Il tunnel: Yehoshua e il deserto della memoria

Il tunnel, Abraham B. Yehoshua
(Einaudi, 2018 – trad. Alessandra Shomroni)

yehoshua

Lo stato di Israele, con la sua storia, le sue contraddizioni, il suo complesso intreccio di identità, è di per sè un romanzo. I saggi sulla storia del sionismo o del conflitto israelo-palestinese sanno essere avvincenti e misurati come la migliore narrativa: a loro disposizione c’è infatti un cast di personaggi ben caratterizzati, un’ambientazione adeguatamente esotica e una vicenda che si presta (come quella di ogni buon romanzo) a mille riletture. Forse è per questo motivo che chi scrive romanzi in Israele, e in particolare chi scrive bene, consegna alle stampe in definitiva una serie di sequels, di episodi, che non possono esimersi dal far riferimento alle puntate precedenti; e le puntate precedenti sono la Storia, le sue (almeno due) versioni ufficiali e i riverberi che essa incontrollatamente getta sulle vite dei singoli. Il tunnel è l’ultimo di questi episodi, Abraham Yehoshua il suo sceneggiatore.

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