“Mamma è matta, papà è ubriaco” e anche gli altri non sono proprio normali

Mamma è matta, papà è ubriaco, Fredrik Sjöberg
(Iperborea, 2020 – trad. di A. Berardini)

 

9788870916188_0_221_0_75Oltre alla scrittura, gli interessi e le passioni di Fredrik Sjöberg sono pressoché infiniti. Nella sua vita si è dedicato, a falsi alterne o in contemporanea, alla filatelia, al birdwatching, alla botanica, alla storia dell’arte, all’entomologia e a chissà quali altre branche del sapere umano che suscitano costantemente la sua irrequieta curiosità. Nonostante lui stesso cerchi spesso di sminuire la portata della sua conoscenza, è evidente che la testardaggine e la passione che mette in ciascuno di questi hobby lo portano a collezionare un repertorio di saperi ampio e incredibilmente approfondito. Ciascuno dei quali viene poi riversato nei suoi romanzi, che sono sempre una via di mezzo tra narrazioni fascinose e racconti concreti di fatti storici, traendo spunto dalla realtà che lo circonda e dalle sue svariate conoscenze. Continua a leggere

L’Ircocervo n. 4 è online!

copertina L'IRCOCERVO 4È strano pensare che L’Ircocervo esca in un periodo in cui il paese è in quarantena, soprattutto perché nel mentre succedono – e sono successe – mille altre cose, la vita non  si ferma, e certamente non si è fermato il lavoro necessario per arrivare alla pubblicazione del quarto numero della rivista. E così ora eccolo qua, direttamente sui vostri schermi: anche questa volta L’Ircocervo è pronto a portarvi in giro per il mondo, in un tour tra storie che a volte sembrano quasi rasentare l’inconcepibile, altre volte richiamano il lato più vero della quotidianità, spaziando tra generi, stili e immaginari.

Il viaggio comincia metaforicamente a Venezia, dove è ambientato lo splendido Overture di Emanuela Canepa, Gaspara sull’acqua. Un delicato racconto in cui l’autrice mette a nudo l’interiorità di Gaspara, dalla sua infanzia fino all’età adulta, sulle acque della laguna. Continua a leggere

La rabbia dei “Giovanissimi” di periferia

Giovanissimi, Alessio Forgione
(NN Editore, 2020)

1577317123-scaledEntriamo nella periferia di Napoli, i ragazzi bazzicano per le strade, gli adulti lavorano per portare qualche soldo a casa e mantenere in piedi famiglie traballanti, a volte riuscendoci e altre no. I giovanissimi s’incontrano nelle sale giochi, fumano erba e provano l’alcol, palleggiano nei campi e improvvisano tornei di calcetto. Poi c’è chi gioca a calcio davvero, come Marocco, che a quattordici anni va a scuola solo perché deve, mentre la sua mente è proiettata sul pallone, le sue promesse, la squadra, ma anche gli amici, il motorino che non ha, la bellezza della figlia del tabaccaio, i fumetti di Dylan Dog e le notizie sugli extraterrestri.
Tutto quell’insieme di piccolezze che fanno parte della vita come tessere più o meno importanti di un puzzle molto più grande, ma che nella narrazione di Forgione diventano semplicemente il tutto, perché nell’attimo in cui si vive un’esperienza, per quanto secondaria possa essere, questa ci appare sempre come qualcosa di totale. Continua a leggere

Immagini impietose di un “Tropicario italiano”

Tropicario italiano, Fabrizio Patriarca
(66than2nd, 2020)

51RnAVoS7KLImmaginate le calde spiagge delle Maldive, il mare limpido di Bora Bora, i templi suggestivi di Bangkok. Pensate ai resort australiani, alle gite in barca nelle isole Mauritius, ai safari in Tanzania. E ricordatevi quell’odioso imperativo di dover godere al massimo di ogni esperienza, di ridere, essere felici, provare cose nuove e farsele piacere. Ricordatevi il lato oscuro della vacanza: l’obbligo della felicità.

Patriarca ha girato il mondo in Alitalia – dopo aver introiettato la cultura aziendale del padre, è difficile cambiare compagnia – e ne propone un affresco ironico e cinico. Continua a leggere

Casa di foglie, la letteratura ergodica e il senso della pagina scomposta

Casa di foglie, Mark Z. Danielewski
(66thand2nd, 2019 – trad. S. Reggiani e L. Taiuti)

 

9788832970944_0_0_626_75Quando ho sentito parlare di Casa di foglie la prima volta, il libro era già fuori commercio. Gli appassionati più testardi potevano pensare di acquistarlo su Amazon a cifre improponibili, centinaia di euro per un unico volume, o provare a reperirlo direttamente in inglese.
Se c’è però un romanzo che non consiglierei a nessuno di leggere in una lingua di cui non si ha perfetta e naturale padronanza, questo è proprio Casa di foglie: troppo complesso, troppo lungo, troppo folle per rischiare di perdersi qualche dettaglio lungo il cammino. È una lettura che richiede pazienza, e da più fronti: la pazienza del lettore, che deve vincere il timore del muro di carta per farsi trascinare nella lettura; quella dello scrittore, che senza ombra di dubbio vi ha perso dietro tempo, sonno e sanità mentale, e quella dei traduttori, a cui va il merito di aver trasposto in italiano un geniale delirio artistico e letterario, che trova un suo senso proprio attraverso la padronanza del linguaggio (e dello spazio fisico della pagina). Continua a leggere

Romanzando un indovinello di logica: “Il detenuto zero”

Il detenuto zero, Yiannis Karvelis
(Voland, 2019 – trad. G. Dilillo)

 

91286f88b99a5c4fcc83a2342da661a2_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyEsiste un carcere di massima sicurezza, ufficialmente chiamato “Isolamento”, frutto dell’ingegno di un gruppo di matematici dalle spiccate capacità intellettive. Evadere è pressoché impossibile. Il carcere è costituito da un numero N di celle poste in ordine progressivo ed ermeticamente isolate, dove è resa impossibile qualsiasi tipologia di comunicazione, sia tra detenuti sia con l’esterno.

Ora presta attenzione, che l’indovinello si complica: mettiamo che tre individui, consapevoli del funzionamento del sistema di Isolamento e menti brillanti, vengano rinchiusi in questo carcere per la prima volta dalla sua inaugurazione. Ciascuno di loro è destinato a una cella, il cui numero però non gli viene rivelato. L’unico modo per aprire la porta di ciascuna cella è quella di digitare sul tastierino il suo numero corrispondente. Un tastierino è posto fuori dalla porta, mentre l’altro, per motivi legati a fattori di sicurezza, è inserito all’interno. L’unico modo in cui un detenuto può uscire è che scatti il sistema di allarme: in tal caso viene rivelato a tutti i prigionieri il numero della propria cella, così che possano inserire il dato e aprire le porte. Attenzione: il sistema funziona solo se tutti i detenuti digitano il numero corretto nello stesso momento. È chiaro fin qui? Bene. Continua a leggere

La leggenda del mercante di fucili

L’isola dei fucili, Amitav Ghosh
(Neri Pozza, 2019 – trad. A. Nadotti e N. Gobetti)

 

isola dei fucili 01In un’antica India leggendaria, Bonduki Sadagar, il mercante di fucili, s’inimica la dea Manasa Devi rifiutando di diventare suo devoto. Furibonda, la dea non gli concede un solo attimo di pace: signora e padrona dei serpenti, tramite le sue creature inizia a perseguitare il ricco mercante, costringendolo alla fuga. L’uomo crede di riuscire a trovare pace sull’Isola dei fucili, dove si dice non esistano serpenti, ma Manasa Devi riesce a raggiungerlo comunque. La sua fuga disperata lo spinge tra le grinfie dei pirati, che lo conducono sull’Isola delle catene per venderlo come schiavo. Pur di essere liberato, il ricco mercante promette alla dea di diventare suo devoto e di costruire per lei un tempio in Bengala. Continua a leggere

Le storie (indubbiamente) vere e verissime di Cavazzoni

Storie vere e verissime, Ermanno Cavazzoni
(La nave di Teseo, 2019)

 

Schermata-2019-10-10-alle-14.56.52La raccolta si apre con una precisa avvertenza, un monito chiaro ed esplicito per tutti i potenziali lettori: in questa sua ultima opera, Cavazzoni intende raccontare la verità, soltanto la verità, nient’altro che la verità. Un’antologia di storie narrate senza alcuna distorsione fantastica, talmente autentiche che lo stesso autore si offre eventualmente di mettere a disposizione del lettore più scettico nome, cognome e contatti di tutti i personaggi coinvolti.

La tentazione di indagare ulteriormente su certe identità un po’ ambigue è alta, ma tutto sommato bastano poche pagine per accertare l’evidenza empirica: le Storie vere e verissime di Cavazzoni sono sicuramente autentiche. E se fanno ridere non è perché l’autore ha selezionato vicende particolarmente buffe, ma perché Cavazzoni è perfettamente in grado di far degenerare la narrazione verso lidi fantastici, irreali e satirici, senza per questo doversi scostare in alcun modo dalla verità dei fatti. Continua a leggere

Ricette semplici per storie complesse

Ricette semplici, di Madeleine Thien
(66thand2nd, 2019 – trad. di M. Baiocchi e A. Tagliavini)

 

519tUTBBSzLUna bambina osserva affascinata il modo in cui il padre cucina il riso. Lei è canadese, lui è immigrato dalla Malesia, e a dividerli c’è un abisso intergenerazionale, oltre che linguistico. Lei lo ama anche se lui è imperfetto: qualche volta estremamente violento, altre semplicemente suo complice. Un uomo capace al tempo stesso di fare miracoli in cucina, insegnando con pazienza come replicare i suoi piccoli capolavori culinari, e di frustare a sangue il suo stesso figlio.

Questo intenso racconto dà il titolo all’intera raccolta: Ricette semplici è la più breve e la più autentica delle storie narrate, una pillola di odio e d’amore che nella sua semplicità sembra assumere dei contorni quasi reali. Ciò è tanto più vero se si considera che la stessa autrice, Madeleine Thien, è figlia di due malesi emigrati a Vancouver. Ricette semplici  è stata la sua opera d’esordio, anche se in Italia l’abbiamo conosciuta prima attraverso i suoi successivi romanzi (per citare qualche titolo, basti pensare a Non dite che non abbiamo niente e l’Eco delle città vuote, entrambe edite dalla casa editrice 66thand2nd). Continua a leggere

Vite surreali di personaggi improbabili

Vite coniugali, di Bernard Quiriny
(L’orma editore, 2019; trad. di N. Petruzzella)

 

e5cd17f9d8556091f490a2a0da37a537_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyQualsiasi raccolta di racconti firmata da Quiriny porta inevitabilmente con sé una serie di aspettative: che sia varia, assurda, ricca di spunti improbabili, con storie brevi, altre brevissime, qualcuna brevissimissima – cinque righe, massimo sei. E poi racconti un po’ più lunghi, ma non meno allucinanti nelle idee folli da cui traggono origine.

E infatti è proprio questo il panorama che ci offre Vite coniugali. Come sempre, dietro un titolo anonimo si nascondono storie fuori dall’ordinario. Prendiamo il celebre club dei sedentari, frequentato solo da persone patologicamente refrattarie ai viaggi, che annualmente organizzano una competizione tra i membri per premiare chi resiste il più a lungo possibile lontano da casa.
O ancora la storia del povero Malone, che non sa rispondere in modo razionale e pertinente alle domande, anche se di suo sarebbe un ottimo interlocutore. Per non parlare poi della città capitale dell’immaginaria Pomenia, dove coabitano due etnie differenti che, per qualche allucinante coreografia cosmica, riescono a non incontrarsi mai, pur vivendo negli stessi quartieri e frequentando gli stessi posti. Continua a leggere