La poesia nei racconti di Massimo Gezzi

Le stelle vicine, Massimo Gezzi
(Bollati Boringhieri, 2021)

9788833933634_92_0_0_75La notte in cui Carlo distrugge la sua vita è una notte bellissima, limpida e tranquilla, in cui le stelle sembrano così vicine da poterle toccare, anzi «così vicine che pareva ti cascassero in testa». Il protagonista del racconto che dà il nome alla raccolta di Massimo Gezzi, Le stelle vicine, ricorda così una notte simile, quella in cui fece per la prima volta l’amore con sua moglie: una notte senza foschia, silenziosa, in cui le stelle sembravano di nuovo così vicine. L’atto che si accinge a compiere Carlo è quello di dare fuoco alla sua stessa fabbrica, che ha fatto nascere dal nulla e in cui ha lavorato per più di trent’anni.

«Mi hanno strozzato, sono oltre dieci anni che mi strozzano: debitori, banche, clienti figli di puttana che non mi pagano. Non è solo mio il problema, lo so bene. Va così, è il sistema. Però io del sistema mi sono rotto, perché ci voleva una tanica di benzina in mano per farmi ricordare delle stelle e della prima volta che ho scopato con Mara. Da quanto tempo non lo guardavo, quel cielo?»

È facile dimenticarsi della bellezza che ci circonda quando siamo imbottigliati nel traffico o chini sui banchi di scuola, e la stanchezza di tutti i giorni, pesante sulle nostre spalle, annebbia il nostro sguardo. Le cose di cui un tempo gioivamo avvizziscono, perdono colore e consistenza. È solo per la drammaticità di un momento, in cui la sua scelta senza ritorno sta per compiersi, che Carlo alza il collo per guardare di nuovo il cielo: è la magia del risveglio, un istante di consapevolezza assoluta, di ipersensibilità alle meraviglie che ci circondano.

Questo è valido per ogni racconto della raccolta: che i protagonisti siano bambini, ragazzi, donne o uomini, e per quanto possano sembrare monotone e prive di interesse le loro umili vite di periferia, esisterà sempre un momento di poesia, un momento magico come quella notte limpida è stata per Carlo. Un istante che racchiude in sé tutto ciò che c’è di significativo, il culmine di un climax sapientemente elaborato, che riassume l’intero senso narrativo della storia.

Momenti di una tale intensità sono difficili da trasmettere, ma nemmeno una volta Massimo Gezzi fallisce in questo intento. Il rischio che si può correre è quello di sovraccaricare l’immagine di emotività, di esagerare con il pathos e rendere la scena stucchevole, esagerata o poco convincente. Questo pericolo viene aggirato con la scelta di utilizzare non un linguaggio lirico, come diversamente ci si poteva aspettare da un poeta ormai decisamente affermato, ma la lingua del parlato, di tutti i giorni, che di per sé ha un potenziale evocativo e drammatico più difficile da innescare.

La raccolta non ha le pretese di rispondere a quesiti universali, ma intende calarsi completamente nei pensieri di una persona, in modo da farci vivere il dramma dal più vicino possibile. Per questo le storie vengono raccontate nel linguaggio parlato e tutte in prima persona, da punti di vista fortemente caratterizzanti. Sono tranches de vie di un realismo per nulla idealizzato, che riesce tuttavia a risultare toccante, scoprendo la bellezza nascosta nella semplicità delle cose: «quando chiudo un libro che mi è piaciuto», descrive ad esempio il giovane protagonista del primo racconto, Cinghiale, «mi arriva dentro qualcosa di incandescente, qualcosa che si incastra con i riff dei Motörhead o dei Metallica, con i gessetti blu che strofino sulla stecca o con i goal del sabato pomeriggio al campetto di Marzetti. Oggi goal della madonna, per esempio: finta di destro e tiro di sinistro, e quando mi riescono queste cose parte quel fluido incandescente che mi scorre nelle vene e mi rende felice.»

Particolarmente apprezzabile è il realismo crudo e coerente con cui vengono raccontati proprio i bambini e i ragazzi, così spesso romantizzati da narrative fittizie che preferiscono ingenuamente rappresentarli come il simbolo dell’innocenza e della spensieratezza. Al contrario, in Le stelle vicine essi appaiono capaci di grandissime sofferenze come di profonda noia, spesso volgari, a volte meschini e sgradevoli, proprio come se entrassimo nell’aula di una scuola realmente esistente e li ascoltassimo parlare.
Molto probabilmente è stata la carriera di professore che ha permesso a Massimo Gezzi di poter descrivere in modo così dettagliato e attendibile i giovani personaggi dei suoi racconti, un terzo dei quali sono infatti ambientati nel contesto scolastico.

Spesso si tratta di ragazzi alle prese con la loro prima cotta, che vengono sottoposti senza la supervisione degli adulti al disagio sociale in cui vivono, che si misurano con problemi più grandi di loro e che tuttavia tentano di custodire gelosamente, dentro di loro, quei singoli momenti così perfetti, quei momenti di poesia che si manifestano nella grigia prosa della loro quotidianità. Le stelle vicine può leggersi anche così, come un monito, o un invito amichevole, a continuare a ricercare la bellezza sottintesa di un momento, anche quando non ci sembra che vivere nella banalità.

Davide Lunerti

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