La voce narrante dai margini: intervista (tardiva) a Jonathan Bazzi

Febbre, Jonathan Bazzi
(2019, Fandango)

Di Febbre di Jonathan Bazzi si è già detto tanto: il romanzo è stato vincitore di numerosi premi, finalista allo Strega 2020 ed è stato definito come un piccolo caso editoriale dell’ultimo anno e mezzo.
Nel suo libro di esordio, Jonathan racconta la sua storia, che è quella di un ragazzino cresciuto a Rozzano (un quartiere molto difficile della periferia milanese) e insieme quella di un giovane uomo che, un giorno, scopre di essere sieropositivo. I due piani narrativi si alternano, e l’effetto che ne deriva è quello di un racconto fortemente incentrato sulla sfera del dolore personale e dello sviluppo dell’io per mezzo di esso.

Ho voluto impostare questa (tardiva) intevista in primis per focalizzare alcuni aspetti di Febbre che, nei tam-tam delle recensioni e dei confronti con l’autore sospinti dal successo del romanzo, forse non sono stati individuati come meritavano. In particolare, il punto di congiunzione tra autobiografismo e rispecchiamento collettivo (elemento che, dato il plauso generale a Febbre, sembra perfettamente riuscito); il rapporto tra il dolore personale e la voce per rappresentarlo; infine, in che modo i pattern più formali come i piani narrativi rispecchiano una certa idea che Bazzi ha della sua realtà.

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Come se scrivere avesse un senso. Valentina Maini e la sua mischia

La mischia è l’esordio di Valentina Maini, pubblicato per Bollati Boringhieri. La vicenda – per quel poco che è possibile liofilizzare (e a fatica) in forme di sinossi, riassunti e punti salienti – è il rapporto di due fratelli, Gorane e Jokin Moraza, figli di due terroristi baschi. La mischia è stato definito in tanti modi: “esplosivo”, “folgorante”, “sorprendente”. Etichette che sarebbero perfette, se non fosse che cercare di definire in modo certo questo romanzo è un’operazione fuorviante nonché opposta alla natura dell’opera stessa. Proprio per questo, l’unico aggettivo che mi sembra che La mischia possa sopportare è “esondante”.

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Il romanzo dei “miseri sbalorditi mortali” di Ade Zeno

L’incanto del pesce luna, Ade Zeno
(Bollati Boringhieri, 2020)

ade-zeno-lincanto-del-pesce-luna-9788833932194-4-355x540Mi auguro che L’incanto del pesce luna vinca il Campiello: il romanzo di Ade Zeno, già finalista di questo premio, è infatti una delle migliori pubblicazioni del 2020, nonché un romanzo di altissimo livello.

Il protagonista della storia è Gonzalo, cerimoniere presso la Società per la Cremazione. Per lui la morte è solo un evento, e il suo ruolo è recitare il lutto e il cordoglio quando sono le altre persone ad averci a che fare. Gonzalo è un eccezionale necroforo: recita ad alta voce salmi e poesie, empatizza con i famigliari dei morti, e, insomma, fa un lavoro che ama e in cui si diverte. Rispettato da tutti gli altri colleghi, per Gonzalo non c’è differenza tra la vestizione di  un bambino morto in un incidente, la sepoltura di un grassone infartato o la cremazione del corpo di una supermodella famosissima: i morti sono morti e basta, prima o poi finiamo tutti nello stesso posto. Continua a leggere

“Il sistema del tatto” è l’immigrazione di una tribù piemontese

Il sistema del tatto, Alejandra Costamagna
(Edicola Ediciones, 2020)

Costamagna.ok_.1Ania è una ragazza cilena di origini piemontesi, da parte di padre. Un giorno, si ritrova a dover partire per l’Argentina per essere presente agli ultimi momenti del vecchio Augustìn. I due si conoscono: Ania era la chilenita che da bambina passava le vacanze nella località argentina di Campana, e leggeva sempre i libri che Augustìn prendeva in prestito dal suo amico Gariglio. Per Ania, il funerale di Augustìn è anche il riaffacciarsi del suo passato, che inevitabilmente la porta a prendere atto di un presente molto diverso da come lo immaginava. Continua a leggere

Le isole di Norman e dintorni

Le isole di Norman, Veronica Galletta
(Italo Svevo – Gaffi, 2020)

isoleQuando la giuria del Campiello ha dichiarato Le isole di Norman vincitore del premio Opera Prima, la mia sorpresa è stata tanta. Proprio in quel momento, stavo tenendo quel libro dalle mani, lo stavo leggendo per farne oggetto della mia prossima recensione. È stata una vittoria inattesa, e un attimo straniante. Continua a leggere

La libertà di un taglio che sanguina: “La parte del fuoco” di Marco Rovelli

 La parte del fuoco, di Marco Rovelli
(TerraRossa Edizioni, 2020)

La-parte-del-fuoco_coverLa vicenda contenuta ne La parte del fuoco è molto semplice: Karim è un immigrato tunisino, che, dopo la morte di suo padre e l’insoddisfazione per il lavoro presso un ufficio, ha abbandonato il resto della sua famiglia per cercare un nuovo inizio in Italia. Ci è arrivato per mare, lungo quell’infernale viaggio che le cronache stanno ricominciando a ricordarci. Elsa, invece, appartiene a un mondo diverso: è figlia di una famiglia benestante del Veneto, si sente ingabbiata in un mondo che non sa darle affetto e stimoli: anoressica e autolesionista, ha passato l’adolescenza in una clinica psichiatrica. Karim ed Elsa si incontrano per caso, e da quello sfiorarsi conflagra il loro riconoscersi. Continua a leggere

Da dove nasce la molestia: “Forme di lontananza” di Edurne Portela

Forme di lontananza, Edurne Portela
(Lindau, 2020)

41EZwjcrOhL._SX308_BO1,204,203,200_Come si arriva a molestare la propria moglie? Come si arriva a subire violenze dal proprio marito? Qual è il principio di quel cataclisma che finisce per ingoiare la vita di una donna? Se lo chiede Alicia, giovane ricercatrice di un’università newyorkese, emigrata dai paesi baschi spagnoli, mentre si chiude a chiave in camera sua, terrorizzata e annichilita. Se lo domanda anche suo marito Matty, un uomo che alterna una cinica freddezza all’amore più dolce, fermo in ascolto e in attesa, dall’altra parte della stessa porta. Cerca, invece, di capirlo Edurne Portela, autrice di questo romanzo intitolato Forme di lontananza. Continua a leggere

“Configurazione Tundra”, dove devi diventare come l’acqua

Configurazione Tundra, Elena Giorgiana Mirabelli
(Tunuè, 2020)

71Ht2IyZFeLUna città-mondo che è strutturata lungo un’unica, incessante linea; le cui case sono più scatole, e gli abitanti vi abitano come insetti: meramente per la propria sopravvivenza, senza senso di identità o appartenenza. Un sistema di ottimizzazione urbana e individuale nato e progettato a un certo punto della storia del progresso umano, teorizzato dalla brillante e asettica mente di Marta Fiani, madre e ingegnere del pensiero. Lo scopo di Tundra è uno e inderogabile: sistematizzare ogni aspetto della vita umana, renderlo calcolo, schema, in modo da prevenirne anomalie, errori, sprechi. Perché solo così la felicità può essere raggiunta. Continua a leggere

Creare e far funzionare il mito: “Le distese interiori del cosmo” di Joseph Campbell

Le distese interiori del cosmo. La metafora nel mito e nella religione, Joseph Campbell
(Nottetempo, 2020)

libroOltre a essere stato professore universitario, saggista e antropologo, Joseph Campbell (1904-1987) fu un importantissimo storico delle religioni, certamente uno dei (se non il) più autorevoli del secolo passato. I suoi scritti riguardano principalmente la sfera mitico-religiosa dell’esistenza umana dai suoi albori fino al presente, ed esercitano ancora oggi un certo fascino e una ricca curiosità sia nell’accademia sia presso il pubblico non specializzato. Pensate, inoltre, che persino George Lucas, il regista di Star Wars, deve una parte della propria ispirazione all’opera di Campbell.

Le distese interiori del cosmo. La metafora nel mito e nella religione è un libro nato raccogliendo alcune conferenze che Campbell tenne a San Francisco tra il 1981 e il 1984. Diviso in tre capitoli, il discorso di Campbell vuole introdurre il lettore a un momento irripetibile e fondamentale per la cultura umana globale, ovvero l’attimo in cui quell’essere fatto di carne e umori che è classificato come Homo sapiens rielabora intellettualmente e spiritualmente i suoi impulsi e le sue percezioni del mondo esterno, arrivando così a creare una sfera che ne guiderà e influenzerà in modo irreversibile l’esistenza: il mito, e con esso la religione. Continua a leggere

L’impossibile dialogo tra Hannah Arendt e Adolf Eichmann

Eichmann – Dove scende la notte, Stefano Massini
(Fandango, 2020)

CopertinaChi mi conosce sa quanto mi stia a cuore il tema della Shoah, con le sue implicazioni filosofiche e morali. Per questo, quando ho saputo che c’era la possibilità di recensire Eichmann – Dove scende la notte mi sono dimostrato subito entusiasta e interessato. L’autore, Stefano Massini, è un volto noto della tv: chi ha guardato almeno una volta il programma di dibattito politico Piazza Pulita si sarà sicuramente imbattuto in uno dei suoi monologhi, un momento di riflessione su un episodio della storia, sulla psicologia umana, o su eventi che hanno segnato il percorso del genere umano. Aggiungendo, poi, che lo stesso Massini è una personalità artistica che durante gli anni si è sempre spesa molto riguardo all’argomento del genocidio e del Male (con racconti, libri, eventi, progetti), ho pensato di andare sul sicuro, di godermi e arricchirmi con quello che doveva essere un atto unico che inscena un ipotetico dialogo tra il gerarca nazista Adolf Eichmann e la giornalista Hannah Arendt, una variazione sul tema del capolavoro di quest’ultima, La banalità del male. Purtoppo, mi sbagliavo alla grande. Continua a leggere