Romanzando un indovinello di logica: “Il detenuto zero”

Il detenuto zero, Yiannis Karvelis
(Voland, 2019 – trad. G. Dilillo)

 

91286f88b99a5c4fcc83a2342da661a2_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyEsiste un carcere di massima sicurezza, ufficialmente chiamato “Isolamento”, frutto dell’ingegno di un gruppo di matematici dalle spiccate capacità intellettive. Evadere è pressoché impossibile. Il carcere è costituito da un numero N di celle poste in ordine progressivo ed ermeticamente isolate, dove è resa impossibile qualsiasi tipologia di comunicazione, sia tra detenuti sia con l’esterno.

Ora presta attenzione, che l’indovinello si complica: mettiamo che tre individui, consapevoli del funzionamento del sistema di Isolamento e menti brillanti, vengano rinchiusi in questo carcere per la prima volta dalla sua inaugurazione. Ciascuno di loro è destinato a una cella, il cui numero però non gli viene rivelato. L’unico modo per aprire la porta di ciascuna cella è quella di digitare sul tastierino il suo numero corrispondente. Un tastierino è posto fuori dalla porta, mentre l’altro, per motivi legati a fattori di sicurezza, è inserito all’interno. L’unico modo in cui un detenuto può uscire è che scatti il sistema di allarme: in tal caso viene rivelato a tutti i prigionieri il numero della propria cella, così che possano inserire il dato e aprire le porte. Attenzione: il sistema funziona solo se tutti i detenuti digitano il numero corretto nello stesso momento. È chiaro fin qui? Bene. Continua a leggere

La leggenda del mercante di fucili

L’isola dei fucili, Amitav Ghosh
(Neri Pozza, 2019 – trad. A. Nadotti e N. Gobetti)

 

isola dei fucili 01In un’antica India leggendaria, Bonduki Sadagar, il mercante di fucili, s’inimica la dea Manasa Devi rifiutando di diventare suo devoto. Furibonda, la dea non gli concede un solo attimo di pace: signora e padrona dei serpenti, tramite le sue creature inizia a perseguitare il ricco mercante, costringendolo alla fuga. L’uomo crede di riuscire a trovare pace sull’Isola dei fucili, dove si dice non esistano serpenti, ma Manasa Devi riesce a raggiungerlo comunque. La sua fuga disperata lo spinge tra le grinfie dei pirati, che lo conducono sull’Isola delle catene per venderlo come schiavo. Pur di essere liberato, il ricco mercante promette alla dea di diventare suo devoto e di costruire per lei un tempio in Bengala. Continua a leggere

Le storie (indubbiamente) vere e verissime di Cavazzoni

Storie vere e verissime, Ermanno Cavazzoni
(La nave di Teseo, 2019)

 

Schermata-2019-10-10-alle-14.56.52La raccolta si apre con una precisa avvertenza, un monito chiaro ed esplicito per tutti i potenziali lettori: in questa sua ultima opera, Cavazzoni intende raccontare la verità, soltanto la verità, nient’altro che la verità. Un’antologia di storie narrate senza alcuna distorsione fantastica, talmente autentiche che lo stesso autore si offre eventualmente di mettere a disposizione del lettore più scettico nome, cognome e contatti di tutti i personaggi coinvolti.

La tentazione di indagare ulteriormente su certe identità un po’ ambigue è alta, ma tutto sommato bastano poche pagine per accertare l’evidenza empirica: le Storie vere e verissime di Cavazzoni sono sicuramente autentiche. E se fanno ridere non è perché l’autore ha selezionato vicende particolarmente buffe, ma perché Cavazzoni è perfettamente in grado di far degenerare la narrazione verso lidi fantastici, irreali e satirici, senza per questo doversi scostare in alcun modo dalla verità dei fatti. Continua a leggere

Ricette semplici per storie complesse

Ricette semplici, di Madeleine Thien
(66thand2nd, 2019 – trad. di M. Baiocchi e A. Tagliavini)

 

519tUTBBSzLUna bambina osserva affascinata il modo in cui il padre cucina il riso. Lei è canadese, lui è immigrato dalla Malesia, e a dividerli c’è un abisso intergenerazionale, oltre che linguistico. Lei lo ama anche se lui è imperfetto: qualche volta estremamente violento, altre semplicemente suo complice. Un uomo capace al tempo stesso di fare miracoli in cucina, insegnando con pazienza come replicare i suoi piccoli capolavori culinari, e di frustare a sangue il suo stesso figlio.

Questo intenso racconto dà il titolo all’intera raccolta: Ricette semplici è la più breve e la più autentica delle storie narrate, una pillola di odio e d’amore che nella sua semplicità sembra assumere dei contorni quasi reali. Ciò è tanto più vero se si considera che la stessa autrice, Madeleine Thien, è figlia di due malesi emigrati a Vancouver. Ricette semplici  è stata la sua opera d’esordio, anche se in Italia l’abbiamo conosciuta prima attraverso i suoi successivi romanzi (per citare qualche titolo, basti pensare a Non dite che non abbiamo niente e l’Eco delle città vuote, entrambe edite dalla casa editrice 66thand2nd). Continua a leggere

Vite surreali di personaggi improbabili

Vite coniugali, di Bernard Quiriny
(L’orma editore, 2019; trad. di N. Petruzzella)

 

e5cd17f9d8556091f490a2a0da37a537_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyQualsiasi raccolta di racconti firmata da Quiriny porta inevitabilmente con sé una serie di aspettative: che sia varia, assurda, ricca di spunti improbabili, con storie brevi, altre brevissime, qualcuna brevissimissima – cinque righe, massimo sei. E poi racconti un po’ più lunghi, ma non meno allucinanti nelle idee folli da cui traggono origine.

E infatti è proprio questo il panorama che ci offre Vite coniugali. Come sempre, dietro un titolo anonimo si nascondono storie fuori dall’ordinario. Prendiamo il celebre club dei sedentari, frequentato solo da persone patologicamente refrattarie ai viaggi, che annualmente organizzano una competizione tra i membri per premiare chi resiste il più a lungo possibile lontano da casa.
O ancora la storia del povero Malone, che non sa rispondere in modo razionale e pertinente alle domande, anche se di suo sarebbe un ottimo interlocutore. Per non parlare poi della città capitale dell’immaginaria Pomenia, dove coabitano due etnie differenti che, per qualche allucinante coreografia cosmica, riescono a non incontrarsi mai, pur vivendo negli stessi quartieri e frequentando gli stessi posti. Continua a leggere

Dissacrando le favole: Cornia e le sue “favole da riformatorio”

Favole da riformatorio, Ugo Cornia
(Feltrinelli, 2019)

9788807033711_quarta.jpg.444x698_q100_upscaleNell’immagine di copertina, un gallo si trova in piedi sopra a un gatto, che miagola sopra un cane, che abbaia sopra un asino (citazione de I musicanti di Brema, forse, ma nella loro versione più isterica). La lettura comincia quindi sin dalla sua presentazione grafica con un monito chiaro e diretto: nulla di quello che verrà raccontato tra le pagine di Favole da riformatorio è da prendersi sul serio. E infatti Cornia in quest’opera si è sbizzarrito, proponendo una goliardica antologia di racconti in cui gli animali, classici protagonisti delle favole, abbandonano qualsiasi morale per diventare dissacranti e provocatori. Continua a leggere

Il surreale viaggio di una donna e della sua valigia

Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena, di Michelle Steinbeck
(Tunué, 2019 – trad. H. Basso)

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Ci sono infiniti modi di raccontare una storia, soprattutto se lo spunto di partenza mira alla più limpida semplicità. In questo specifico caso abbiamo una donna, Loribeth, che deve fare i conti con il trauma dell’abbandono del padre, il quale non aveva mai voluto figli, e non era riuscito a sopportare il peso di prendersi cura di ben due bambini. Con il suo romanzo d’esordio, l’autrice decide di indagare i risvolti più destabilizzanti dell’abbandono proiettando il lettore direttamente nella mente di Loribeth, in un percorso surreale che ricalca le immagini sconnesse di un sogno.
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“Io sono la bestia”: storia di mafia, dolore e violenza

Io sono la bestia, di Andrea Donaera
(NN Editore, 2019) 

 

io-sono-la-bestiaTutto comincia da una minaccia di morte. C’è un uomo, Mimì, fermo davanti alla bara di suo figlio, circondato da persone affrante, e vorrebbe solo poterle ammazzare tutte. Ha una pistola in mano, Mimì. Allora spara, colpisce la bara e terrorizza gli ospiti, ferendosi inavvertitamente a un occhio.

Mimì è il capo della Sacra, un mafioso corroborato da una vita di violenze e brutalità, che per la prima volta vive sulla sua pelle il ruolo pubblico della vittima. Improvvisamente  sembra che anche lui abbia il diritto di soffrire. Solo che Mimì non se ne fa niente della pietà e delle lacrime altrui; lui ha bisogno di trovare un modo per liberarsi del peso del suicidio di suo figlio, gli serve un capro espiatorio da condannare, una scusa per spargere violenza, rabbia e sangue. Come una bestia. Continua a leggere

Sillabario dell’amor crudele: una tragicommedia grottesca

Sillabario dell’amor crudele, di Francesco Permunian
(Chiarelettere, 2019)

 

permunianOK-1Teodoro ha deciso di lasciare ai posteri un elaborato compendio della sua vita, scritto su grossi fogli di carta da pesce e catalogato tramite lettere dell’alfabeto. Ne deriva il Sillabario dell’amor crudele, un’autobiografia in 26 parti dall’ordine totalmente arbitrario, in cui Teodoro racconta la sua triste vita da nano in un orfanotrofio per bambini deformi. Abusato dai preti, rinnegato dai genitori, abbandonato dalla moglie, svilito da chiunque lo abbia incontrato, il nostro protagonista guida la folle parata di personaggi carnevaleschi che affollano le pagine dell’opera di Permunian. Continua a leggere

Carnaio: quei cadaveri venuti dal mare

Carnaio, di Giulio Cavalli
(Fandango Libri, 2018) 

CarnaioUn corpo riverso sulla nuda terra, portato a riva dalla corrente, scuro di pelle, ringrinzito dall’acqua, irrigidito dalla morte, privo di identità. È l’emblema dell’immaginario contemporaneo: uno degli uomini perduti nel Mediterraneo, simbolo di una tragedia umana e insieme cuore di un discorso politico sempre più acceso, che divide il Nord del mondo sulla scia di due ideologie. Quali problemi vengono prima, i nostri o i loro?

Carnaio parte da quest’immagine. Un uomo scuro di pelle portato dal mare, una casualità quasi curiosa che spezza la monotona quotidianità degli abitanti di una piccola e anonima cittadina italiana, DF. Poi però ne arriva subito un altro, e un altro ancora, e alla fine quei corpi tutti uguali diventano una piaga sociale impossibile da gestire. Un’onda anomala di cadaveri. Continua a leggere