Consigli di lettura per l’estate

Il Rifugio dell’Ircocervo conclude il suo anno editoriale, ma non vi lascia soli quest’estate. Di seguito troverete una succosa lista di consigli di lettura stilata da tutta la redazione: raccolte di racconti, graphic novels, romanzi, testi teatrali, poesie: ce n’è per tutti i gusti! Da leggere sotto l’ombrellone, con i piedi a bagno o sporchi di sabbia sul telo mare; in montagna per chi preferisce il fresco delle alte quote; a casa davanti al ventilatore, per chi lavora e abbisogna di un po’ di compagnia per sfuggire al caldo dell’asfalto. Buona estate e buone letture a tutti, ci rivediamo a settembre!

Alessia Angelini consiglia:
La terra dei figli, Gipi
(Coconino Press, 2016)

gipi

Il nero sta bene su tutto.
Tranquilli: non è un invito a dare sfogo all’estetica goth che non avete sfoggiato finora, ma un modo di suggerire che questa graphic novel sarà fedele compagna della vostra estate, che sia in spiaggia, in montagna, o nell’amichevole parco di quartiere. La terra dei figli di Gipi è ambientata in un futuro post-apocalittico di poche parole e molte scene dense, a tratti graffianti, rudi, emozionanti. Pro: potrete andare a vedere il film appena uscito e atteggiarvi a grandi esperti coi vostri amici.

Anja Boato consiglia:
Tropicario italiano, Fabrizio Patriarca
(66thand2nd, 2020)

patriarca

Siete tornati prima dal mare, i vostri amici sono ancora in vacanza e vi mandano le foto dei cocktail presi al baretto sulla spiaggia. Li odiate tutti, ma vi guardate bene dal farglielo sapere. Questo è lo spirito giusto per approcciarsi a Tropicario italiano, il “romanzo” che ti insegna a odiare le vacanze: la lettura perfetta per tutti coloro che provano già nostalgia per le ferie al mare. Patriarca ci insegna che si può essere più felici seduti sul divano. Da leggere tassativamente dopo Ferragosto, quando non si hanno più speranze di organizzare fughe dalla monotonia urbana.

Enrico Bormida consiglia:
Donna di Porto Pim, Antonio Tabucchi
(Sellerio, 1983)

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Donna di Porto Pim di Antonio Tabucchi trae origine da un viaggio alle Azzorre, isole in continua trasformazione e dunque dense di mistero. Il libro raccoglie brevi storie, che si svolgono al confine tra la realtà e il sogno, in quell’altrove che è la letteratura. Storie che lasciano un alone sfocato sulla vita e sugli uomini, con un retrogusto amaro e nostalgico. Donna di Porto Pim si adatta a ogni tipo di lettore: esile abbastanza per accompagnare viaggi avventurosi, ma anche denso il giusto per soddisfare coloro che preferiscono rilassarsi su una spiaggia solitaria.

Elisa Ciofini consiglia:
Improvvisamente l’estate scorsa, Tennessee Williams
(Scalpendi, 2021 – Trad. Monica Capuani)

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Classico del teatro americano appena tradotto, Improvvisamente l’estate scorsa proietta il lettore in un’estate di un «bianco incandescente», selvaggia quanto la natura cui Dio getta in pasto l’uomo e cui anche l’uomo suo malgrado appartiene. Meglio, nel ricordo di un’estate: luogo della memoria, della verità o dell’alterazione, i protagonisti la rievocano in una spietata lotta per la sopravvivenza, immersi un giardino, minaccioso Eden, “diorama” (De Capitani), habitat della perbenista alta società del Sud.

Emma Cori consiglia:
Sei una bestia, Viskovitz, Alessandro Boffa
(I ed. 1998; Quodlibet, 2021)

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Se l’ultimo anno vi ha sfiniti, pestati e spremuti come limoni, al punto che scappare in vacanza non vi basta, ma sentite l’impellente necessità di rifuggire lo stesso genere umano, Alessandro Boffa è quel che fa per voi. Non l’ombra di un uomo in questi racconti agrodolci e pieni di umorismo stupefatto, ma solo esoscheletri, spugne, zampe e letargo, e il turbine di vite parallele in cui quella bestia di Viskovitz si trova catapultato. L’ircocervo era solo l’inizio: l’intera fauna vi aspetta!

Giacomo De Rinaldis consiglia:
Sangue di Giuda, Graziano Gala
(minimum fax, 2021)

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D’estate si vira verso Sud: le grandi città si svuotano e quelle che d’inverno erano state periferie desolate diventano centri affollati. Questa stagione è dunque l’occasione per abitare luoghi dimenticati, ritrovando ciò che era stato “rimosso”. Sangue di Giuda di Graziano Gala indaga tutto questo. È un romanzo intriso di Sud e di periferia: il suo protagonista è un reietto e la sua lingua è un particolarissimo incontro di dialetti meridionali. Da leggere ascoltando lu rusciu (il rumore) del mare.
[Leggi l’intervista a Graziano Gala: QUI]

Benedetta Galli consiglia:
Estasi di libertà, Stefan Zweig
(I ed. 2011; Edizioni Clichy, 2013 – Trad. Luciana Rotter)

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Austria, 1926. Comincia come una fiaba: una giovane postina viene invitata dalla zia in un lussuoso albergo di montagna. Quando quel mondo dorato la sputa fuori con la stessa rapidità con cui l’aveva accolta e viziata, la rassegnazione di un tempo si trasforma in rancore e poi in un nichilistico desiderio di rivalsa. Attraverso una delicata analisi psicologica, Zweig racconta una generazione diseredata dalla guerra, tormentata dalla convinzione di non aver ricevuto ciò che le spetta di diritto.

Davide Lunerti consiglia:
La vita che desideri, Barbara Borlini e Francesco Memo
(Tunué, 2019)

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La vita che desideri è una graphic novel, illustrata da Barbara Borlini e sceneggiata da Francesco Memo. Nella storia, ambientata tra le due Guerre, l’omosessualità dei protagonisti ci racconta in una chiave diversa il conflitto tra libertà e totalitarismo. Il Primo Novecento viene rievocato attraverso i suoi più crudi dettagli storici, ma anche con la musica, il cibo, lo stile di vita, le personalità vivaci e sofferenti di personaggi figli del loro tempo: è un inno alla vita nonostante la guerra, all’amore nonostante l’odio.

Michele Maestroni consiglia:
Quori cuadrati, di Alessandro Turati
(Neo Edizioni, 2020)

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Quori Cuadrati è il giusto titolo sbagliato del romanzo di Alessandro Turati edito per Neo. La storia è quella di Uno Marković, un comunissimo uomo di provincia che ha trovato in Def la persona della sua vita. Ma la relazione finisce improvvisamente e il mondo esplode, diventando un nugolo di schegge impazzite dove Uno troverà nello sbandamento un nuovo senso d’esistere. Quori Cuadrati è per tutti coloro che hanno visto distrutti i propri giorni dopo la fine di una storia, e hanno fatto della polvere nuova sostanza.
[Leggi la recensione: QUI]

Eleonora Mander consiglia:
L’arpa d’erba, Truman Capote
(I ed. 1953; Garzanti, 2001 – Trad. Bruno Tasso)

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Dopo la morte della madre, Collin viene affidato alle cure di due cugine stravaganti e non più giovani residenti in Talbo Lane, in una vecchia casa appollaiata da qualche parte nella vasta campagna degli Stati Uniti. In questo contesto rurale dal tempo indefinito, il ragazzo vive gli anni e le estati dell’adolescenza, circondato da un mondo reso magico da personaggi inconsueti. Nell’estetismo selvatico delle descrizioni della vita nella natura, vale la pena ascoltare l’arpa d’erba, «che racconta la storia della collina e di tutta la gente che è vissuta».

Saverio Mariani consiglia:
La luna e i falò, Cesare Pavese
(I ed. 1950; Einaudi, 2020)

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Quale tempo migliore dell’estate per allontanarsi e tornare? Allontanandosi dalle solite cose queste si inquadrano in uno spazio più ampio; tornandovi ciascuno disegna di nuovo i propri confini. Anguilla – il protagonista dell’ultimo e più straordinario romanzo di Pavese – torna dall’America a Santo Stefano Belbo, riconoscendo il suo passato. Agosto scotta, le colline sono sempre splendide e solitarie. Tutto è narrato con una liricità implacabile, distaccata eppure coinvolta: un’illusione, come a volte appare l’estate.

Angela Marino consiglia:
La morte a Venezia, Thomas Mann
(I ed. 1930; Einaudi, 2015 – Trad. Anita Rho)

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L’estate è periodo di grandi classici, e tra russi, francesi e tedeschi c’è l’imbarazzo della scelta. Anna Karenina, Guerra e Pace, I miserabili? Siete tipi da cartaceo ma son troppo pesanti nella borsa mare? Ammettiamolo dai, un po’ pesanti sono… Allora andiamo su un classico più corto ma di altrettanta sostanza: La morte a Venezia di Thomas Mann. Una storia d’amore negato, costruita su silenzi e sguardi, e in lontananza l’orizzonte sconfinato, quello tra cielo e mare, il mare del Lido di Venezia. Voglia di evasione, ambientazione vacanziera, passioni taciute e incontenibili, finale doloroso ma indimenticabile: che altro volere di più? 

Loreta Minutilli consiglia:
Il cardillo addolorato, Anna Maria Ortese
(Adelphi, 1993)

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Chi ha detto che le letture da ombrellone devono essere per forza leggere e scorrevoli? Il cardillo addolorato, pubblicato per la prima volta nel 1993, è una delle opere più criptiche e complesse di Anna Maria Ortese. In una Napoli Settecentesca sfarzosa e visionaria realtà, pettegolezzo e suggestione si mischiano insieme a creare una storia sfuggente, dolorosa e indimenticabile. Da leggerlo per accogliere il dolore come emozione indispensabile (e perché è un capolavoro della letteratura italiana troppo trascurato).

Beatrice Palmieri consiglia:
Il poema dei lunatici, Ermanno Cavazzoni
(I ed. 1987; La nave di Teseo, 2020)

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D’estate c’è chi vuole perdersi e chi ritrovarsi, evadere e mettersi in viaggio per poi scoprire, con genuina incredulità, di essere arrivati in nessun luogo se non a se stessi. Ecco perché, dunque, Il poema dei Lunatici: per errare assieme a Ivo Savini, lo strambo protagonista del romanzo, in una sterminata e surreale Pianura Padana alla ricerca dell’origine delle voci che si sentono nei pozzi; per lasciarsi condurre sotto il segno di Selene e (ri)scoprire la banalità del quotidiano; per meravigliarsi, infine, del mondo così com’è, osservandolo con ironia, un po’ per sbaglio, un po’ di traverso.

Vittorio Parpaglioni consiglia:
Finestre alte, di Philip Larkin
(Einaudi, 2002 – Trad. Enrico Testa)

finestre alte

È la quarta raccolta di uno dei maggiori poeti del Novecento. High windows uscì per la prima volta nel 1974 nel Regno Unito ed è l’unica raccolta totalmente tradotta in italiano, disponibile nella collana della “bianca” Einaudi. Le composizioni al suo interno contengono la visione cinica e fredda di Philip Larkin (1922-1985), la quale ad alcuni potrebbe apparire anti-poetica, quando in realtà, grazie alla sua profonda sincerità e schiettezza, si colloca tra le visioni più interessanti dell’ultimo secolo.

Giuseppe Rizzi consiglia:
Il buio non fa paura, Pier Lorenzo Pisano
(NNE, 2021)

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Dal Premio Calvino 2020, un esordio molto interessante. Il buio non fa paura (NNE, 2021) è una favola nera e commovente, innervata sugli archetipi del lutto e della morte. L’immaginario onirico e montano sembra riprendere quello di alcuni romanzi di Buzzati per offrire al lettore una storia che sa coinvolgere e commuovere.

Francesca Rossi consiglia:
La boutique del mistero, Dino Buzzati
(I ed. 1968; Mondadori, 2001)

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In questa raccolta troverete: una ragazza che passa la vita a precipitare da un grattacielo; un ospedale in cui ogni piano corrisponde a un diverso grado di intensità della malattia; uomini che hanno pudore di andare in bagno; una conversazione notturna tra due alieni e un prete; una goccia d’acqua che sale i gradini di una scala ‒ anzi «saltella»; una lista di inviti superflui per una donna troppo diversa da colui che scrive. A fine lettura vi sembrerà di aver fatto un lungo sogno, uno di quelli che per un istante riesce a mostrarvi la verità sulla condizione umana. Per questo, La boutique del mistero è una lettura perfetta per chi crede che abbandonarsi alla fantasia sia il modo migliore di conoscere la realtà.

Davide Spinelli consiglia:
L’animale morente, Philip Roth
(I ed. 2002; Einaudi, 2013 – Trad. Vincenzo Mantovani)

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Ho letto L’animale morente anche sul bus che porta al quartiere Acqua calda di Siena. La prospettiva mi ha detto un indizio su Roth: un problema non è mai sufficiente. C’è una parola che indica la linea poco intuitiva e più veloce fra due punti. La storia di Kepesh è una geodesica del sesso. Si tratta di strutture rigide in uno schema flessibile. Se non vi masturbate, con L’animale morente potete capire come siete messi: «la maggior parte della gente si porta a casa il peggio della propria biografia».

Giuseppe Vignanello consiglia:
Rimini, Pier Vittorio Tondelli
(I ed. 1985; Bompiani, 2015)

rimini

Consiglio Rimini di Pier Vittorio Tondelli perché a luglio o ad agosto non riesco a fare altrimenti. Perché ha reso la riviera romagnola paradigma dell’estate italiana anche per me che sono un siciliano della costa. Perché narra fra le righe la splendida avventura della provincia che diventa centro almeno per tre mesi all’anno. Perché è letteratura senza velleità di letterarietà. Perché è un bestseller scritto benissimo. Perché è Tondelli.

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