Un mosaico di storie “a misura d’uomo” per un esordio di grande impatto

A misura d’uomo, di Roberto Camurri

(NN Editore, 2018)

 

Quello di Camurri è un esordio che lascia il segno: alla sua prima pubblicazione si presenta già come un autore completo, capace di soddisfare la critica con un romanzo denso, originale ed emozionante, caratterizzato da uno stile personale e ben definito. Fa il suo debutto nelle librerie parlando della città natia, Fabbrico, e ce la presenta senza campanilismi, senza ossequi e romanticismi patriottici. Non le dedica nemmeno delle vere e proprie descrizioni, nessuna fotografia letteraria di ambienti: al massimo Camurri suggerisce qualche dettaglio sfuggevole mentre la narrazione focalizza l’attenzione del lettore su altro. Fabbrico viene descritta attraverso le vite dei suoi abitanti, traspare dallo stile letterario secco e malinconico, ed è lo sfondo onnipresente di una pluralità di vicende tra loro concatenate.

Ogni capitolo è un racconto e ogni racconto è uno spaccato di vita, la tessera di un puzzle che si ricompone solo con l’ultima pagina. Il lettore deve avere la pazienza di riorganizzare i salti temporali, stabilire un ordine cronologico tra le vicende e indovinare i legami che esistono tra i personaggi, perché l’autore non si presta a suggerimenti facili. Camurri preferisce infatti lasciare che eventuali rimandi alla struttura narrativa più ampia nascano spontaneamente, inserendosi senza forzature nel racconto.

Cover_CamurriL’arco narrativo principale segmenta in singoli spaccati di vita la storia di tre personaggi coinvolti in una vicenda amorosa tormentata: Davide, Valerio e Anela intrecciano le loro vite in un percorso costellato da passioni, delusioni, sensi di colpa e momenti traumatici. Un percorso a suo modo semplice, ma che riesce a mantenere viva l’attenzione grazie all’espediente dell’intreccio e all’alternanza con le vicende degli altri abitanti di Fabbrico. Si tratta sempre di storie plausibili, quasi quotidiane, ma non per questo prive di spessore e profondità emotiva: sono storie “a misura d’uomo”, tragedie e gioie umane inserite realisticamente nel contesto di una comune cittadina italiana. Questo realismo è reso possibile dalla costruzione di trame caratterizzate da poche svolte narrative, in cui le peculiarità della vita dei personaggi nascono da pochi elementi fondamentali – una malattia, un lutto, un incidente, una nascita, la lenta decadenza nel vizio dell’alcol, nella vecchiaia, la fine di una relazione, la nascita di un legame nuovo.

Questa costellazione di storie prende forma a partire da uno stile originale e sempre coerente, che evita sia di focalizzarsi su introspezioni e riflessioni personali, sia di ampliare il proprio sguardo al di là delle singole azioni concretamente compiute dai personaggi. Camurri descrive nel dettaglio ogni gesto, ogni espressione facciale, ogni sensazione fisica, e lo fa sempre usando frasi secche e semplici, che possono essere più o meno lunghe a seconda del ritmo che l’autore vuole imporre alla narrazione.

Non è facile strutturare un intero romanzo mantenendosi sempre sullo stesso livello narrativo. Non è facile nemmeno intrattenere il lettore quasi esclusivamente attraverso la descrizione del visibile. L’impresa di Camurri è resa ancora più lodevole dallo spessore psicologico che è riuscito comunque a trasmettere ai suoi personaggi e dal senso di empatia che ciascuno di loro non manca di suscitare nel lettore. Le sensazioni e le emozioni degli abitanti di Fabbrico si leggono nei loro gesti quotidiani, nel modo in cui si accendono la sigaretta, mangiano la liquirizia, nei silenzi delle parole non dette e nella direzione dei loro sguardi. Gesti in qualche modo “a misura d’uomo”, sottigliezze quasi banali della nostra quotidianità, troppo scontate per essere colte coscientemente e proprio per questo dense di significato.

D’altro canto, la profondità del singolo personaggio nasce sempre dal suo relazionarsi con gli altri. Il centro del romanzo è dato proprio dall’intensità dei legami umani, sentimenti che spesso vengono chiamati univocamente “amore” senza mai essere davvero gli uni uguali agli altri, e altre volte prendono il nome di “amicizia” pur essendo comunque più intensi e profondi di molti amori finiti, superficiali o sbiaditi nel tempo.

A misura d’uomo è un mosaico di sentimenti, di spaccati di vita e di relazioni umane, intrecciate in una catena perfettamente riuscita che seleziona solo certi momenti del continuo flusso esistenziale dei suoi protagonisti, mescolandoli con raziocinio in un puzzle apparentemente disordinato. Un romanzo al tempo stesso semplice ma intenso, completo ma segmentato, capace di coinvolgere il lettore e di stupirlo con uno stile atipico. In altre parole, un esordio brillante.

 

(di Anja Boato)

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