Le letture memorabili del 2019

Il 2019 volge al termine e, come nel 2018, per noi è il momento di passare in rassegna le letture di quest’anno e fare un bilancio. Non ci sentiamo in grado di decretare i migliori titoli usciti quest’anno, ma di sicuro possiamo indicare i nostri preferiti tra quelli che abbiamo letto, sia che siano freschi di stampa, sia che si trovino sugli scaffali ormai da un po’. Di seguito, dunque, i nostri personalissimi libri migliori dell’anno, nella speranza che possano dare qualche buona dritta per i regali di Natale! Continua a leggere

Andare «alla fine della fine»: “Settembre 1972”, di Imre Oravecz

Settembre 1972, Imre Oravecz
(Edizioni Anfora, 2019 – trad. Vera Gheno)

«Aprile è il mese più crudele», ma anche settembre sa essere bastardo. Se nell’incipit della Terra Desolata (1922) Eliot contrappone alla rinascita primaverile la paradossale magnificenza della moderna infertilità occidentale, Settembre 1972 (Edizioni Anfora, 2019), già dal primo appunto intitolato In principio era, si focalizza non tanto sull’incapacità generativa dell’uomo contemporaneo in sé, ma sull’infruttuosità di un Amore ormai finito che, attraverso una fitta rete di accostamenti oppositivi, disconosce tutte le potenzialità benefiche con cui all’inizio aveva investito oggetti, sensazioni e astrazioni in favore delle loro controparti nocive scaturite a seguito della fine, lasciando il lettore bocconi e col fiato spezzato già dalla prima pagina.

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La notte dell’uccisione del maiale, di Magda Szabó

La notte dell’uccisione del maiale, Magda Szabó
(Edizioni Anfora, 2018 – trad. Francesca Ciccariello)

In Lezioni di Letteratura (1982), Vladimir Nabokov – parlando della Metamorfosi di Franz Kafka – spende due parole sul concetto di realtà, affermando che quando l’esistenza oggettiva diventa «un guscio rotto e vuoto» a causa della realtà soggettiva eccessivamente influente, l’unico modo per ricomporla è prendere «diversi mondi individuali, mescolarli bene insieme, raccogliere una goccia di questa miscela e chiamarla realtà oggettiva»; è la stessa operazione, difficoltosa e edificante insieme, che Magda Szabó richiede al lettore della Notte dell’uccisione del maiale (Edizioni Anfora, 2018), chiamato a ricostruire le vicende di una storia familiare fondata su quella particolare avversione profonda che, come il tartaro attaccato alle gengive, si indurisce sempre più col passare del tempo: il rancore.
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