Il mondo nuovo, coloratissimo e violento di Aleš Kot e Tradd Moore

Il nuovo mondo, Aleš Kot, Tradd Moore, Heather Moore
(Saldapress, 2020 – trad. di M. Innocenti)

nuovo-mondo-saldapressIl nuovo mondo immaginato da Aleš Kot e disegnato da Tradd Moore è una distopia, e come tutte le distopie più catastrofiche ha delle origini (letteralmente) esplosive: nel 2037 gli Stati Uniti diventano infatti bersaglio di un bombardamento nucleare ad opera di un milite ignoto, cui segue un periodo di guerra e invasione da parte di diverse potenze straniere, fino alla totale perdita di autonomia dell’America. L’unica realtà nazionale che riesce a mantenere l’indipendenza è la Nuova California, un glorioso, scintillante, psichedelico enclave circondato da immense mura dove le persone vivono felici e contente nel rispetto dei veri valori americani. Un paradiso. Morboso, alienante e violento, ma pur sempre un paradiso. Continua a leggere

La politica degli scarafaggi, ovvero come McEwan vede la Brexit

Lo scarafaggio, Ian McEwan
(Einaudi, 2020 – trad. di S. Basso)

9788806245818_0_221_0_75Tutti conoscono, sia anche solo per fama, la storia di Gregor Samsa: Franz Kafka ha narrato la sua metamorfosi da commesso viaggiatore a scarafaggio in uno dei racconti più celebri della letteratura del Novecento. Oltre cent’anni dopo, Ian McEwan dà vita al suo fratello spirituale Jim Sams, nato scarafaggio ma misteriosamente tramutato in un essere umano. Jim però non è un lavoratore di media categoria, non ha una routine da pendolare né lo spirito stacanovista e devoto all’ordine sociale di Gregor Samsa. Jim è il primo ministro inglese: ammanicato con gli intrighi di governo, facile all’ubriacatezza, manipolatore e ipocrita per necessità. Continua a leggere

“Il nome della madre”, ovvero come raccontare un’assenza

Il nome della madre, Roberto Camurri
(NNE, 2020)

1790687330Chi ha letto l’opera prima di Camurri, A misura d’uomo, potrebbe divertirsi a cercare somiglianze e differenze con Il nome della madre. Di simile c’è l’ambientazione, Fabbrico, città natale dell’autore, che non sembra mai né bella né brutta, né felice né triste, e i suoi abitanti sono gli abitanti di qualsiasi piccola cittadina italiana, eppure pare quasi che entrambe le storie potrebbero essere raccontate solo tra le sue strade, nei suoi bar, nelle sue case. È simile lo stile, fortemente ancorato a quello che i personaggi vedono, sentono, fanno e pensano. Ma il vero filo rosso tra le due opere è la loro forte aderenza al reale, all’umanità assoluta dei personaggi, al loro essere quasi concreti. Continua a leggere

“Novantanove notti nel Lowgar” a raccontare storie

Novantanove notti nel Lowgar, Jamil Jan Kochai
(Einaudi, 2020)

9788858433218_0_0_626_75Novantanove notti nel Lowgar è l’esordio letterario di un gioavane autore di origini pakistane. Io questo dettaglio l’ho scoperto solo a lettura conclusa, e mi sembra doveroso specificarlo qui come premessa. Per la precisione, Jamil Jan Kochai è nato in un campo profughi afgano in Pakistan, ma è cresciuto negli Stati Uniti e ha iniziato a dedicarsi alla letteratura direttamente in inglese, reinterpretando la sua cultura d’origine in un romanzo profondo e maturo, difficilmente assimilabile all’idea di un’opera prima.

Novantanove notti nel Lowgar ci porta infatti nella provincia afgana del 2005, nel pieno delle rappresaglie statunitensi post 11 settembre. Il giovanissimo Marwand e i suoi fratelli ritornano per novantanove giorni nella loro terra d’origine, dopo anni passati in America. Continua a leggere

“Tre vivi, tre morti” e le loro storie

Tre vivi, tre morti, Ruska Jorjoliani
(Voland, 2020)

ba0728c31795ac4dd7208dddc3e593c7_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyQuello dei “tre vivi e tre morti” era un tema iconografico molto diffuso nel Medioevo, una declinazione originale del celebre memento mori. Si riallaccia a una leggenda narrata in un poemetto francese, il Dict des trois morts er des trois vifs, di Baudouin de Condé, in cui tre nobili cavalieri incontrano in un bosco tre cadaveri “viventi”, i quali ricordano loro che presto saranno tutti uguali. Alla morte non c’è scampo, nemmeno per i nobili. Nel romanzo di Ruska Jorjoliani, il tema viene ripreso direttamente in una storia dentro la storia, scritta in gioventù da uno dei vari personaggi che popolano l’opera. La metafora però è ben più forte, perché il segreto al cuore delle vicende, l’evento del passato che dà il via al corso degli eventi, coinvolge proprio tre vivi (negli anni ’50) e tre morti (negli anni ’40). Continua a leggere

“La parola magica” per liberarsi dall’alcol (e dalla solitudine)

La parola magica, Anna Siccardi
(NNE, 2020)

9973645_4469834Tutto comincia da un elenco di dodici punti che ricorda vagamente una serie di imperativi religiosi scritti da penitenti: sono i dodici passi degli alcolisti anonimi, qualcosa a metà tra l’ammissione di colpe passate e una serie di buoni propositi per il futuro, da rispettare in nome di un Potere Superiore non meglio definito. La parola magica non parla di alcol – non solo, almeno – ma i dodici capitoli che lo compongono sono ispirati ai passi degli alcolisti anonimi, a tratti in modo quasi citazionistico, altre volte in termini più liberi. Un percorso di rinascita, quindi, che comincia da «Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute ingovernabili», fino a concludersi con «Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio ad altri alcolisti e di mettere in pratica questi principi in tutte le nostre attività.» Una storia a lieto fine, insomma. Continua a leggere

“Mamma è matta, papà è ubriaco” e anche gli altri non sono proprio normali

Mamma è matta, papà è ubriaco, Fredrik Sjöberg
(Iperborea, 2020 – trad. di A. Berardini)

 

9788870916188_0_221_0_75Oltre alla scrittura, gli interessi e le passioni di Fredrik Sjöberg sono pressoché infiniti. Nella sua vita si è dedicato, a falsi alterne o in contemporanea, alla filatelia, al birdwatching, alla botanica, alla storia dell’arte, all’entomologia e a chissà quali altre branche del sapere umano che suscitano costantemente la sua irrequieta curiosità. Nonostante lui stesso cerchi spesso di sminuire la portata della sua conoscenza, è evidente che la testardaggine e la passione che mette in ciascuno di questi hobby lo portano a collezionare un repertorio di saperi ampio e incredibilmente approfondito. Ciascuno dei quali viene poi riversato nei suoi romanzi, che sono sempre una via di mezzo tra narrazioni fascinose e racconti concreti di fatti storici, traendo spunto dalla realtà che lo circonda e dalle sue svariate conoscenze. Continua a leggere

L’Ircocervo n. 4 è online!

copertina L'IRCOCERVO 4È strano pensare che L’Ircocervo esca in un periodo in cui il paese è in quarantena, soprattutto perché nel mentre succedono – e sono successe – mille altre cose, la vita non  si ferma, e certamente non si è fermato il lavoro necessario per arrivare alla pubblicazione del quarto numero della rivista. E così ora eccolo qua, direttamente sui vostri schermi: anche questa volta L’Ircocervo è pronto a portarvi in giro per il mondo, in un tour tra storie che a volte sembrano quasi rasentare l’inconcepibile, altre volte richiamano il lato più vero della quotidianità, spaziando tra generi, stili e immaginari.

Il viaggio comincia metaforicamente a Venezia, dove è ambientato lo splendido Overture di Emanuela Canepa, Gaspara sull’acqua. Un delicato racconto in cui l’autrice mette a nudo l’interiorità di Gaspara, dalla sua infanzia fino all’età adulta, sulle acque della laguna. Continua a leggere

La rabbia dei “Giovanissimi” di periferia

Giovanissimi, Alessio Forgione
(NN Editore, 2020)

1577317123-scaledEntriamo nella periferia di Napoli, i ragazzi bazzicano per le strade, gli adulti lavorano per portare qualche soldo a casa e mantenere in piedi famiglie traballanti, a volte riuscendoci e altre no. I giovanissimi s’incontrano nelle sale giochi, fumano erba e provano l’alcol, palleggiano nei campi e improvvisano tornei di calcetto. Poi c’è chi gioca a calcio davvero, come Marocco, che a quattordici anni va a scuola solo perché deve, mentre la sua mente è proiettata sul pallone, le sue promesse, la squadra, ma anche gli amici, il motorino che non ha, la bellezza della figlia del tabaccaio, i fumetti di Dylan Dog e le notizie sugli extraterrestri.
Tutto quell’insieme di piccolezze che fanno parte della vita come tessere più o meno importanti di un puzzle molto più grande, ma che nella narrazione di Forgione diventano semplicemente il tutto, perché nell’attimo in cui si vive un’esperienza, per quanto secondaria possa essere, questa ci appare sempre come qualcosa di totale. Continua a leggere

Immagini impietose di un “Tropicario italiano”

Tropicario italiano, Fabrizio Patriarca
(66than2nd, 2020)

51RnAVoS7KLImmaginate le calde spiagge delle Maldive, il mare limpido di Bora Bora, i templi suggestivi di Bangkok. Pensate ai resort australiani, alle gite in barca nelle isole Mauritius, ai safari in Tanzania. E ricordatevi quell’odioso imperativo di dover godere al massimo di ogni esperienza, di ridere, essere felici, provare cose nuove e farsele piacere. Ricordatevi il lato oscuro della vacanza: l’obbligo della felicità.

Patriarca ha girato il mondo in Alitalia – dopo aver introiettato la cultura aziendale del padre, è difficile cambiare compagnia – e ne propone un affresco ironico e cinico. Continua a leggere