I treni scomposti dell’amore: Binari di Monica Pezzella

Binari, Monica Pezzella
(Terrarossa, 2020)

binariQuando ci si imbatte in un’opera che aspira allo status di sperimentale, è inevitabile, in quanto lettori, dover partecipare all’esperimento. Porsi cioè il problema della misura in cui essa si dimostri sperimentale: cosa sia sperimentale e cosa no e, della parte sperimentale, cosa dell’esperimento abbia funzionato e cosa no. Perché l’atto dell’esperire – a differenza dell’atto del pubblicizzare – consiste in un’operazione deduttiva, non induttiva. Alla prova dei fatti, e lo considero un pregio per una pubblicazione che si inserisce proprio all’interno della collana Sperimentali di Terrarossa, Binari di Monica Pezzella risulta un’opera che per certe caratteristiche consiglierei di non comprare a scatola chiusa se non per il gusto della sorpresa. Continua a leggere

Occam non funziona a Copenaghen – Tre testi di teatro (non solo) sulla fisica

La scienza, posta sotto i riflettori del giudizio pubblico, si è trovata più volte a dover calcare le scene teatrali. Etica e scienza, come binomio, rappresentano ormai una tradizione di lunga durata e di successo tra i drammaturghi, che tuttora continua a porre al pubblico inesauribili interrogativi: al di là della perenne attualità delle questioni messe in luce, che risorgono sempreverdi di pari passo con le risposte del progresso scientifico, la tematica offre alla penna del drammaturgo una pluralità di strade in cui addentrarsi.

Il problema dell’atteggiamento dello scienziato in relazione all’ideale benevolo, “umanistico” della scienza si divide tra morale e pratica, utopia e storia, collettività e individualismo, forza d’unione e competizione, condivisione e privilegio, giustizia e possibilità, società e cultura, conoscenza e tabù. Tre di questi spettacoli si prestano a un confronto felice ed esemplificativo in tale senso. Seppur concentrandosi su aspetti diversi del medesimo oggetto di osservazione, Vita di Galileo di Bertolt Brecht, I fisici di Friedrich Dürrenmatt e Copenaghen di Michael Frayn costruiscono attorno al nocciolo del dibattito etico uno stratificato apparato di corollari. L’interesse di un’analisi incrociata tra questi testi è favorito, tra l’altro, dalla loro comunanza di ispirazione.

Continua a leggere

L’orrido minimo necessario – L’ospite e altri racconti di Amparo Dávila

L’ospite e altri racconti, Amparo Dávila
(Safarà, 2020 – Trad. G. Zavagna)

davilaUna caratteristica della narrativa di qualità è quella di ispirare sempre nuove storie. Dopo aver letto un buon libro, può capitare che il lettore immagini delle situazioni alternative che sarebbero potute accadere all’interno dell’opera, perché in sintonia con lo stile, il genere e il tipo di personaggi narrati. Un’opera di qualità è in grado di stimolare l’immaginazione dei suoi lettori, forse anche di lasciare un segno nella letteratura a venire. Non sono in grado di prevedere se e quanto influente sarà L’ospite e altri racconti di Amparo Dávila, ma posso dire di aver fatto esperienza del suo fascino: sono convinta che la raccolta, per lo meno nell’immediato presente, meriti l’attenzione del pubblico Continua a leggere

Il senso del miracolo ne “Il Verbo” di Kaj Munk

Munk 2Il Verbo, Kaj Munk
(Cue Press, 2020 – Trad. Franco Perrelli)

«C’è un cadavere nella sala! Un cadavere nella sala!»: questa battuta, che da una parte anticipa lo svolgimento del dramma, dall’altra rimarca come il contesto dello spettacolo riguardi in realtà tutti i presenti a teatro, segna l’ingresso in scena di uno dei protagonisti di Ordet, der blev Daad (Il Verbo che si fece atto), passato al secolo come Ordet, ovvero Il Verbo (1925). L’autore, Kaj Munk, pastore protestante della parrocchia danese di Vedersø, proseguì la tradizione teatrale scandinava dell’Ottocento, senza tuttavia riscuotere in Italia tanta fortuna negli anni a venire quanta ne riscossero i suoi colleghi Ibsen e Strindberg. Continua a leggere

La filosofia dell’acqua nei racconti di Alessandro Capponi

Gli effetti invisibili del nuoto, Alessandro Capponi
(Hacca, 2020)

Per l’incipit di questo articolo, avrei voluto citare con più precisione una favola – non so di chi, appunto – che la lettura de Gli effetti invisibili del nuoto mi ha ricordato. L’ho cercata in lungo e in largo su internet dopo aver frugato inutilmente tra i libri della mia infanzia, ma non c’è stato niente da fare: eppure sono convinta di averla letta da qualche parte. La storiella, non so se fidarmi della memoria, raccontava che in un tempo lontano, sulla Terra, esistevano soltanto animali, e tra questi, nessun uomo. Una porzione del mondo animale, per un qualche motivo, in un qualche modo, e con l’intervento di una qualche entità superiore, pur restando moralmente animale, perdeva le proprie sembianze e acquistava quelle di una nuova specie, la nostra – nella quale dunque, a detta dell’anonimo autore, si nasconderebbero ancora faine, porci e miserabili polli.

Continua a leggere

Esistenze e altri innesti ne “La vita involontaria” di Brianna Carafa

La vita involontaria, Brianna Carafa
(Cliquot, 2020)

CarafaSe è una sfortuna che una promettente scrittrice muoia ancor prima di aver raggiunto una fama bastevole per non passare in secondo piano rispetto a tanti suoi contemporanei, è d’altra parte una fortuna che una casa editrice piccola ma impegnata come Cliquot si adoperi per la riscoperta dell’esordio narrativo che nel 1975 portò questa promettente scrittrice a un passo da quel Premio Strega che alla fine avrebbe vinto Landolfi. Per non parlare poi della fortuna di poter vantare nel novero dei propri autori una scrittrice di tanta libertà intellettuale quanta ne dimostrò Brianna Carafa in quell’esile, dimenticato e brillante romanzo che è La vita involontaria. Continua a leggere

Franca Valeri e la beffa dell’esercizio: La Ferrarina – Taverna

La Ferrarina – Taverna, Franca Valeri
(Einaudi, 2020)

ferrarina2Quando a luglio mi sono avvicinata alla lettura de La Ferrarina – Taverna, ero convinta che nello scriverne la recezione avrei avuto l’opportunità di soffermarmi sull’opera della Valeri per tratteggiare la figura di un’artista, e non di un ricordo. Compiuto suo centesimo compleanno, Franca Valeri ci ha lasciato proprio così come aveva fatto Gianrico Tedeschi appena una decina di giorni prima – altro maestro della scena italiana, attore versatile e multiforme al pari di Franca, anche se in maniera diversa. Eppure tutt’ora rimango convinta che di un artista si debba parlare prima in quanto artista, vivo o morto che sia, e poi in quanto persona, e che i necrologi e le ricorrenze, sebbene non se ne possa fare a meno, nella loro eccezionalità suonino come un modo di camuffare una lacuna d’attenzione mediatica colmata troppo tardi. Continua a leggere

Un piccolo passo per un uomo: l’ordine e il caos in “Febbre da fieno” di Stanisław Lem

Febbre da fieno, Stanisław Lem
(Voland, 2020 – Trad. L. Pompeo)

Capita che la letteratura di genere riesca a dare i suoi migliori risultati quando si trova a confrontarsi con i limiti che le sue stesse regole le impongono. In ragione della sua struttura “meccanica”, il genere giallo lascia allo scrittore una libertà soltanto relativa nella variazione di intreccio e fabula. Da qui il bisogno avvertito da alcuni autori di servirsi degli stilemi del giallo con lo scopo di scardinarli per intraprendere una riflessione al di là del genere. Febbre da fieno rientra in questa categoria di romanzi. Continua a leggere

Sulla soglia della caverna – Cecità, conoscenza e diegesi nella letteratura antica e contemporanea

La barriera tra due mondi

Chiudendo un occhio sulla questione omerica, potremmo affermare che l’arte del racconto è nata in grembo a un cieco. In effetti nella letteratura di ogni epoca la cecità ha sempre mantenuto un canale privilegiato con la nozione di conoscenza. Nella cultura del mondo greco antico, questo rapporto si è manifestato in modo più accentuato, in virtù di alcune figure della tradizione che, nelle loro caratteristiche, hanno reso esplicito come la cecità costituisse il sigillo di una condizione di speciale contatto al confine tra due dimensioni, in particolare vita-morte e umano-divino.

Continua a leggere

La guerra degli sconfitti: I padri e i vinti di Giovanni Mastrangelo

I padri e i vinti, Giovanni Mastrangelo
(La nave di Teseo, 2020)

Screenshot (125)Dal secondo conflitto mondiale fino agli anni ottanta, passando per il dopoguerra e per il terrorismo rosso, nel suo ultimo romanzo Giovanni Mastrangelo segue lo scorrere del Novecento tracciando un ponte con il nostro presente: la lotta partigiana non meno sanguinolenta di quella fascista, le contraddizioni di un’Italia pronta a rinnegare gli ideali fino ad allora sbandierati con orgoglio, la nascita di una nuova borghesia del consumo, la caduta del pensiero di sinistra, soffocato dal dilagare dell’eroina – raccontando un’epoca nei suoi punti cardine, I padri e i vinti svela i prodromi del nostro presente. Continua a leggere