Ultima intervista a Umberto Eco. Cosa pensa della sua morte?

Quando il professor Eco mi appare in lontananza, diretto verso di noi, la prima cosa che mi salta all’occhio di lui è il borsalino nero di feltro che da sempre ha portato con stile. Se lo tocca in segno di saluto quando ormai mi è di fronte. Gli stringo la mano, con l’emozione che vi sarà chiara, e lo osservo appoggiare sulla poltrona i libri che teneva sottobraccio, per potersi levare il soprabito. Tra le labbra se ne stava spento un sigaro, tenuto con evidente indifferenza, quasi che in realtà non ci fosse. Aggancia il cappotto all’appendiabiti e finalmente si accomoda. In piedi in sua attesa, lo seguo e mi siedo anch’io.

Per un attimo dimentico tutto quello che avevo da dire e resto a fissare il suo gilet cardato color mogano, da cui spunta una cravatta regimental intorno al collo d’una camicia azzurra, e a completare, una giacca kaki in lana resca.

È chiaro che intuisce il mio impaccio, mi sorride, prende il sigaro tra le dita e allora parla lui, per primo. Continua a leggere