“Sedici parole” per raccontare una doppia assenza

Sedici parole, Nava Ebrahimi
(Keller Editore, 2020 – Trad. Angela Lorenzini)

Sedici parole è la storia di Mona, ghostwriter sui trent’anni di stanza a Colonia in Germania, e del suo ritorno in Iran, Paese d’origine, a causa della morte inaspettata della sua “maman bozorg” (una delle sedici parole che significa “nonna” in persiano): sommersa dai ricordi, dagli amori sospesi e dai silenzi di un Iran inafferrabile e avvolto dai misteri, Mona, nonostante il desiderio di ritornare al più presto alle libertà della vita occidentale, deciderà di prolungare la sua permanenza oltre il rito funebre, e di intraprendere la rotta verso Bam, città antica resa spettrale da un terremoto che l’ha ridotta in macerie, accompagnata dai due vecchi amori Ramin e Siavash, il primo presente fisicamente, il secondo unicamente nei pensieri e nei ricordi, e dalla sua “maman“. Per Mona sarà solo l’inizio di una sorta di viaggio temporale alla scoperta di sé stessa e della propria identità.

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