Guardare fuori dalla finestra: sul romanzo di Ilaria Rossetti

Le cose da salvare, Ilaria Rossetti
(Neri Pozza, 2020)

9788854520448_0_0_545_75Notti magiche, il film del 2018 diretto da Paolo Virzì, si chiude con quello che vorrebbe essere una specie di testamento a tutti i giovani che oggi si mettono a scrivere storie – che siano film o romanzi ha poca importanza. È un testamento breve, contenuto in una sola frase attribuibile, a quanto pare, a Furio Scarpelli, uno dei più grandi sceneggiatori del cinema italiano, che in coppia con Agenore Incrocci ha scritto capolavori immensi come I soliti ignoti, La grande guerra, C’eravamo tanto amati, La terrazza – giusto per citarne alcuni. La frase è questa: “Guardare fuori dalla finestra, sempre”. Continua a leggere

Al settimo cielo – La leggerezza ne Il levitatore di Adrián N. Bravi

Il levitatore, Adrián N. Bravi
(Quodlibet, 2020)

levitatoreChe sia possibile scrivere con ambizioni di tipo letterario in una lingua che non è la propria, ce lo dimostra l’immenso numero di autori che si servirono del latino quando il latino non era più la lingua madre di nessuno – così come ce lo dimostrano casi simili già più vicini al nostro presente; cito i primi che mi vengono in mente: ancora per il latino Giovanni Pascoli, per il francese Samuel Beckett, per l’italiano Rodolfo Wilcock e, circostanza al limite, Alessandro Manzoni, se consideriamo che Manzoni era milanese, non fiorentino, e che a suo tempo nella Penisola non esistevano né una nazione unificata né un idioma comune. A questi e ad altri nomi si aggiunge quello di Adrián N. Bravi, argentino trasmigrato in Italia, nella cui scrittura convivono insieme la nostra lingua e l’immaginario tipico della narrativa “rioplatense”, come lui usa definirla. Continua a leggere

Significare l’ineffabile: “L’imitazione di una foglia che cade” di Luca Doninelli

L’imitazione di una foglia che cade, Luca Doninelli
(Aboca Edizioni, 2020)

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In semiotica, qualsiasi evento, anche il più ordinario, può comunicare, ovvero veicolare informazioni. Quando però queste informazioni non sono inerenti all’oggettività dell’evento, bensì alla sfera soggettiva di chi nell’evento riconosce una parte del proprio passato, allora il suddetto evento può mettere in comunicazione quel “qualcuno” di oggi con il suo “se stesso” di ieri. Ne consegue, quindi, tutta la trafila effetti che derivano dall’incontro. Ed è proprio un evento normale a fungere, ne L’imitazione di una foglia che cade, da causa scatenante della narrazione. Del libro non trovo molto da dire, in parte per le misure stringatissime entro le quali Doninelli ha inserito il romanzo, in parte perché leggendolo ho avuto la sensazione di incontrare spesso cose note, fin troppo familiari – nel bene e nel meno bene, se mi si accorda l’espressione. Continua a leggere

Le affacciate: quando non si è indispensabili

Le affacciate, Caterina Perali
(Neo Edizioni, 2020)

C’è una particolare consuetudine che da sempre disciplina il mondo del lavoro: tutti sono utili, nessuno è indispensabile. Questa norma non scritta aleggia sulla testa di qualsiasi lavoratore dipendente come una spada di Damocle fantasma: non si vede ma è sempre lì pronta a far male, e quando la lama cala spesso è impossibile schivare il colpo. Le affacciate, ultimo romanzo di Caterina Perali uscito per Neo Edizioni, comincia proprio da questa spiazzante presa di coscienza.

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L’esercizio, la realtà, la finzione: intervista a Claudia Petrucci

Claudia Petrucci è nata a Milano nel 1990, ma da tre anni vive a Perth, in Australia. Il 30 gennaio di quest’anno ha esordito con L’esercizio, romanzo che in queste settimane sta raccogliendo numerose recensioni positive su quotidiani, riviste e lit-blog. La sua casa editrice, La Nave di Teseo, lo presenta come «caso editoriale» e ne annuncia la prossima traduzione in Francia e Germania.

l'esercizio claudia petrucciL’esercizio è la storia di Filippo e Giorgia, una coppia che, alla soglia dei trent’anni, si ritrova a dover convivere con ambizioni e sogni lasciati nel cassetto. Un giorno, però, Giorgia incontra Mauro, il suo ex insegnante di teatro. Non è l’inizio di un tradimento, ma di un lungo calvario dovuto alla patologia mentale di Giorgia, tornata a galla insieme alla sua passione per il palco. La protagonista femminile diventa così tabula rasa, pagina bianca tutta da riscrivere: è questo l’esercizio che Filippo, guidato da Mauro, si ritrova ad affrontare, in un tortuoso gioco tra realtà e finzione, volti e maschere, persone e personaggi, destinato a svelare ambiguità e contraddizioni dell’individuo e della società contemporanea.
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Se anche il pendolarismo è poesia: “Le cose imperfette”

Le cose imperfette, Gianni Montieri
(LiberAria, 2019)

le cose imp.fLe cose imperfette è un libricino snello, agile, veloce. Un libretto leggero che si scandisce in tre capitoli: Lettere aperte al fronte sudamericano, Le persone rimaste, Previsioni di marea. Una raccolta di poesia, ma non propriamente poesia. Prosa poetica è una definizione più accurata, e tuttavia anch’essa in alcuni passaggi stona, sembra fuori posto. Le cose imperfette è una raccolta di momenti strappati alla banalità del quotidiano. Momenti tristi, felici, malinconici, momenti di preoccupazione, di mancanza, di curiosità, di quesiti esistenziali. Continua a leggere

Cala, Calafiore!

Calafiore, Arturo Belluardo
(Nutrimenti, 2019)

Ci sono romanzi altamente digeribili, e ci sono romanzi che, a fine lettura, possono suscitare un disagio fisico così profondo da rendere indispensabile bere un bel bicchiere colmo d’acqua, limone e bicarbonato per mandare giù tutto quello che si è appena ingerito con gli occhi. Questo è il caso di Calafiore, l’ultimo romanzo di Arturo Belluardo pubblicato da pochi mesi per Nutrimenti, un libro di duecento pagine da ingurgitare in mezzo pomeriggio, sempre stando ben attenti a potenziali indigestioni.

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Vanni Santoni racconta “I fratelli Michelangelo”

A metà marzo è uscito per Mondadori I fratelli Michelangelo, l’ultima fatica di Vanni Santoni, scrittore energico e poliedrico, direttore della narrativa per Tunué, redattore per varie riviste e testate giornalistiche, insegnante per la Scuola del Libro. In breve, la trama del romanzo è questa: Antonio Michelangelo, ormai anziano, chiede ai figli di andarlo a trovare nella sua casa a Vallombrosa, con la prospettiva che possa essere, forse, l’ultima volta. Rispondono all’appello quattro figli su cinque: Enrico, Louis, Cristiana e Rudra, di cui si narrano le vite, tutte molto diverse tra loro. Nell’intervista-fiume che segue, la più esaustiva finora redatta sui Fratelli Michelangelo, Vanni Santoni non solo racconta  la genesi del romanzo, ma anche tanti interessanti retroscena. In fondo è disponibile anche il link per scaricare il documento in .pdf. Non è necessario aggiungere altro, se non: buona lettura!

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Sbocciare una seconda volta: “Ricrescite”, di Sergio Nelli

Ricrescite, Sergio Nelli
(Tunué, 2018)

Nella prosa Infatuazioni (Gli immediati dintorni, 1962) Vittorio Sereni riflette sulla morte di una persona cara e su come questa abbia esercitato su di lui un profondo bisogno di ricominciamento, sia nei confronti dei luoghi che l’amico abitava, sia da tutto il resto situato «ben oltre il paesaggio». La stessa sottesa necessità insorge in Sergio, l’io narrante di Ricrescite, scaturendo però da un movimento logico opposto: non è a causa della morte che le cose del mondo devono essere ridefinite, ma è accompagnando lo sbocciare della vita che il protagonista viene ri-educato a percepire la realtà circostante, e questo succede ricrescendo con il proprio figlio, Federico.
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