Le letture memorabili del 2019

Il 2019 volge al termine e, come nel 2018, per noi è il momento di passare in rassegna le letture di quest’anno e fare un bilancio. Non ci sentiamo in grado di decretare i migliori titoli usciti quest’anno, ma di sicuro possiamo indicare i nostri preferiti tra quelli che abbiamo letto, sia che siano freschi di stampa, sia che si trovino sugli scaffali ormai da un po’. Di seguito, dunque, i nostri personalissimi libri migliori dell’anno, nella speranza che possano dare qualche buona dritta per i regali di Natale!

Sonia Aggio, ossia LA NINFA ROSSA, consiglia:

Le strade di polvere di Rosetta Loy (Einaudi): prezioso. Una grande saga familiare che offre personaggi e scene indimenticabili.

Il gioco di Santa Oca di Laura Pariani (La Nave di Teseo): caleidoscopico. Un romanzo storico avvincente e profondo, che trascina il lettore dalla prima all’ultima pagina.

Un giorno verrà, di Giulia Caminito (Bompiani): vivo. Una storia, quella di Lupo e Nicola, che ha la forza e i colori accesi di una leggenda popolare.

 

Alessia Angelini, ossia DONNA SEDUTA CON UN GINOCCHIO PIEGATO, consiglia: 

L’idioma di Casilda Moreira di Adrian Bravi (Exorma), per viaggiare, innamorarsi, appassionarsi all’etnolinguistica e struggersi per una lingua agonizzante, tutto in un colpo solo.

Il viaggio sotterraneo di Niels Klim di Ludvig Holdberg (Adelphi), perché i classici rinascimentali non hanno nulla da invidiare a un Douglas Adams.

Macerie prime di Zerocalcare (Bao Publishing) perché oh, questa crisi post adolescenziale non passerà mica da sola.

 

Francesco Biagioli, ossia HEAD VI, consiglia: 

Atto di Dio di Giacomo Nanni (Rizzoli Lizard): dentro alle pagine di questo piccolo volume c’è un intero mondo di umanità e natura che si intersecano e si sovrappongono in un continuo dialogo silenzioso. Lo stile è delicato e l’autore infonde le pagine di un assurdo razionalismo magico.

La notte del Corvo di Marco Galli e Apehands (Coconino Press – Fandango): una ballata western intrisa di politica, di contemporaneità; il fumetto è in continua accelerazione ed evolve pagina dopo pagina, al pari dei disegni stessi, che mostrano il progresso dell’autore durante la riabilitazione da una rara malattia che lo aveva costretto a mesi di paralisi totale. Un gioiello.

I giorni che scompaiono di Timothé Le Boucher (Bao Publishing): un thriller psicologico dallo stile delicato, in grado di fondere in sé l’assurdo kafkiano e le moderne strutture del cinema di Christopher Nolan (e della tradizione a cui si ispira) senza mai perdere la sua vena vivace.

 

Anja Boato, ossia LA SPOSA DEL VENTO, consiglia:

Vite coniugali di Bernard Quiriny (L’Orma Editore): anche se “Vite coniugali” può non essere l’opera migliore di Quiriny, sullo sfondo ci sono sempre le stesse atmosfere surreali ed eccentriche che più lo rappresentano. Ecco allora un susseguirsi di storie che parlano di club di sedentari, bambini interscambiabili, paesi dove non esiste il concetto di proprietà privata, letterati che sposano più e più volte la stessa donna, e tante altre pillole di geniale follia. Lo ammetto: ne sentivo la mancanza.

Carnaio di Giulio Cavalli (Fandango), perché è eccentrico, macabro e grottesco. Talmente sopra le righe da poter descrivere il mondo nel modo più crudo possibile, e permetterti comunque di riderci sopra.

Il celestiale Bibendum di Nicolas De Crécy (Eris Edizioni), perché mette in scena l’assurdo, salta tra vari piani narrativi ed è magistralmente illustrato. C’è un uomo-foca che rappresenta il bene assoluto, una testa parlante, un diavolo incattivito, una rivoluzione canina, un caos di personaggi sopra le righe e di situazioni improbabili. Eppure tutto ha senso: basta non commettere mai l’errore di distrarsi.

 

Michele Maestroni, ossia GIOVANE UOMO ALLA FINESTRA, consiglia:

Il Levante di Mircea Cărtărescu (Voland)

La gente non esiste di Paolo Zardi (NEO.)

Molto mossi gli altri mari di Francesco Longo (Bollati Boringhieri)

 

Angela Marino, ossia PICCOLA TORRE DI BABELE, consiglia:

Ciò che resta del giorno, Kazuo Ishiguro (varie edizioni), perché cogliere l’attimo non è mai stato così urgente e così impossibile allo stesso tempo; perché è nel vasto mondo del non detto che si afferra a piene mani il senso di una vita mancata; perché il tempo che ci è concesso è solo un giro di orologio, ed è bene farne buon uso. Per chi può è straconsigliata la lettura in lingua originale.

L’uomo nell’Olocene, Max Frisch (Einaudi): l’erosione di una mente che va di pari passo con l’erosione e destrutturazione dell’ambiente in cui è immersa la voce di un narratore tutt’altro che affidabile. Basteranno i tentativi di resistere all’inevitabile mentre fuori tutto si disgrega perdendo di significato e concretezza? Leggere per scoprirlo.
Da qualche parte un martello su latta.

Settembre 1972, Imre Oravecz (Edizioni Anfora), affinatissimo per stile e costruzione, le annotazioni a metà tra prosa e poesia che compongono il romanzo ripercorrono, attraverso la potenza evocativa e dolorosa del ricordo, i momenti salienti di un Amore che prima era e poi non è più.

 

Loreta Minutilli, ossia DAMA CON L’UNICORNO, consiglia:

Il suo corpo e altre feste di Carmen Maria Machado (Codice Edizioni) perché questi racconti freschi, coraggiosi e originali non si fermano sulla soglia: l’autrice ci parla con decisione di consenso, relazioni e intimità e non ha paura di chiamare le cose con il loro nome.

Lo strappacuore di Boris Vian (marcos y marcos) per chi non ha paura dell’assurdo e dell’eccessivo ed è pronto a lasciarsi coinvolgere da situazioni e personaggi che gli strapperanno letteralmente il cuore dal petto.

La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante (Edizioni E/O), perché la Ferrante è sempre la Ferrante e, per quanto si voglia provare a fare i sostenuti nei suoi confronti, le sue parole aprono in due l’anima con una precisione rara da trovare altrove.

 

Pierpaolo Moscatello, ossia ANGELO RIBELLE CON CUORE ROSSO, consiglia:

Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan (minimum fax), perché non so come ho fatto ad arrivare così tardi a un libro così bello. Qui c’è la prova che il romanzo non è morto: a patto di avere il talento di Jennifer Egan, forme nuove – e del tutto accessibili – sono dietro l’angolo.

 La versione di Barney di Mordecai Richler  (Adelphi): uno dei personaggi più belli della letteratura. Un misantropo che ti racconta la sua vita attraverso le tre donne che l’hanno abitata. Alla fine, non puoi fare a meno di volergli bene (e un po’ piangi anche).

Il sussurro del mondo di Richard Powers (La Nave di Teseo), per il coraggio di una storia che trova movimento a partire non da conflitti interiori o interpersonali, ma dalla fragile impalcatura di un’etica, che pagina dopo pagina rischia di raffreddare il lettore (e non ce la fa quasi mai: perché Powers è troppo bravo).

 

Giuseppe Rizzi, ossia VIANDANTE SUL MARE DI NEBBIA, consiglia: 

Il Pantarèi di Ezio Sinigaglia (TerraRossa Edizioni), un romanzo colto, divertente, stimolante, che come i classici rimane indifferente al tempo che scorre.

Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi (Einaudi), perla meravigliosa del ‘900 italiano: umana, troppo umana.

Realismo capitalista di Mark Fisher (Nero Editions), una lettura illuminante che innesca un flusso di riflessioni, suggestioni e consapevolezze.

Una risposta a "Le letture memorabili del 2019"

  1. Realismo capitalista di Mark Fisher
    Letto anch’io, illuminante nella parte critica, un po’ malinconico in quella propositiva, tanto che viene da dire: tutto qua, il mondo migliore che si può immaginare? Però libro che sto consigliando a tutti.

    "Mi piace"

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