5 capolavori sconosciuti e monumentali della letteratura europea

5 capolavori complessi e monumentali del ‘900 europeo, non conosciuti quanto meritano forse proprio a causa della loro complessità e lunghezza, che rendono la lettura spesso tutt’altro che facile. Eppure, malgrado lo sforzo, o proprio in virtù di esso, sono romanzi grandiosi che andrebbero letti.
Ecco le loro brevi recensioni per farvene un’idea accurata.

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L’artico magico e selvaggio raccontato da Knud Rasmussen

Aua, Knud Rasmussen
(Adelphi, 2018 – a cura di Bruno Berni)

aua_copertinaI lettori che amano lasciarsi trasportare in terre inesplorate dalla forza delle parole saranno irresistibilmente attratti da Aua, la raccolta di scritti dell’esploratore e antropologo Knud Rasmussen recentemente pubblicata da Adelphi a cura di Bruno Berni.

Rasmussen dedicò tutta la sua vita allo studio del popolo eschimese e all’esplorazione delle regioni artiche. I brani raccolti in Aua sono in particolare tratti dai tomi di Dalla Groenlandia al Pacifico, dove l’autore raccoglie il materiale relativo alla V Spedizione Thule, che riguardò tra il 1921 e il 1924 lo studio delle regioni del Canada artico, a partire dalla Groenlandia fino all’Alaska. Continua a leggere

Un biglietto di sola andata: Tokyo express

 

Tokyo Express, Matsumoto Seichō

(Adelphi 2018)

tokyo express

Lui e lei, distesi su una bella spiaggia rocciosa dell’isola di Kyūshū, morti. Un suicidio d’amore, come capita non di rado in Giappone. La polizia archivia rapidamente il caso, tuttavia due ispettori rimangono dubbiosi sull’intera vicenda e indagano. È così che prende avvio il poliziesco di Matsumoto Seichō Tokyo Express, uno degli ultimi libri usciti per Adelphi.  Continua a leggere

Quando Borges stava per vincere il Nobel (e c’era anche Tolkien)

In questi giorni, l’Accademia di Svezia ha autorizzato l’accesso agli atti dell’edizione 1967 del Premio Nobel alla letteratura, vinta poi dal guatemalteco Asturias. È il più recente anno desegretato – poiché, da regolamento, è necessario che passino cinquant’anni – e sono emerse interessanti sorprese.

Settanta gli autori candidati, e troviamo nomi che ben conosciamo. Continua a leggere

Il vuoto di Dio

Il male più oscuro di Giuseppe Berto

Molti scrittori, troppi, si sono affannati a uccidere Dio, ma pochi di essi sentono lo spaventoso vuoto che questa morte ha lasciato in tutti noi: io sono nel dramma di questo vuoto[1].

 

Un grumo di inquietudine esistenziale e religiosa pulsa nelle pieghe dell’animo di Giuseppe Berto (1914-1978), con una insistenza tale da poter assumere i contorni di cifra distintiva della sua vita. Dai primi esordi letterari fino all’ultimo romanzo, mandato alle stampe poche settimane prima della morte, Berto ha raccontato in molti dei suoi personaggi la solitudine dell’essere umano incapace di rassegnarsi all’assordante silenzio di Dio. Continua a leggere

Il discorso di Grazia Deledda al conferimento del Nobel

Ricordare Grazia Deledda è un atto dovuto. Troppo spesso non lo fanno i libri di testo né i programmi scolastici né i più attenti professori di lettere nei licei. Ricordo che in cinque anni di liceo classico, mai uno dei miei professori ha parlato di Grazia Deledda. Del primo Novecento italiano si è trovato tempo e occasioni per spiegare Emilio Cecchi, Sergio Corazzini, Emilio Praga, Camillo Sbarbaro, eppure mai una parola per la scrittrice sarda.

Gli stessi editori ancora oggi trascurano la sua opera. Continua a leggere

Nobel alla letteratura: domani vincerà Claudio Magris?

E se domani vincesse Claudio Magris? E se a vent’anni esatti dall’ultima volta, il Nobel tornasse (finalmente!) in Italia? Ho questa sensazione, chissà. Ed è anche una eventualità che mi renderebbe estremamente felice.
Ma perché? Ci sono basi reali e sostanziali che possono rendere plausibile la mia sensazione? La risposta è sì. E anzi, vi dirò sette validissimi motivi perché secondo me può accadere davvero.

    1. Il momento di premiare l’Italia è scattato già da tempo

Carducci, 1906; Deledda, 1926; Pirandello, 1934; Quasimodo, 1959; Montale, 1975; Fo, 1997. In media 18 anni separano la vittoria di un Nobel italiano da un’altra e dal 1997 a oggi sono già 20 anni.
Anche allora, alla fine del millennio, era atteso il ritorno del Nobel in Italia, a 22 anni da Montale, tuttavia non era Fo il favorito, tutti si attendevano che, qualora fosse stata premiata l’Italia, a essere insignito sarebbe stato Mario Luzi. Al nome di Fo la società italiana si spaccò: Rita Levi Montalcini asserì di non conoscerlo, per Carlo Bo la scelta era incomprensibile, per Albertazzi il teatro non è letteratura e per lo stesso Luzi la sua vittoria era uno schiaffo alla cultura italiana.
Beh, sono passati vent’anni, e oggi, come allora, ci attendiamo che finalmente il momento sia giunto. I tempi ormai sono maturi, e anzi, stando alla statistica, siamo anche in ritardo di due anni.

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