“Ovunque sulla terra gli uomini”,un viaggio nella prosa di Marco Marrucci

Ovunque sulla terra gli uomini, di Marco Marrucci
(2018, Racconti Edizioni)

ovunque sulla terra gli uominiCosa cerchiamo quando leggiamo un racconto? Una storia, un’immagine, una risposta, forse tutte e tre le cose insieme, un’evasione: vogliamo che, per qualche fugace minuto rubato alla quotidianità, l’autore ci proietti in un mondo che non riusciamo neanche a immaginare e ci sveli qualcosa che in qualche modo cambi la nostra giornata.
Ecco, i racconti di Marco Marrucci raccolti in Ovunque sulla terra gli uomini in libreria da oggi con Racconti Edizioni raggiungono esattamente questo scopo. 

Il titolo mantiene le sue promesse: i dieci racconti della raccolta sono ambientati davvero ovunque. Da una pagina all’altra si passa dalla giungla di El Salvador alle steppe della Mongolia, si attraversano le desolate immensità dei deserti marocchini per poi piombare nella fredda urbanità svedese. A volte l’ambientazione è funzionale alla trama, in altri casi, come in Non mi lasciare, Marten, ti prego, non mi lasciare e in Contaminazione, il racconto potrebbe svolgersi ovunque e il contesto è un dettaglio che rinforza la narrazione e la filtra attraverso determinate sensazioni, colori e immagini.

Proprio come in un atlante immaginario, quindi, ogni racconto trascina il lettore in un mondo perfettamente tratteggiato fin dagli incipit: nel Diario di Manuelita e nel Diario di Rema si percepiscono il calore, il mistero e la tensione che la vicenda racchiude, in Storia di Gombo e Tuya il destino inesorabile e incomprensibile incombe dalle prime righe, in Bokujou ogni dettaglio è crudele e preciso.

Ancora più importante del cosa viene raccontato nei singoli racconti è il come questo avviene: lo stile di Marrucci è coraggioso, coinvolgente e articolato, pone un timbro inconfondibile su ogni racconto, nonostante le differenze nei temi e nelle trame. Questa voce non somiglia a nient’altro che avete mai letto, è personale e definita – e questo è un dato particolarmente apprezzabile. L’autore usa con disinvoltura un lessico variegato, osa con termini desueti (ho particolarmente apprezzato il ricorrere dell’aggettivo fantasmatico), attingendo senza paura alla pienezza della lingua italiana per trasmettere un concetto e suscitare una sensazione nel modo più preciso possibile.

«Il sole avvampava, sembrava volermi intossicare con il ricordo di qualcosa di languido e trasognato.» (da Bocca d’Arno)

La particolarità dello stile non implica che i contenuti siano secondari: forma e sostanza si intrecciano armoniosamente e si sostengono a vicenda, creando dei quadri in cui ogni parola è esattamente al posto giusto.
Le trame dei racconti spaziano tra temi e suggestioni diversi. Dalla dolcezza quasi fiabesca della immaginaria leggenda mongola al centro di Storia di Gombo e Tuya e di Le notti sopra la Tessaglia (che costituisce anche da solo un ottimo motivo per leggere questo libro, e quindi non scriverò niente a riguardo) si passa alla freddezza distaccata di Contaminazione, in cui la vita di una persona apparentemente normale viene distrutta dal rumore che fa una blatta quando viene schiacciata, e alla terribile disumanità della scuola giapponese Bokujou.

Dolcezza e distacco si alternano, racconto dopo racconto, così come il caldo e il freddo: il torrido Diario di Manuelita è seguito dalla nevosa Storia di Gombo e Tuya, la Marrakech de Il più grande mercato berbero del mondo diventa rapidamente la fredda Uppsala in cui si consuma il dramma della protagonista di Non mi lasciare, Marten, ti prego non mi lasciare.
Quest’alternanza non è casuale, ma sembra costruire un percorso di lettura della raccolta, che di fatto si apre con un mistero, il Diario di Manuelita, e si chiude con il tentativo fallito di svelarlo, il Diario di Rema: quasi a suggerire che, non importa quanti personaggi e quante storie si invochino nel mezzo, il punto cruciale della vita resta inspiegabile e inenarrabile.

Ovunque sulla terra gli uomini è un libro per lettori coraggiosi che non temano di abbandonare i sentieri letterari noti per inerpicarsi su vie più impervie e inesplorate, che abbiano l’ardire di assecondare il gioco sottile dell’autore e di mettersi in viaggio verso una meta forse irraggiungibile.

Loreta Minutilli

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