Le letture davvero memorabili del 2018

Le nostre letture migliori e peggiori dell’anno

Questo è il periodo dell’anno in cui le riviste e i blog letterari si divertono a fare liste e classifiche dei libri migliori pubblicati durante l’anno. Noi non vogliamo essere da meno, ma con due variazioni:

1. Dal momento che riteniamo necessario aver letto un numero statisticamente significativo di libri per poterne decretare i migliori in assoluto del 2018, ci limitiamo a segnalare i migliori tra i libri che ciascuno di noi ha letto quest’anno.
2. Accanto ai migliori, non possiamo far mancare anche i peggiori.

Molti dei libri citati sono usciti nel 2018, ma non solo, e non mancano i classici.
Cliccate su (RECE.) dove presente per leggere la recensione completa.

Sostiene LA DAMA CON L’UNICORNO

Le migliori

Cronache di poveri amanti, Vasco Pratolini (BUR)
perché Via del Corno e i suoi indimenticabili abitanti sono un luogo dell’anima, una volta conosciuti vi si stamperanno addosso. (RECE.)
Il sale, Jean Baptiste Del Amo (NEO.)
perché, come per tutti i grandi romanzi, sto ancora cercando di capirne tutti i perché, le implicazioni, i sottintesi. (RECE.)
Ovunque sulla terra gli uomini, Marco Marrucci (Racconti edizioni) – 2018
perché è il modo più economico per viaggiare tra luoghi, stili e storie che ho trovato in questo 2018. (RECE.)

La peggiore


Un adulterio
, Edoardo Albinati (Rizzoli)
L’articolo indeterminativo rende efficacemente l’assenza di personalità. (RECE.)



Sostiene VIANDANTE SUL MARE DI NEBBIA

Le migliori

Fontamara, Ignazio Silone (Mondadori)
Capolavoro della letteratura italiana, opera potente e radiosa, capace di cristallizzare alla perfezione l’hic et nunc in cui è stata scritta (l’Abruzzo rurale durante lo sciagurato ventennio fascista) e al tempo stesso di ergersi a universale canto contro l’ingiustizia e in onore dei deboli vittime dei soprusi dei potenti. (RECE.)
La vita davanti a sé, Romain Gary, (Neri Pozza)
Una storia di rari candore e umanità, raccontata dalla voce di un orfano nella Parigi multirazziale degli anni ’70. (RECE.)
La pelle, Curzio Malaparte, (Adelphi)
Nella Napoli reale e immaginifica dell’occupazione angloamericana, un romanzo-reportage che fa esplodere come fuoco pirotecnico tutta l’allucinogena magnificenza dello stile di Malaparte, che con le parole disegna vedute tintorettiane di accecante luminosità e arabeschi dalle geometrie impossibili; inscena spettacoli atroci e di demoniaca umanità.

La peggiore

Orrore, Pietro Grossi (Mondadori) – 2018
Ho letto tanti libri deludenti, molti anche pessimi, quest’anno, ma dopo essermi azzardato a leggere Orrore non posso che citare questo soltanto, irraggiungibile al primo posto come peggiore dei peggiori. Il titolo è la motivazione stessa. (RECE.)



Sostiene LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA

Le migliori

Silenzi, Emily Dickinson (Feltrinelli)
Perché i contrasti da cui si lascia l’autrice americana verso dopo verso sono struggenti e al tempo stesso curativi per chi li legge. (RECE.)
Quando verrai sarò quasi felice – Lettere a Elsa Morante, Alberto Moravia (Bompiani)
Perché gli amori più spigolosi sono quelli che passano attraverso la corrispondenza privata, anziché dalle grandi pagine della letteratura. (RECE.)
L’amore è potere, o almeno gli somiglia molto, A. Igoni Barrett (66thand2nd) – 2018
Perché il genere dei racconti, specie se incoraggiato da editori indipendenti e scrittori lontani dal cliché occidentali, ha infiniti stupori da regalare. (RECE.)

La peggiore

Nessuna lettura veramente deludente.



Sostiene GUERNICA

Le migliori

Cometa, Gregorio Magini (NEO.) – 2018
Un romanzo surreale che riesce a coniugare contemporaneità e realismo magico con grande maestria. (RECE.)
La Bomba Voyeur, Alfredo Zucchi (Rogas) – 2018
Il romanzo che dimostra quanto una storia non abbia bisogno di una fine e che la struttura sia solo il pretesto per dire molto di più. (RECE.)
Tu che eri ogni ragazza, Emanuela Cocco (Wojtek) – 2018
Un racconto che contiene moltitudini di generi: crudo, vero e autentico, indaga le ragioni della pietà, dell’empatia e della perdita. (RECE.)

Le peggiori

Le stanze dell’addio, Yari Selvetella (Bompiani) – 2018
Una storia forse troppo intimista per arrivare a toccare le corde universali dei lettori. (RECE.)
L’interpretazione dei sogni, Stefano Massini (Mondadori) – 2018
Una reinterpretazione letteraria del grande lavoro freudiano, pecca di ripetitività e lascia il lettore con una leggera confusione. (RECE.)



Sostiene LA SPOSA DEL VENTO

Le migliori

Di ferro e d’acciaio, Laura Pariani (NNE) – 2018
Perché reinterpreta un tema comune, quasi banale, con originalità e intelligenza. Chi l’avrebbe mai detto che distopia e cristianesimo avrebbero rappresentato un’accoppiata vincente? (RECE.)
A misura d’uomo, Roberto Camurri (NNE) – 2018
Perché racconta l’umanità più grezza con una consapevolezza da scrittore navigato. Non lo si direbbe mai un romanzo d’esordio. (RECE.)
La biblioteca di Gould, Bernard Quiriny (L’orma)
Perché ricorda che il mondo può essere un posto meraviglioso, se si ha l’intelligenza di reinventarlo completamente. (RECE.)

La peggiore

Vivian, Christina Hesselholdt (chiarelettere) – 2018
Perché un’opera che vanta un elenco infinito di premi e riconoscimenti genera grandi aspettative. Forse troppo grandi per una leggera e mediocre biografia. (RECE.)



Sostiene RELATIVITÀ

Le migliori

Canto della pianura, Kent Haruf (NNE)
Ambientata nell’America profonda del Colorado, una storia straordinaria e toccante nella sua semplicità. Canto della pianura è davvero un bel romanzo, che fa finta di non dire niente eppure tiene il lettore incollato alle pagine. (RECE.)
4 3 2 1, Paul Auster (Einadi)
Fra New York e New Jersey quattro vite parallele delle stesso protagonista in un flusso di parole ammaliante, ora agitato e ora sonnacchioso, in cui è facile perdersi e facile ritrovarsi. Un libro-fiume sul procedere disordinato, casuale, complicato e sorprendente della vita; raccontato con la disinvoltura di un film di Woody Allen e la raffinatezza di Borges. (RECE.)
La settima funzione del linguaggio, Laurent Binet (La nave di Teseo) – 2018
Giallo in Università: chi ha ucciso Roland Barthes? Un poliziesco coinvolgente raccontato in forme narrative frizzanti e intelligenti che ricordano l’Umberto Eco del Nome della rosa. (RECE.)

La peggiore

Sangue giusto, Francesca Melandri (Rizzoli) – 2018
Un romanzo che dice al lettore cosa deve pensare, che spiattella i fatti invece di suggerirli. (RECE.)



Sostiene LA NINFA ROSSA

Le migliori

Nimona, Noelle Stevenson (BAO)
Una graphic novel fantasy, divertente, leggera e profonda al tempo stesso (ser Ballister Cuorenero mi ha fatto veramente battere il cuore).
Morfisa o l’acqua che dorme, Antonella Cilento (Mondadori) – 2018
Lo stile della Cilento è una gioia per gli occhi: ora sublime ora ridicolo, ora volgare ora raffinatissimo. Aggiungiamoci una storia ricca di colpi di scena e personaggi indimenticabili. (RECE.)
I Borgia, Sarah Dunant (Neri Pozza)
Un romanzo storico sobrio ed elegante. I protagonisti sembrano così vicini da poterli toccare.

Le peggiori

Chiamami col tuo nome, André Aciman (Guanda) – 2018
Sarebbe stato un capolavoro se fosse iniziato a pagina 134.
Come sugli alberi le foglie, Gianni Biondillo (Guanda)
Dovrebbe raccontare l’esperienza dei Futuristi durante la Prima Guerra Mondiale, ma non riesce a mantenere l’attenzione del lettore.
Mio padre la rivoluzione, Davide Orecchio (Minimum Fax) – 2018
Nonostante sia stato uno dei libri finalisti del Premio Campiello, molti racconti non convincono. (RECE.)



Sostiene FLYING BALOON GIRL

La migliore

La lingua è un’orchestra, Mariarosa Bricchi (Il Saggiatore) – 2018
Una grammatica per traduttori e molto di più. Un libro da tenere sul comodino per tutti coloro che si divertono a giocare con la lingua. Un’occasione per riflettere sull’italiano che scriviamo e su quello che parliamo.

La peggiore

Via dei ladri, Mathias Enard (Rizzoli)
Buono lo spunto della Primavera Araba, ma “via dei ladri”, di cui è uscita una ristampa in economica quest’anno, non regge il confronto con gli altri romanzi dell’autore. Lento nella trama e niente di eccezionale nella prosa. Peccato.



Sostiene HEAD VI

Le migliori

Chanbara. Il lampo e il tuono, Roberto Recchioni e Andrea Accardi (Sergio Bonelli Editore) – 2018
Pathos, tensione, poesia, violenza. Una vetta narrativa e visiva nel panorama fumettistico italiano e non. Il miglior fumetto uscito nel 2018 senza alcun dubbio.
Patagonia, Mauro Boselli e Pasquale Frisenda (Sergio Bonelli Editore / BAO)
Boselli e Frisenda raccontano le gesta di Tex Willer alle prese con un altro colonialismo, quello argentino. La sceneggiatura è leggera e roboante, aggraziata e violenta, così come i disegni. Una storia ricca di chiaroscuri, impregnata di Storia e realizzata da due giganti del fumetto italiano.
Una brutta storia, Spugna (GRRRz Comic Art Books)
Una avventura fuori dalle righe, ricca di mistero, divertimento, violenza, orrore. Le pagine si sfogliano a un ritmo forsennato, in un flusso continuo che va da Lovecraft a Braccio di Ferro, il tutto filtrato attraverso un umorismo grottesco che rende Spugna un autore di altissimo livello.

Le peggiori

Kids with guns, Capitan Artiglio (BAO) – 2018
Un western ambientato su un altro pianeta e con dinosauri al posto dei comuni destrieri: l’ambientazione – neanche a doverlo dire- è veramente notevole e divertente (a metà tra un Saga One Piece, o Dragon Ball), ma i disegni sono rigidi e la scrittura pure. Un vero peccato.
Le spade di vetro, Sylviane Corgiat e Laura Zuccheri (Renoir Comics / Magic Press)
La mediocrità assoluta (RECE.)
Missione eterna di Marvano e Joe Haldeman (001 Edizioni)
Un distillato di nulla. Zero emozioni. Caotico. Sconclusionato.



Sostiene DONNA SEDUTA CON UN GINOCCHIO PIEGATO

Le migliori

Niels Lyhne, Jens Peter Jacobsen (Iperborea)
Perché è stato una folgorazione: un romanzo di formazione completo, delicato, ben scritto, che ancora oggi parla il linguaggio universale dei malinconici. (RECE.)
Mani – Viaggi nel Peloponneso, Patrick Leigh Fermor (Adelphi)
Una miniera di informazioni, spunti e curiosità per gli amanti dei viaggi, delle avventure, della Grecia e dei viaggi avventurosi in Grecia, nella sua regione più aspra, fiera e selvaggia. (RECE.)
Vathek, William Beckford (Marsilio)
Una fiaba di fine Ottocento, un classico meno noto ma che ha moltissimo da dire alla società consumistica del ventunesimo secolo. Dicono di lui che descriva “il primo Inferno realmente atroce della letteratura” (J.L. Borges).

La peggiore

La treccia, Laetizia Colombani (Editrice Nord) – 2018
Essendo una lettrice molto selettiva, è difficile che legga qualcosa che non mi piaccia per nulla. Comunque, tra i peggiori questo romanzo: benché avesse delle cose da dire, non si è trattato del tipo di lettura da cambiarmi la vita o da lasciare un ricordo indelebile. (RECE.)



Sostiene SOLE IN UNA STANZA VUOTA

Le migliori

Benedizione, Kent Haruf (NNE)
Limpida indagine sull’umano osservato dai suoi confini più estremi, il terzo volume della trilogia della pianura di Haruf riesce insieme a muoverci i nervi più profondi e a risvegliarci dentro uno sfrenato ottimismo nei confronti dell’umanità e di tutte le sue stranezze.
L’argentino, Ivano Porpora (Marsilio) – 2018
Sorretto da una coerenza stilistica eccezionale, il romanzo “spagnolo” di Ivano Porpora racconta della maniera in cui conosciamo e viviamo il mondo quando l’adolescenza è troppo breve e il sole troppo feroce. (RECE.)
Canne al vento, Grazia Deledda (edizioni varie)
Poco letta, poco insegnata, poco capita anche nel mondo della critica, la parabola del servo Efix e della sua fedeltà incorruttibile rimane incisa sulla pelle di chi legge come sulla corteccia del sughero il segno del coltello del pastore. La Deledda mette in scena il grande dramma della natura e del tempo tessendo le fila di personaggi eternamente uguali ma dalla profondità incommensurabile.

La peggiore

Nessuno.



Sostiene PICCOLA TORRE DI BABELE

Le migliori

Le Benevole, Jonathan Littell (Einaudi)
Perché esiste un prima e un dopo Le Benevole. Lettura tanto imprescindibile quanto devastante: non è per stomaci deboli; va a braccetto con la Trilogia della città di K di Ágota Kristóf: ho detto tutto.
Gita al Faro, Virginia Woolf (edizioni varie)
Perché la figura femminile come materia narrativa non è mai stata così caleidoscopica; perché tra di noi non ci sappiamo leggere in testa, e meno male. Capolavoro del modernismo inglese; non c’è molto altro da aggiungere se non leggetene tutti, e chi può lo faccia in lingua originale!
Altri libertini, Pier Vittorio Tondelli (Feltrinelli)
Perché fa venire nostalgia di tempi mai vissuti, feroci e teneri insieme: naufragar m’è dolce in questo mare. Eco disse al giovane Tondelli studente al DAMS che era meglio che non si occupasse di semiotica; fu preso in parola. Aveva tante cose da dire, ma se n’è andato troppo presto; questo è l’unico rimpianto.

La peggiore

Annientamento, Jeff VanderMeer (Einaudi)
Perché al netto delle belle parole spese dalla critica e da tanti appassionati (ottima letteratura di genere, sapiente uso del weird) a me la fantascienza di Vandermeer non ha detto molto. Ho trovato il romanzo poco intrigante e pure noioso, stilisticamente piatto. In una parola: sopravvalutato.

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