Il senso del miracolo ne “Il Verbo” di Kaj Munk

Munk 2Il Verbo, Kaj Munk
(Cue Press, 2020 – Trad. Franco Perrelli)

«C’è un cadavere nella sala! Un cadavere nella sala!»: questa battuta, che da una parte anticipa lo svolgimento del dramma, dall’altra rimarca come il contesto dello spettacolo riguardi in realtà tutti i presenti a teatro, segna l’ingresso in scena di uno dei protagonisti di Ordet, der blev Daad (Il Verbo che si fece atto), passato al secolo come Ordet, ovvero Il Verbo (1925). L’autore, Kaj Munk, pastore protestante della parrocchia danese di Vedersø, proseguì la tradizione teatrale scandinava dell’Ottocento, senza tuttavia riscuotere in Italia tanta fortuna negli anni a venire quanta ne riscossero i suoi colleghi Ibsen e Strindberg. Continua a leggere

La filosofia dell’acqua nei racconti di Alessandro Capponi

Gli effetti invisibili del nuoto, Alessandro Capponi
(Hacca, 2020)

Per l’incipit di questo articolo, avrei voluto citare con più precisione una favola – non so di chi, appunto – che la lettura de Gli effetti invisibili del nuoto mi ha ricordato. L’ho cercata in lungo e in largo su internet dopo aver frugato inutilmente tra i libri della mia infanzia, ma non c’è stato niente da fare: eppure sono convinta di averla letta da qualche parte. La storiella, non so se fidarmi della memoria, raccontava che in un tempo lontano, sulla Terra, esistevano soltanto animali, e tra questi, nessun uomo. Una porzione del mondo animale, per un qualche motivo, in un qualche modo, e con l’intervento di una qualche entità superiore, pur restando moralmente animale, perdeva le proprie sembianze e acquistava quelle di una nuova specie, la nostra – nella quale dunque, a detta dell’anonimo autore, si nasconderebbero ancora faine, porci e miserabili polli.

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Esistenze e altri innesti ne “La vita involontaria” di Brianna Carafa

La vita involontaria, Brianna Carafa
(Cliquot, 2020)

CarafaSe è una sfortuna che una promettente scrittrice muoia ancor prima di aver raggiunto una fama bastevole per non passare in secondo piano rispetto a tanti suoi contemporanei, è d’altra parte una fortuna che una casa editrice piccola ma impegnata come Cliquot si adoperi per la riscoperta dell’esordio narrativo che nel 1975 portò questa promettente scrittrice a un passo da quel Premio Strega che alla fine avrebbe vinto Landolfi. Per non parlare poi della fortuna di poter vantare nel novero dei propri autori una scrittrice di tanta libertà intellettuale quanta ne dimostrò Brianna Carafa in quell’esile, dimenticato e brillante romanzo che è La vita involontaria. Continua a leggere

Franca Valeri e la beffa dell’esercizio: La Ferrarina – Taverna

La Ferrarina – Taverna, Franca Valeri
(Einaudi, 2020)

ferrarina2Quando a luglio mi sono avvicinata alla lettura de La Ferrarina – Taverna, ero convinta che nello scriverne la recezione avrei avuto l’opportunità di soffermarmi sull’opera della Valeri per tratteggiare la figura di un’artista, e non di un ricordo. Compiuto suo centesimo compleanno, Franca Valeri ci ha lasciato proprio così come aveva fatto Gianrico Tedeschi appena una decina di giorni prima – altro maestro della scena italiana, attore versatile e multiforme al pari di Franca, anche se in maniera diversa. Eppure tutt’ora rimango convinta che di un artista si debba parlare prima in quanto artista, vivo o morto che sia, e poi in quanto persona, e che i necrologi e le ricorrenze, sebbene non se ne possa fare a meno, nella loro eccezionalità suonino come un modo di camuffare una lacuna d’attenzione mediatica colmata troppo tardi. Continua a leggere

Un piccolo passo per un uomo: l’ordine e il caos in “Febbre da fieno” di Stanisław Lem

Febbre da fieno, Stanisław Lem
(Voland, 2020 – Trad. L. Pompeo)

Capita che la letteratura di genere riesca a dare i suoi migliori risultati quando si trova a confrontarsi con i limiti che le sue stesse regole le impongono. In ragione della sua struttura “meccanica”, il genere giallo lascia allo scrittore una libertà soltanto relativa nella variazione di intreccio e fabula. Da qui il bisogno avvertito da alcuni autori di servirsi degli stilemi del giallo con lo scopo di scardinarli per intraprendere una riflessione al di là del genere. Febbre da fieno rientra in questa categoria di romanzi. Continua a leggere

Sulla soglia della caverna – Cecità, conoscenza e diegesi nella letteratura antica e contemporanea

La barriera tra due mondi

Chiudendo un occhio sulla questione omerica, potremmo affermare che l’arte del racconto è nata in grembo a un cieco. In effetti nella letteratura di ogni epoca la cecità ha sempre mantenuto un canale privilegiato con la nozione di conoscenza. Nella cultura del mondo greco antico, questo rapporto si è manifestato in modo più accentuato, in virtù di alcune figure della tradizione che, nelle loro caratteristiche, hanno reso esplicito come la cecità costituisse il sigillo di una condizione di speciale contatto al confine tra due dimensioni, in particolare vita-morte e umano-divino.

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La guerra degli sconfitti: I padri e i vinti di Giovanni Mastrangelo

I padri e i vinti, Giovanni Mastrangelo
(La nave di Teseo, 2020)

Screenshot (125)Dal secondo conflitto mondiale fino agli anni ottanta, passando per il dopoguerra e per il terrorismo rosso, nel suo ultimo romanzo Giovanni Mastrangelo segue lo scorrere del Novecento tracciando un ponte con il nostro presente: la lotta partigiana non meno sanguinolenta di quella fascista, le contraddizioni di un’Italia pronta a rinnegare gli ideali fino ad allora sbandierati con orgoglio, la nascita di una nuova borghesia del consumo, la caduta del pensiero di sinistra, soffocato dal dilagare dell’eroina – raccontando un’epoca nei suoi punti cardine, I padri e i vinti svela i prodromi del nostro presente. Continua a leggere

Rosso di luna – la figura di Salomè nell’opera di Wilde

salome“C’era un sapore agre sulle tue labbra. Era il sapore del sangue?… Ma forse era il sapore dell’amore. Si dice che l’amore abbia un sapore agre.”

Queste le ultime parole che Salomè pronuncia prima che il sipario cali sul finale: scritta in lingua francese nel 1891 durante un soggiorno a Parigi, Salomè di Oscar Wilde è insieme una storia di trasformazione e di de-formazione, intrisa di toni cupi e aspetti macabri. L’opera, prima di poter salire sui palcoscenici europei, fu per anni vittima di censura. Wilde aveva sì scelto per soggetto il racconto biblico, ma nel svilupparlo ne aveva esaltato gli aspetti più crudi e perversi, rimodellando la storia del martirio di Giovanni (qui Iokanaan) sul personaggio della ragazza piuttosto che su quello della madre Erodiade. Continua a leggere

Di profeti e di audaci: “Anatomia di un profeta” di Demetrio Paolin

Anatomia di un profeta, Demetrio Paolin
(Voland, 2020)

Anatomia di un profetaAnatomia di un profeta non è un romanzo. È un romanzo soltanto nella misura in cui Demetrio Paolin rinuncia alla pretesa di spiegare in termini filologico-teologici un testo che ha la pretesa di rivelare delle verità in termini mistici – il libro biblico dedicato a Geremia. Anatomia di un profeta non è ed è tante cose insieme – un breviario, un prosimetro, uno Zibaldone di autofiction. Il tutto a dispetto di un’idea di fondo chiara e semplice: dal suicidio dell’undicenne Patrick scaturiscono le riflessioni che hanno segnato la vita di un Paolin personaggio. Continua a leggere

L’uomo per sbaglio: “Nostalgia di Dio” di Lucia Calamaro

Nostalgia di Dio, Lucia Calamaro
(Einaudi, 2020)

nostalgia2Simona, Cecilia, Francesco e Alfredo sono quattro amici, e sono rispettivamente una maestra, un’antropologa, il suo ex marito e un prete. Quattro amici che giocano a tennis. Quattro amici che cenano insieme. Quattro amici che intraprendono un pellegrinaggio notturno sulla strada di sette chiese romane. Cose comuni: questo il materiale – e, in generale, la “trama” povera di altri avvenimenti – su cui Lucia Calamaro ha lavorato per scrivere il suo ultimo copione, Nostalgia di Dio. Un testo di piglio azzarderei quasi filosofico, e che, a scapito di aspetti più narrativi, restituisce piena dignità al dialogo come mezzo teatrale, ne valorizza il potere di esprimere concetti e idee nella loro forma più pura, e lo innalza a fatto. Continua a leggere