come a quelle di Malaparte, ecc.

Vogliamo qui far scoprire a chi ancora non le conosce quelle grandi opere che eppure sono meno conosciute, rinomate e lette dai più, e che, come vedrete, si alternano ai capolavori senza tempo che noi tutti conosciamo. Infatti la presenza di alcuni titoli desterà probabilmente sorpresa in qualcuno. Alcune di esse hanno avuto un ruolo molto importante nel panorama letterario in cui sono apparse, ma oggi sono in gran parte dimenticate (si pensi a Il mulino del Po di Bacchelli, romanzo cardine di un autore stimatissimo nel primo Novecento, tanto da essere stato candidato più volte al Premio Nobel). 

Come criteri abbiamo cercato di coniugare: il giudizio della critica, l’importanza che l’opera ha avuto all’interno del clima culturale e sociale in cui è apparsa, la sua innovazione letteraria, il giudizio medio dei lettori, il prestigio di chi l’ha scritta, ecc. Sono stati inclusi solo prose narrative. Poesia, testi teatrali e saggi meriterebbero un discorso a parte.

L’ordine è rigorosamente cronologico e non di valutazione, sia per l’impossibilità (e la mancanza da parte nostra di volontà) di un ordinamento cardinale sia per dar un’idea del contesto e della successione in cui queste opere sono apparse.

 

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Opere fuori lista degne di menzione (in ordine cronologico) (anch’essa parziale)

  • A ciascuno il suo, Leonardo Sciascia 1966
  • Altri Libertini, Pier Vittorio Tondelli 1980
  • Atlante occidentale, Giovanni del Giudice 1985
  • Casa d’altri, Silvio D’Arzo 1952
  • Cinque storie ferraresi, Giorgio Bassani 1956
  • Giù la piazza non c’è nessuno, Dolores Prato 1980
  • Il bell’Antonio, Vitaliano Brancati 1949
  • Il clandestino, Mario Tobino 1962
  • Il disertore, Giuseppe Dessì 1961
  • Il fratello italiano, Giovanni Arpino 1980
  • Il garofano rosso, Elio Vittorini 1948
  • Il ponte della Ghisolfa, Giovanni Testori, 1956
  • Il re di Girgenti, Andrea Camilleri 2001
  • Io venìa pien d’angoscia a rimirarti, Michele Mari 1990
  • L’esclusa, Luigi Pirandello
  • L’innocente, Gabriele D’Annunzio 1892
  • L’ora di tutti, Maria Corti 1962
  • La grande sera, Giuseppe Pontiggia 1989
  • La lunga vita di Marianna Ucrìa, Dacia Maraini 1990
  • La penombra che abbiamo attraversato, Lalla Romano 1964
  • Le cosmicomiche, Italo Calvino 1965
  • Le quattro ragazze Wieselberger, Fausta Cialente 1976
  • Le stelle fredde, Guido Piovene 1970
  • Lettere da Capri, Mario Soldati 1954
  • Materada, Fulvio Tomizza 1960
  • Menzogna e sortilegio, Elsa Morante  1948
  • Metello, Vasco Pratolini 1955
  • Narrate, uomini, la vostra storia, Alberto Savinio 1942
  • Narratori delle pianure, Gianni Celati 1985
  • Nascita e morte della massaia, Paola Masino 1945
  • Pane e vino, Ignazio Silone 1955
  • Rubé, Giuseppe Antonio Borgese 1921
  • Stella mattutina, Ada Negri 1921
  • Trionfo della morte, Gabriele D’Annunzio 1894
  • Troppi paradisi, Walter Siti 2006
  • Un anno sull’altipiano, Emilio Lussu 1938
  • Un uomo finito, Giovanni Papini 1913
  • Una vita, Italo Svevo 1892
  • Vita nei campi, Giovanni Verga 1897
  • Zebio Còtal, Guido Cavani 1961