Fuori dal corpo e nella montagna: una camminata con Nan Shepherd

<< La luce appare su segreti appezzamenti,
Sugli scarti del pensiero dove i pensieri esalano alla pioggia;
Quando le logiche muoiono,
Il segreto del suolo cresce attraverso l’occhio
e il sangue balza nel sole. >>

Dylan Thomas, Light breaks where no sun shines (trad. A. Marianni)

9788868338534_0_170_255_0La natura è uno scrigno senza fondo per chi ha cuori viandanti e occhi disposti ad osservare. Prima in punta di piedi, poi imprimendo con delicatezza al suolo la forma dell’intera pianta, l’uomo può instaurare un contatto durevole con i mondi che lo circondano; può esplorarli e conoscerli; può appassionarsi ai loro suoni, ai loro abitanti e alle sfumature delle loro luci fino a sentirli vicini nel profondo del proprio essere. Ne La montagna vivente si racconta di queste estasi e di questi balzi del sangue muovendosi ambiguamente, ma con passo deciso, sulla linea di confine tra i generi letterari.

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Il tunnel: Yehoshua e il deserto della memoria

Il tunnel, Abraham B. Yehoshua
(Einaudi, 2018 – trad. Alessandra Shomroni)

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Lo stato di Israele, con la sua storia, le sue contraddizioni, il suo complesso intreccio di identità, è di per sè un romanzo. I saggi sulla storia del sionismo o del conflitto israelo-palestinese sanno essere avvincenti e misurati come la migliore narrativa: a loro disposizione c’è infatti un cast di personaggi ben caratterizzati, un’ambientazione adeguatamente esotica e una vicenda che si presta (come quella di ogni buon romanzo) a mille riletture. Forse è per questo motivo che chi scrive romanzi in Israele, e in particolare chi scrive bene, consegna alle stampe in definitiva una serie di sequels, di episodi, che non possono esimersi dal far riferimento alle puntate precedenti; e le puntate precedenti sono la Storia, le sue (almeno due) versioni ufficiali e i riverberi che essa incontrollatamente getta sulle vite dei singoli. Il tunnel è l’ultimo di questi episodi, Abraham Yehoshua il suo sceneggiatore.

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Storie invernali di lupi e vite sfiorate in una Berlino contemporanea

In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo, Roland Schimmelpfennig
(Fazi, 2019 – trad. Stefano Jorio)

in-un-chiaro-gelido-mattino-di-gennaio-allinizio-del-ventunesimo-secolo-672x1024In uscita oggi per Fazi, In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo si rivela all’altezza del suo titolo affascinante. Il romanzo segue le vicende di una pletora di personaggi diversi, fra i quali sono resi riconoscibili fin dall’inizio gli attori principali. Fra loro si aggira un lupo. Un lupo sfuggente, solitario, che appare e scompare qua e là senza mai lasciarsi guardare troppo a lungo, né tantomeno catturare; sebbene non manchino propositi umani di riuscire in questa impresa. Continua a leggere

“I fucili”, la Storia, l’uomo: l’Artico postmoderno di William T. Vollmann

I fucili, William T. Vollmann
(Minimum Fax, 2018 – trad. Cristiana Mennella)

imageNon avevo mai letto William T. Vollmann; a dir la verità, non ne avevo mai sentito parlare. Non sapevo del suo periodare magistralmente fluido e complesso, nè della sua tecnica pittorica audace, a tratti violenta, capace di esprimere le sfumature del reale in maniera densa e sognata, come un quadro di Cézanne che venga lasciato liquefare al sole. Allo stesso modo non mi era giunta voce di quello che è stato e rimane il suo progetto più ambizioso: il ciclo dei Sette Sogni (Seven Dreams), altrettanti romanzi-mondo dedicati ad esplorare le tappe della colonizzazione del continente nordamericano. Stando così le cose, sarebbe sciocco nascondere che I Fucili, che nella serie rappresenta cronologicamente il sesto sogno, ha avuto su di me, almeno inizialmente, un impatto devastante. Il me che si aspettava “solo” un romanzo storico ben scritto (forse di uno di quei romanzi con la Storia di cui vi abbiamo parlato due giorni fa) ha dovuto fare i conti con quattrocento pagine di racconto che l’autore ha stracciato e ridotto in frammenti; pagine ricche di poesia, di potenti moti dell’animo, di ghiaccio e di simboli e di luce.

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“E tutto divenne luna”, ovvero 19 affascinanti racconti bulgari

E tutto divenne luna, Georgi Gospodinov
(Voland, 2018 – trad. G. Dell’Agata)

Grazie a Voland, Georgi Gospodinov torna nelle librerie italiane con un’opera significativa e sui generis. Si tratta di E tutto divenne luna, una raccolta di 19 racconti poco adatti a un certo “gusto Occidentale”, stando alle critiche che sono state mosse all’autore nel momento in cui la sua fama ha superato i confini nazionali e ha fatto storcere il naso a un paio di colleghi, come fa notare Giuseppe Dell’Agata nella postfazione. In realtà, i suoi sono i racconti perfetti per una società come la nostra: globalizzata e sentimentalista, voyeurista quando si tratta dei popoli che respirano poco più in là del proprio naso e pronta però a prenderne le distanze alla prima occasione.

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“Le donne di Lazar'”, una saga familiare russa lunga un secolo

Le donne di Lazar’, Marina Stepnova
(Voland, 2018 – trad. C. Piazzetta)

Le donne di Lazar’ è il terzo romanzo di Marina Stepnova, con il quale la scrittrice si è aggiudicata nel 2012 il terzo posto al premio Bol’šaja kniga, il più autorevole dell’intera Federazione Russa, oltre a una menzione nella finale dei premi Russkij Booker, Nacional’nyj bestseller e Jasnaja Poljana. Si tratta, insomma, di una penna già di successo in patria, che con poche opere ha già raggiunto il traguardo della traduzione in ben 24 lingue, fra cui ora c’è anche l’italiano.

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