L’Ircocervo n.6 è online!

Si sveste l’aria del calore estivo: l’autunno è ormai arrivato. Nell’anno della pandemia, questa non sarà una stagione semplice da affrontare. Ma tra incertezze e preoccupazioni, con cui abbiamo imparato a convivere già da tempo, il vento ottobrino porta con sé anche ciò che da sempre può offrire: la sua consueta palette di colori, i capricci atmosferici, la voglia di sfuggire al freddo rimanendo a casa avvolti tra le coperte, magari in compagnia di un tè caldo e di una buona lettura; e in questo L’Ircocervo può darvi una mano.

Continua a leggere

Restare nel nulla o fuggirne: “Al centro del mondo” di Alessio Torino

Al centro del mondo, Alessio Torino
(Mondadori, 2020)

Com’è cambiata la letteratura, come sono cambiati gli uomini, se neanche un secolo e mezzo fa la ricerca dell’altrove passava attraverso vasti e infiniti oceani, indugiava nel cuore più oscuro dell’Africa, per arrivare magari fino alle viscere più profonde della terra, e oggi, invece, il centro del mondo, l’altrove letterario, è il paesino abbandonato a mezz’ora di macchina dalla città in cui viviamo e in cui passeremo la prossima domenica, in quel delizio agriturismo.

Continua a leggere

Chi sono i “Ladri di denti”: intervista a Djarah Kan

Ho incontrato per la prima volta il nome di Djarah Kan – scrittrice, cantautrice e attivista napoletana – tra le pagine di Future. I personaggi del suo racconto Il mio nome mi sono rimasti accanto a lungo e ho aspettato il momento in cui avrei ritrovato quest’autrice sugli scaffali di una libreria con un’opera completamente scritta da lei.

L’esordio è arrivato con Ladri di denti, recentemente pubblicato dalla casa editrice People. In questa raccolta di scritti difficilmente classificabili, che contiene da racconti a riflessioni su tematiche di diversa natura, una voce fresca e decisa parla di razzismo sistematico, ma soprattutto restituisce un ritratto impietoso della civiltà occidentale.

Continua a leggere

Letture per viaggiare in tempi di peste

Quando arriva l’estate, mi piace dedicarmi a due letture in particolare: i classici e i libri di viaggio. Quest’anno poi viaggiare è meno semplice del solito, molti hanno dovuto rinunciare alle vacanze, e allora dei buoni libri, insieme a una certa capacità di immedesimazione, possono aiutare a visitare comunque posti lontani, a calarsi in atmosfere esotiche. Questo articolo ha dunque la semplice, banale intenzione di dare qualche consiglio di lettura, tra quei libri che in questa e nelle precedenti estati ho letto (e apprezzato) per viaggiare. C’è un po’ di tutto: libri di viaggio (veri e falsi), ma anche romanzi d’avventura, reportage, saggi. Continua a leggere

Il romanzo dei “miseri sbalorditi mortali” di Ade Zeno

L’incanto del pesce luna, Ade Zeno
(Bollati Boringhieri, 2020)

ade-zeno-lincanto-del-pesce-luna-9788833932194-4-355x540Mi auguro che L’incanto del pesce luna vinca il Campiello: il romanzo di Ade Zeno, già finalista di questo premio, è infatti una delle migliori pubblicazioni del 2020, nonché un romanzo di altissimo livello.

Il protagonista della storia è Gonzalo, cerimoniere presso la Società per la Cremazione. Per lui la morte è solo un evento, e il suo ruolo è recitare il lutto e il cordoglio quando sono le altre persone ad averci a che fare. Gonzalo è un eccezionale necroforo: recita ad alta voce salmi e poesie, empatizza con i famigliari dei morti, e, insomma, fa un lavoro che ama e in cui si diverte. Rispettato da tutti gli altri colleghi, per Gonzalo non c’è differenza tra la vestizione di  un bambino morto in un incidente, la sepoltura di un grassone infartato o la cremazione del corpo di una supermodella famosissima: i morti sono morti e basta, prima o poi finiamo tutti nello stesso posto. Continua a leggere

L’Ircocervo n.5 è online!

L'ircocervo 5 copertinaL’Ircocervo è una rivista digitale nata grazie allo smart working: la nostra redazione è dislocata in diverse parti d’Italia e solo raramente siamo riusciti a incontrarci di persona per discutere dei possibili sviluppi del nostro progetto. Prima che cominciasse questo periodo di dirette, videoconferenze e lavoro davanti a uno schermo senza limiti di orari, questa rivista cresceva già nello spazio di una chat su WhatsApp. Continua a leggere

I nostri primi 5 anni

Quando l’estate arriverà, e non manca che un mese, Il rifugio dell’ircocervo compirà cinque anni. È un traguardo che a dire il vero lascia basiti. Cinque anni possono sembrare pochi, ma se pensiamo a com’eravamo cinque anni fa, a com’era questo posto cinque anni fa, a quanto noi siamo cambiati, e con noi il rifugio (e l’ircocervo stesso, nelle sue diverse versioni), allora tutto acquisisce una nuova dimensione. Ecco che cinque anni subito appaiono più lunghi e densi, quasi come un’altra vita.

Da oggi, il sito, il logo e i nostri canali social hanno una nuova veste grafica, realizzata al solito da Sara Dealbera. L’ircocervo s’accinge a soffiare sulla sua candelina. Da oggi, e per le prossime settimane che ci accompagneranno all’estate, seguiranno delle iniziative, perché l’Ircocervo esige santificare le feste. Tanto buono e caro, gli si vuol bene, ma ha la tendenza a voler stare al centro dell’attenzione. Anche lui un vezzo deve pur averlo, no? Glielo concediamo.

Sarà un modo per condividere con tutti voi la gioia di questo traguardo. Lo attenderemo insieme,  ripercorrendo ciò che sono stati questi cinque anni, e, chissà, magari provando a riservarvi anche qualche altra sorpresa più avanti.
Intanto da domani, ogni weekend, sui nostri canali social faremo una rassegna degli articoli che in qualche modo hanno tracciato la storia della rivista, dal 2015 a oggi.

Restate sintonizzati…

La libertà di un taglio che sanguina: “La parte del fuoco” di Marco Rovelli

 La parte del fuoco, di Marco Rovelli
(TerraRossa Edizioni, 2020)

La-parte-del-fuoco_coverLa vicenda contenuta ne La parte del fuoco è molto semplice: Karim è un immigrato tunisino, che, dopo la morte di suo padre e l’insoddisfazione per il lavoro presso un ufficio, ha abbandonato il resto della sua famiglia per cercare un nuovo inizio in Italia. Ci è arrivato per mare, lungo quell’infernale viaggio che le cronache stanno ricominciando a ricordarci. Elsa, invece, appartiene a un mondo diverso: è figlia di una famiglia benestante del Veneto, si sente ingabbiata in un mondo che non sa darle affetto e stimoli: anoressica e autolesionista, ha passato l’adolescenza in una clinica psichiatrica. Karim ed Elsa si incontrano per caso, e da quello sfiorarsi conflagra il loro riconoscersi. Continua a leggere

Nella provincia del perturbante: la poesia di Pasquale Del Giudice

Piste ulteriori per oggetti dirottati, Pasquale Pietro Del Giudice
(Edizioni Ensemble, 2019)

Incredibilmente distopico seppur rassicurante è l’universo disegnato dalla mente di Pasquale Pietro Del Giudice nella sua raccolta poetica d’esordio dal titolo Piste ulteriori per oggetti dirottati, pubblicata nel 2019 da Edizioni Ensemble. Attraverso un’idea di poesia molto originale, almeno per quanto riguarda il contesto italiano, Del Giudice invita il lettore a sconfinare in un mondo solo in apparenza surreale, una realtà parallela in cui gli oggetti sono umanizzati e gli umani oggettivizzati. È solo esplorando simbioticamente queste “piste ulteriori” del cosmo oggettuale che si può percepire l’essenza del mondo, lasciando spazio alle possibilità veritative dell’immaginazione. Come fa notare esplicitamente l’autore attraverso uno dei testi-manifesto della raccolta:

Continua a leggere

“Tre vivi, tre morti” e le loro storie

Tre vivi, tre morti, Ruska Jorjoliani
(Voland, 2020)

ba0728c31795ac4dd7208dddc3e593c7_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyQuello dei “tre vivi e tre morti” era un tema iconografico molto diffuso nel Medioevo, una declinazione originale del celebre memento mori. Si riallaccia a una leggenda narrata in un poemetto francese, il Dict des trois morts er des trois vifs, di Baudouin de Condé, in cui tre nobili cavalieri incontrano in un bosco tre cadaveri “viventi”, i quali ricordano loro che presto saranno tutti uguali. Alla morte non c’è scampo, nemmeno per i nobili. Nel romanzo di Ruska Jorjoliani, il tema viene ripreso direttamente in una storia dentro la storia, scritta in gioventù da uno dei vari personaggi che popolano l’opera. La metafora però è ben più forte, perché il segreto al cuore delle vicende, l’evento del passato che dà il via al corso degli eventi, coinvolge proprio tre vivi (negli anni ’50) e tre morti (negli anni ’40). Continua a leggere