Il romanzo dei “miseri sbalorditi mortali” di Ade Zeno

L’incanto del pesce luna, Ade Zeno
(Bollati Boringhieri, 2020)

ade-zeno-lincanto-del-pesce-luna-9788833932194-4-355x540Mi auguro che L’incanto del pesce luna vinca il Campiello: il romanzo di Ade Zeno, già finalista di questo premio, è infatti una delle migliori pubblicazioni del 2020, nonché un romanzo di altissimo livello.

Il protagonista della storia è Gonzalo, cerimoniere presso la Società per la Cremazione. Per lui la morte è solo un evento, e il suo ruolo è recitare il lutto e il cordoglio quando sono le altre persone ad averci a che fare. Gonzalo è un eccezionale necroforo: recita ad alta voce salmi e poesie, empatizza con i famigliari dei morti, e, insomma, fa un lavoro che ama e in cui si diverte. Rispettato da tutti gli altri colleghi, per Gonzalo non c’è differenza tra la vestizione di  un bambino morto in un incidente, la sepoltura di un grassone infartato o la cremazione del corpo di una supermodella famosissima: i morti sono morti e basta, prima o poi finiamo tutti nello stesso posto.

La vita da becchino impassibile e certosino di Gonzalo viene all’improvviso stravolta da una malattia sconosciuta che travolge la figlia Inés, mandandola in coma. Il matrimonio di Gonzalo con Gloria implode, Gonzalo rimane solo e relitto, aggrappato all’unica speranza del risveglio di sua figlia. Viene però avvicinato da un emissario di una potente famiglia della zona, che lo sorveglia da tempo: Gonzalo è il soggetto perfetto per lavorare al servizio della vecchia e ricca Signorina Marisòl. In cambio, la Famiglia provvederà a tutte le cure per Inés, che viene collocata in una clinica all’avanguardia. Il dovere di Gonzalo è semplice: procurare alla Signorina Marisòl del cibo. Cibo umano. Persone vive da sbranare.

Già da questo riassunto breve e generale della trama si capisce che L’incanto del pesce luna è un romanzo che trascende i generi letterari. Le situazioni narrative sono molteplici e tutte intrecciate tra loro, a formare una maglia ben intessuta e che funziona a meraviglia. Noir, fantastico e realistico; thriller d’azione, dramma psicologico, romanzo filosofico e viaggio onirico: quello di Zeno è un romanzo poliedrico formato da più meccaniche che si combinano e giocano insieme. Un congegno molto, molto raffinato, misuratissimo e bilanciato in cui gli elementi romanzeschi diversi non entrano in contrasto per mettersi in crisi a vicenda, ma collaborano.

Da questi impianti coordinati scaturisce un’atmosfera che è davvero la qualità migliore di questo romanzo. Un’aria tetra, pesante, di nebbia; i personaggi che vivono nell’ombra, anzi, che sembrano germinare dal buio stesso, un buio che puzza perennemente di morte e sangue e carne bruciata. Gonzalo, per natura del suo personaggio, vive in una posizione di limine in quest’ombra, tra essa e un mondo al di fuori, un mondo altro, fatto di fantasia, dolcezza, sentimenti: quello simbolizzato da Inés, ormai adolescente in coma ma, al tempo della vita, bambina spontanea e pura. Gonzalo è Caronte, traghettatore, traghetta i corpi morti verso le fauci roventi dei crematori, e i corpi vivi in quelle fameliche della Signorina Marisòl. Come Caronte, non conosce e non può conoscere esistenza al di fuori della propria: un altro modo di vivere gli è precluso. La disperazione di Gonzalo – una disperazione silenziosa, implicita – è la disperazione di chi non crede più che la vita sia diversa dalla morte: «Succhiamo gli ultimi rimasugli di allegria nascosti in questo corpo prosciugato, cerchiamo qualcosa che non c’è più, che non c’è mai stato, il tonfo buio e spettrale della vita».

Inés è l’elemento che potrebbe squarciare la cortina di tenebra che grava su ogni pagina. La Pesciolina, come la chiama il padre, unico corpo potenzialmente vivo e vitale, che nei ricordi di Gonzalo sembra irradiare luce fiabesca. Eppure, va da sé che questa possibilità salvifica non può mai verificarsi: Inés, come il padre, vive sul lembo della vita, già immersa nella morte. D’altronde, lo stato clinico del coma è davvero una morte apparente, una dualità biologica.

Potrei andare avanti ancora, ma decido di fermarmi. Perché L’incanto del pesce luna è un romanzo eccezionale da scoprire soprattutto attraverso la propria sensibilità, in quanto sa affabulare e inquietare insieme, affascina e distrugge, angoscia e fa commuovere, un treno della morte lanciato a tutta velocità verso il precipizio, e tu lo stai guidando.

Michele Maestroni

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