“Gli affamati” di Insolia: un esordio che non convince

Gli affamati, Mattia Insolia
(Ponte alle Grazie, 2020)

Due giovani fratelli, Paolo e Antonio, vivono da soli in un paesino siciliano. Paolo, il maggiore, fa il muratore, è perennemente in contrasto con il capocantiere e conduce una battaglia interiore con la sua rabbia; Antonio è più ingenuo, a differenza del fratello non ha imparato a farsi rispettare, o più semplicemente non è riuscito ancora ad adattarsi alle asprezze della vita. Su di loro incombe la fuga di una madre che ha scelto un’altra vita e l’assenza di un padre alcolizzato, che anche da morto dà pensiero: per quello che è stato e che i suoi figli non vogliono diventare. Così si presenta l’esordio di Mattia Insolia, catanese classe 1995, che sta facendo parlare di sé grazie soprattutto all’endorsement e alle lodi di Teresa Ciabatti.

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Vera finzione. Intervista a Régis Jauffret, autore di Cannibali

9788867994106_0_0_0_75Régis Jauffret è un autore francese contemporaneo molto noto in Francia. Recentemente è stato pubblicato in Italia da Clichy Edizioni: nel 2016 è uscito Dark Paris Blues e nel 2017 Cannibali. Lo abbiamo intervistato a Milano in occasione della presentazione di Cannibali  (libro finalista al prix Goncourt 2016) presso Book Pride[1].

Cannibali è un romanzo costruito su una corrispondenza fra due donne: quando Noemie e Geoffrey rompono la loro relazione, Noemie scrive a Jeanne, madre di Geoffrey. Le due scoprono di avere in comune molti lati del carattere e soprattutto un selvaggio progetto: divorare il loro uomo, il loro figlio e amante. Una storia bruciante di amore e odio, narcisismo intellettuale e passioni viscerali.

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