L’implicita richiesta di Emanuela Cocco al lettore in “Tu che eri ogni ragazza”

Tu che eri ogni ragazza, Emanuela Cocco
(Wojtek Edizioni, 2018)

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Vi è una distanza incolmabile tra noi e il fuori, tra le cose che sono nostre – come il dolore, l’amore, la rabbia, la pietà, le scelte – e le cose che appartengono al mondo esteriore.
A volte capita di guardare al di là e di non sentirsi parte di nessun luogo: un esterno sembra essere inconcepibile.
Altre volte  – anzi la maggior parte del tempo – siamo invece immersi nell’esterno e lo abitiamo senza pensarci. Il problema, forse, comincia quando si instaura il pensiero sulla soglia: su cosa sia il fuori e cosa sia il dentro, su cosa contengano questi due mondi che a volte si incontrano e a volte, invece, lottano. Continua a leggere

L’America del rock e un sound sovrannaturale

Josh Ewan, Vito Ricco
(Les Flâneurs Edizioni, 2018)

coverDopo anni di silenzio e lontananza dalle scene, la rockstar Josh Ewan ha pubblicato un nuovo album. Il suo nuovo agente, Oliver, lo spinge a pubblicizzarlo, ma lui si rifiuta. È irremovibile. È convinto, anzi, certo di aver prodotto un album brutto, di un livello inferiore ai precedenti, che l’hanno reso uno dei cantanti più ricchi e celebri della sua epoca.
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Il nuovo Otello e la magia dell’Oriente

Otello, il moro di Valona, Ben Blushi
(Mimesis Edizioni, 2018)

coverIl titolo non deve trarre in inganno. Non stiamo parlando di un semplice remake dell’opera di Shakespeare. Sono stati mantenuti alcuni elementi dell’Otello originale (il “moro”, i nomi dei personaggi), ma Otello, il moro di Valona è un lavoro originale, con una propria identità e una propria indipendenza. Continua a leggere

Cereali al neon, un mondo illuminato dall’asincronìa

Cereali al neon, Sergio Oricci
(Effequ, 2018)

La realtà è aumentata a tal punto da rendere esigua la fantasia.
E ora che non ho più niente da inventare,
invento uno spettatore. […]
Noi siamo giovani illuminati da una realtà a risparmio energetico.
(Giovani illuminati – Eugenio in via di gioia)

 

SergioOricciCerealialneonA parte la citazione iniziale, vorrei cominciare premettendo che, mentre leggevo questo romanzo, non riuscivo a togliermi dalla testa una canzone che mi piace tantissimo: La punta dell’iceberg, ancora una volta degli Eugenio in via di gioia (band italiana che forse conosco solo io, assieme ai parenti dei componenti). Durante la lettura ogni tanto troverete qualche citazione da questa canzone in corsivo, andate a dare un ascolto magari, oltre che comprare il libro. Continua a leggere

“Anatomé”, per un’idea di metafisica anatomica

AA.VV., Anatomé – dissezioni narrative
(Officina Ensemble, 2018)

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Quando si tratta di leggere una raccolta di racconti provenienti da penne diverse, il rischio che si corre è di ritrovarsi a leggere una serie di scene sconclusionate e poco organiche, come se qualcuno avesse creato un filmato tagliando le parti migliori di vari film. Il risultato che se ne ricaverebbe sarebbe – nonostante quelle scene siano effettivamente le migliori – quello di una lunga serie di fotografie senza senso organico. Belle, estetiche magari, ma di certo non vive.

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Campiello 2018: “Mio padre la rivoluzione” rovescia la realtà

Mio padre la rivoluzione, Davide Orecchio
(minimun fax, 2017)

 

imageRaramente mi capita di non saper decidere se un libro mi ha convinto o meno, eppure questo è accaduto con Mio padre la rivoluzione, finalista al Premio Campiello. Dopo averne concluso la lettura, pur essendomi riservata alcuni giorni per riflettere sono ancora preda dell’indecisione.

L’opera di Davide Orecchio si distingue da subito per la sua struttura: Mio padre la rivoluzione non è un romanzo, bensì una raccolta di dodici racconti differenti per ambientazione (si passa dal Messico agli Stati Uniti, dalla Germania nazista all’Italia del dopoguerra) e personaggi (da Gianni Rodari a Lev Trockij, da Stalin a Hitler, da Togliatti a Bob Dylan). Continua a leggere

Il racconto dei racconti in una Napoli magica e femminile

Morfisa o l’acqua che dorme, Antonella Cilento
(Mondadori, 2018)

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Antonella Cilento torna ancora una volta nella sua Napoli. Se il suo ultimo romanzo, Lisario o il piacere infinito delle donne (finalista al Premio Strega 2014), aveva come sfondo la città spagnola del Seicento, Morfisa racconta una città dimenticata, ignota ai più: la Napoli dell’undicesimo secolo, capitale di un Ducato solo in teoria dipendente da Bisanzio.

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