Come se scrivere avesse un senso. Valentina Maini e la sua mischia

La mischia è l’esordio di Valentina Maini, pubblicato per Bollati Boringhieri. La vicenda – per quel poco che è possibile liofilizzare (e a fatica) in forme di sinossi, riassunti e punti salienti – è il rapporto di due fratelli, Gorane e Jokin Moraza, figli di due terroristi baschi. La mischia è stato definito in tanti modi: “esplosivo”, “folgorante”, “sorprendente”. Etichette che sarebbero perfette, se non fosse che cercare di definire in modo certo questo romanzo è un’operazione fuorviante nonché opposta alla natura dell’opera stessa. Proprio per questo, l’unico aggettivo che mi sembra che La mischia possa sopportare è “esondante”.

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Il romanzo dei “miseri sbalorditi mortali” di Ade Zeno

L’incanto del pesce luna, Ade Zeno
(Bollati Boringhieri, 2020)

ade-zeno-lincanto-del-pesce-luna-9788833932194-4-355x540Mi auguro che L’incanto del pesce luna vinca il Campiello: il romanzo di Ade Zeno, già finalista di questo premio, è infatti una delle migliori pubblicazioni del 2020, nonché un romanzo di altissimo livello.

Il protagonista della storia è Gonzalo, cerimoniere presso la Società per la Cremazione. Per lui la morte è solo un evento, e il suo ruolo è recitare il lutto e il cordoglio quando sono le altre persone ad averci a che fare. Gonzalo è un eccezionale necroforo: recita ad alta voce salmi e poesie, empatizza con i famigliari dei morti, e, insomma, fa un lavoro che ama e in cui si diverte. Rispettato da tutti gli altri colleghi, per Gonzalo non c’è differenza tra la vestizione di  un bambino morto in un incidente, la sepoltura di un grassone infartato o la cremazione del corpo di una supermodella famosissima: i morti sono morti e basta, prima o poi finiamo tutti nello stesso posto. Continua a leggere

Le letture memorabili del 2019

Il 2019 volge al termine e, come nel 2018, per noi è il momento di passare in rassegna le letture di quest’anno e fare un bilancio. Non ci sentiamo in grado di decretare i migliori titoli usciti quest’anno, ma di sicuro possiamo indicare i nostri preferiti tra quelli che abbiamo letto, sia che siano freschi di stampa, sia che si trovino sugli scaffali ormai da un po’. Di seguito, dunque, i nostri personalissimi libri migliori dell’anno, nella speranza che possano dare qualche buona dritta per i regali di Natale! Continua a leggere

Siamo fatti di solo sangue e violenza

La nuova violenza illustrata, Nanni Balestrini
(2019, Bollati Boringhieri)

copertinaLa nuova violenza illustrata è il tassello finale dell’attività poetica del compianto Nanni Balestrini, venuto a mancare lo scorso maggio. Questa estrema testimonianza costituisce, nella mente del poeta, il proseguimento ideale e definitivo del suo La violenza illustrata, risalente al 1976 (ritoccato da Balestrini in due successive edizioni, nel 2001 e nel 2011). Dieci componimenti, composti tra il 2012 e il 2018, pubblicati separatamente in varie sedi, ora raccolte in un progetto editoriale che vanta la curatela di Andrea Cortellessa. Continua a leggere

Il riscatto di un’estate infinita: Molto mossi gli altri mari

Molto mossi gli altri mari, Francesco Longo
(Bollati Boringhieri, 2019)

copertinaMichele è un ragazzo che non si è mai spostato dalla baia di Santa Virginia; è l’unico, tra tutti i suoi amici, che in quella località trascorre anche quelle stagioni che non sono l’estate, quando i turisti sono in città a trascorrere la loro vita di sempre, i loro giardini diventano così incolti da sembrare selve e l’unico respiro che si sente è quello del mare. È una vita di attesa, quella di Michele: un’esistenza che ritorna a pulsare solamente coi primi calori di maggio, quando la baia si ripopola e le sue amicizie rispuntano per le vacanze: l’insofferente Silvia, il carismatico Guido, il Cicogna e i suoi libri, e soprattutto Micol, la ragazza ebrea da cui dipendono i tormenti amorosi e il senso dell’esistenza del protagonista. Tuffi in mare, scherzi, partite a ping-pong, escursioni e sbronze sono il combustibile con cui l’infanzia brucia sotto il sole della baia fino a settembre, quando anche le ultimi braci si estinguono e il fiore della giovinezza di Michele si richiude per l’inverno, in attesa di una nuova estate. Continua a leggere

L’arte, il male, la musica: conversazione con Andrea Tarabbia

Tarabbia - Madrigale senza suono cop.inddLa prima volta che ho sentito parlare di Gesualdo da Venosa, musicista assassino della sposa, è stato grazie all’omonima canzone di Franco Battiato, con testo del filosofo Manlio Sgalambro. Il senso della canzone dovrebbe fare riferimento a un rapporto tra arte e morale, sull’utilizzo di quest’ultima come lente per interpretare la prima. E così, la figura di Gesualdo, genio della musica ma anche autore di un efferato delitto, mi aveva sempre incuriosito. Quando ho scoperto che Andrea Tarabbia, autore che nel tempo avevo imparato ad apprezzare e stimare, aveva scritto un romanzo proprio sul principe Carlo Gesualdo, ne sono stato entusiasta. Il suo Madrigale senza suono ci porta nella Napoli a cavallo tra il ‘500 e il ‘600. Un romanzo dalle tinte fosche e gotiche, di demoni e di streghe; un perturbante gioco di specchi che indaga i temi del dolore e dell’arte, del male e del rapporto padri-figli, nel quale l’unica certezza è l’assenza di certezze.

Partiamo dal principio. Qual è il primo ricordo che hai di Carlo Gesualdo? E perché hai deciso di scriverne un romanzo?

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Tutte le donne di Lucia Berlin

Sera in paradiso, Lucia Berlin
(Bollati Boringhieri, 2018 – Trad. M. Faimali)

 

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Non fatevi ingannare dalla copertina da romanzo rosa. Sera in paradiso (da poco uscito per Bollati Boringhieri) non è per le signore bene che si intrattengono in spiaggia sotto l’ombrellone. Lucia Berlin ci parla di madri alcolizzate e sole, di ragazzine viziate che vengono violentate e si interrogano sui propri sentimenti, delle figlie dell’emigrazione messicana negli Stati Uniti. Donne sconvenienti, eccessive o smarrite, che hanno imparato a cavarsela da sole, con risultati più o meno soddisfacenti. C’è un umorismo sottile che in un primo momento distrae il lettore per poi restituirgli la crudezza della realtà come un macigno improvviso, pur senza autocommiserazione, senza mai scadere nel patetico o nella retorica. Anzi, il tono è distaccato e forse proprio per questo alla fine risulta più incisivo. Continua a leggere