Una fiaba in graphic novel: Pelle di mille bestie

Pelle di mille bestie, Stephane Fert
(Tunué, 2020 – trad. Stefano Andrea Cresti)

C’erano una volta una giovane principessa, di cui da tempo si erano perse le tracce, e un principino che la cercava in lungo e in largo senza successo. Durante la sua ricerca, quest’ultimo cadde nella imboscata ordita da creature deformi in una foresta tetra e innevata. Il principino era scaltro e bravo con le parole, ma totalmente incapace all’uso della spada: chiunque lo avrebbe dato per spacciato. Tuttavia, le fiabe insegnano che il cammino degli eroi non è costellato solamente da avversari, ma anche da sporadici aiutanti (o falsi aiutanti). Fortunatamente per il principino, la sua avventura aveva luogo proprio all’interno di una fiaba: una fata giunse così in suo soccorso, e, in cambio di una giusta ricompensa, gli promise pure il sostegno per ritrovare l’amata scomparsa.

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Munnu: un ragazzo, il Kashmir, l’oppressione

Munnu: un ragazzo del Kashmir, Malik Sajad
(Add editore, 2020 – trad. J. Scassa)

MUNNU_webMunnu (ritratto nella copertina del libro qui a fianco) ha sette anni e vive in Kashmir. Fin da subito, si nota che il bambino non è come tutti gli altri: il suo corpo è ricoperto da una corta peluria setolosa e sulla sua testa svettano piccole corna da cervo. E non solo lui, ma pure i membri della sua famiglia, i suoi vicini di casa, i suoi amici e tutti gli altri kashmiri mostrano fattezze di cervi. Anzi, per essere precisi, sono ritratti come gli hangul, wapiti endemici del Kashmir e della regione nord dell’India confinante. Attualmente, questi animali sono a rischio estinzione. Per mezzo di questo parallelismo – che tanto ricorda il Maus di Art Spiegelman – l’autore del fumetto Malik Sajad mette fin da subito in luce l’aspra realtà degli abitanti della regione: è una popolazione devastata dalle continue occupazioni che nei secoli hanno ridotto a brandelli il territorio, a partire dai tempi della dinastia Moghul fino ad arrivare alle recenti rivendicazioni da parte di India e Pakistan, il vero oggetto della narrazione del volume.

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L’avventura burocratica del tesoro del Cigno Nero

Il tesoro del Cigno Nero, Guillermo Corral & Paco Roca
(Tunué, 2020 – trad. D. Fiocco)

cigno_cover_HR_rgb-600x846 Nel maggio del 2007, da qualche parte nei pressi dello stretto di Gibilterra, la nave Explorer della più importante società mondiale di recupero tesori, Ithaca Deep Sea, rinviene un relitto maestoso e riporta in superficie 17 tonnellate di monete d’oro e d’argento. Frank Stern, a capo di Ithaca, non ha voluto rivelare alla stampa nessun dettaglio sulla localizzazione o sull’identificazione del relitto, che viene attribuito a un misterioso vascello leggendario chiamato “Cigno Nero”. I sospetti sul ritrovamento iniziano a serpeggiare in giro per il globo, e si insinuano persino negli uffici ricolmi di scartoffie del Ministerio de Cultura di Spagna. Secondo alcuni, infatti, il Cigno Nero potrebbe essere in realtà una fregata spagnola, e il ministro non vuole certo lasciarsi scappare questo immenso cimelio della storia della nazione.

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The fall, il collasso della civiltà

The fall issue 1-6, Jared Muralt
(Tintenkilby Verlag, 2019-2020)

0224c4b1c6aef27db79ce2e276b9343fConosco la mano di Jared Muralt da qualche anno, fin da quando mi imbattei in alcuni disegni pubblicati sul suo profilo Instagram*. Neanche a dirlo, me ne innamorai subito. Proprio attraverso questo canale (e altri, come il suo sito internet**) sono venuto a conoscenza dei progetti fumettistici di Muralt, dai precedenti The end of bon voyage Hellship (Tintenkilby Verlag, 2015) – che ancora, ahimè, non ho potuto leggere – fino alla recente serie The Fall, la cui pubblicazione è iniziata nel 2019. Proprio durante questo periodo di confinamento appena trascorso ho deciso di leggere i primi sei albi spillati che attualmente costituiscono la serie, e quello che ho trovato all’interno delle prime pagine è stato senza dubbio curioso: ero a conoscenza delle tematiche post-apocalittiche del fumetto, ma non mi sarei mai aspettato che il crollo della civiltà nella storia fosse derivato proprio da una pandemia di influenza.

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“Le patient”: un angosciante thriller nosocomiale

Le patientThimoté Le Boucher
(Éditions Glénat, 2019)

81-THjKEoRLÈ notte quando due poliziotti si imbattono in una giovane donna che vaga per le strade con in mano un coltello insanguinato. Lei è Laura, la figlia più grande (e più stramba) di quegli strambi dei Grimaud. Dopo aver arrestato la ragazza, gli agenti si dirigono verso la casa della famiglia, in “via delle cornacchie”, e, con orrore, rinvengono sette cadaveri. Oltre a Laura, l’unico superstite della strage è Pierre, il fratello di appena quindici anni, che però è caduto in coma a seguito delle ferite subite.

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Celestia appoggiata sul mare

Celestia voll.1-2, Manuele Fior
(Oblomov Edizioni, 2019-2020)

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A Venezia, nel sestiere di Dorsoduro, è possibile entrare – ovviamente pagando il biglietto d’ingresso – nel palazzo Venier dei Leoni, sede della Peggy Guggenheim Collection. Una volta dentro, girovagando tra le mura bianche delle piccole sale del museo stracolme d’opere d’arte, ecco che, all’improvviso, ci troviamo di fronte a L’impero delle luci di René Magritte, nella fattispecie quello dipinto dall’artista belga a cavallo tra il 1953 e il 1954. Capolavoro del surrealismo, il quadro (come pure i suoi “fratelli” sparsi qua e là per il globo) mostra nella metà inferiore una casa immersa nel buio della notte, e nella metà superiore un cielo luminoso, colorato con le tinte celesti del giorno e popolato da una moltitudine di nuvole fluttuanti. I due ambienti sono verosimili se presi singolarmente (resi tali anche dal preciso stile pittorico dell’artista), ma quando l’occhio osserva la scena nella sua interezza si palesa il paradosso: la forza suggestiva del dipinto è formidabile, capace di smuovere sentimenti antitetici di speranza, malinconia, felicità, paura; l’artista gioca proprio su questo ossimoro per ricreare un contesto duale in cui la mente si scinde e percorre diverse vie ignote, senza più riconoscere il confine tra sogno e realtà.

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Le tre anime di Berlino: la pietra, il fumo e la luce

Berlin vol. 1-3, Jason Lutes
(Coconino Press – Fandango, 2019 – trad. E. Fattoretto & V. Stivè)

berlin-3-jason-lutes-670x946Se ai più dovesse risultare un’esagerazione l’espressione “tutte le strade portano a Berlino” – e avrebbero anche una certa ragione dalla loro parte –, non dovrebbe, invece, apparire loro assurda la frase “molte strade portano a Berlino”. È un’ovvietà accomodante, vaga e approssimativa,  ma è anche vero che la capitale tedesca ha avuto nel secolo scorso un ruolo cardine e un’importanza unica. Crocevia di destini e di eventi, durante il XX secolo la città è stata infatti un teatro storico sconcertante: dall’esito sfavorevole della Grande Guerra, fino al crollo del Muro di Berlino, passando per gli anni della Repubblica di Weimar, dell’avvento del nazionalsocialismo, della seconda guerra mondiale, della guerra fredda. Una realtà molteplice, frastagliata, divisa, lacerata, luogo di morte e rinascita. L’autore statunitense Jason Lutes ha deciso di parlare proprio di questa eterogeneità, di questa complessità, dando così alle stampe la trilogia di Berlin. In particolare, nei tre volumi che compongono la serie (che raccolgono i 22 albi complessivi) l’attenzione è concentrata su un piccolo frammento di questa storia: gli anni finali della Repubblica di Weimar,  dal 1928 al 1933.

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“Kairos”, tra amori perduti e regni fantastici

Kairos, Ulysse Malassagne
(Edizioni BD, 2020 – trad. F. Berardi)

kairosLa macchina di Annaëlle e Nills sfreccia sicura sulle strade di montagna. I due sono in viaggio, diretti alla vecchia casa di Annaëlle – disabitata ormai da anni – perché intendono trascorrere lì una settimana insieme, lontano da tutto e da tutti, senza né elettricità né riscaldamento. Una volta giunti a destinazione trovano l’abitazione zeppa di ragnatele e piena di polvere. Ciononostante, Nills si innamora dell’antica magione: è un luogo magico, con il caminetto di pietra e le pareti di legno; inoltre, è immerso nella natura incontaminata. Il ragazzo libera le briglie dell’immaginazione e già si figura un futuro in quella casa con la fidanzata Annaëlle. Tuttavia, ogni volta che lui le propone di iniziare a vivere insieme, lei si incupisce, per un qualche motivo ignoto. Il passato di Annaëlle è misterioso e lei non sembra intenzionata a rivelarlo al fidanzato.

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Cronache a fumetti di un inferno senza sangue

Senza sangue, Tito Faraci e Francesco Ripoli
(Feltrinelli Comics, 2019)

senza-sangue-fumetto-baricco«Nella campagna, la vecchia fattoria di Mato Rujo dimorava cieca, scolpita in nero contro la luce della sera. L’unica macchia nel profilo svuotato della pianura. I quattro uomini arrivarono su una vecchia Mercedes. La strada era scavata e secca – strada povera di campagna. Dalla fattoria, Manuel Roca li vide.»
Fin dalla prima pagina, fin dalle prime righe  (quelle riportate qui sopra) si percepisce chiaramente come lo stile adottato da Baricco in Senza sangue (Rizzoli, 2002) sia virtuoso, sì, ma anche lucido, essenziale. Con poche parole, lo scrittore dà vita a immagini che appaiono limpide nella nostra mente; in certi passaggi del libro sembra davvero di star leggendo una qualche forma di sceneggiatura. Può darsi che Tito Faraci abbia pensato esattamente questo quando si è trovato tra le mani il breve romanzo dello scrittore torinese, dal momento che ha deciso di trarne un fumetto pubblicato nel 2010 da Edizioni BD e poi riproposto nel 2019 in una nuova veste per Feltrinelli Comics (collana di cui Faraci stesso è curatore). Continua a leggere

Storie reali di creature immaginarie e negri gialli

Negri gialli e altre creature immaginarie, Yvan Alagbé
(Canicola, 2019 – trad. Valerio Camilli)

814akMshucLIl tratto è violento e quieto, sporco e pulito, sgarbato e delicato; la mano dell’autore ritaglia con formidabile eleganza forme, figure, silhouette brutali e armoniose che emergono dallo sfondo bianco con il loro nero denso. Lo si può notare non appena si prende il volume dallo scaffale: in copertina e in quarta di copertina sono raffigurati due volti quasi inespressivi e caratterizzati da un segno frenetico a zig-zag, grossolano e dinamico. Sono i volti di Alain (in copertina) e Mario (sul retro), i due protagonisti della storia Negri gialli, uno dei fumetti che costituisce Negri gialli e altre creature immaginarie, raccolta di opere realizzate tra il 1995 e il 2019 dall’autore franco-beninese Yvan Alagbé.

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