I fantasmi siamo noi: “La notte della felicità”

La notte della felicità, di Tabish Khair
(Tunué, 2020 – trad. A. Gasparini)

nottefelAnil Mehotra è un giovane imprenditore indiano di successo e non ha tempo da perdere con le cose irrazionali, come la felicità e la religione. Induista solo formalmente, liberale e di larghe vedute, tollera i musulmani ma diffida anche del loro potenziale integralismo: strano, quindi, che ne abbia assunto uno e ne abbia fatto il suo fidato braccio destro.

Ma Ahmed è mite, discreto ed equilibrato e sembrerebbe anche poco praticante: l’unica festività musulmana per cui ogni anno chiede un giorno di ferie è Shab-e-baraat, la notte della felicità. In questa occasione sua moglie Roshni prepara l’halwa e i due la mangiano insieme, pregando per le anime dei defunti.

Un giorno, proprio la sera della festività, mentre imperversa un violento acquazzone, Anil si offre di accompagnare a casa Ahmed e viene invitato ad assaggiare l’halwa di Roshni. Una volta entrato nell’appartamento, però, la vita del protagonista cambia per sempre, incrinata da un dettaglio disturbante che mette in dubbio tutto ciò che credeva di sapere sul proprio dipendente.

Comincia così La notte della felicità, il romanzo di Tabish Khair da qualche giorno in libreria per Tunué nella traduzione di Adalinda Gasparini. Continua a leggere