Bernard Quiriny: per una letteratura dell’assurdo e del surreale

Totalitarismi al femminile, inspiegabili morbi che mutano il colore della pelle umana dopo ogni rapporto sessuale, collezioni di libri dedicati alla noia o rinnegati dai loro stessi autori, popoli interi che trascorrono la loro esistenza scavando la terra e altri che, pur essendo ciechi, vivono sugli alberi. L’universo letterario dell’autore belga Bernard Quiriny (classe 1978) è un’intelligente miscellanea di elementi fantastici, parodie caustiche sulla nostra contemporaneità e pillole narrative votate all’assurdo e al contraddittorio: i suoi racconti giocano con l’eccentricità e l’inspiegabile attraverso stratagemmi stilistici apparentemente seriosi, come può esserlo la struttura dei trattati scientifici o quella tipica dei diari stilati da personalità intellettuali.

In Italia sono stati tradotti solo cinque degli otto libri pubblicati in patria, e nonostante il diffuso apprezzamento da parte della critica internazionale, Quiriny tende a rimanere nell’ombra. D’altro canto la sua letteratura prende volutamente le distanze dai generi più mainstream, abbracciando una formula narrativa originale e innovativa.

la biblioteca di gouldIl suo inconfondibile stile si esprime al meglio nelle raccolte di racconti, accumunati da tematiche di ampio respiro o dal ricorrere di personaggi anomali e spettacolari. Tra questi spicca la figura dell’eccentrico Gould, il letterato dandy attorno a cui Quiriny ha costruito La biblioteca di Gould. Una collezione molto particolare (edita in Italia da L’Orma Editore, 2013): una raccolta di brevi storie dedicate alla stravagante biblioteca del bizzarro protagonista, ma anche alle dieci città più assurde da lui visitate, agli inspiegabili fenomeni che stanno stravolgendo la nostra epoca (nell’universo parallelo di Quiriny), come le resurrezioni di massa o la scoperta dell’elisir della giovinezza, e a numerosi altri eventi altrettanto surreali.

Storie-assassine-Bernard-Quiriny-Recensione-Flanerí-407x600Non diversamente da quanto avviene nelle altre due raccolte pubblicate in Italia, Racconti Carnivori (2009, Omero) e Storie Assassine (2015, L’Orma Editore), ciascuna storia si conclude nell’arco di poche facciate, talvolta addirittura in un paio di righe. Raramente la scena è dominata da personaggi particolari, se non nelle vesti di meri testimoni di eventi o come emblemi di situazioni e personalità paradossali; il più delle volte i racconti si esauriscono in descrizioni di ambienti o fenomeni assurdi. Il carattere surreale degli episodi narrati diventa ancora più grottesco grazie allo stile serio e raffinato adottato dall’autore. Questo contribuisce a mettere in luce anche l’elemento parodistico delle opere di Quiriny, che spesso deridono proprio l’ambiente intellettuale, il sistema politico e le logiche dei media, le cui contraddittorietà vengono messe in risalto dai contesti assurdi con cui devono confrontarsi.

Gli elementi più caratteristici dei racconti di Quiriny tornano con una certa sistematicità anche nei suoi romanzi, dove il loro fascino viene però incrinato dalla struttura narrativa di maggiore respiro. Le assetate (2011, Transeuropa), oggi difficile da reperire nelle librerie, è una favola distopica su un paese governato da una dittatura femminile, in cui si alternano i punti di vista di vari personaggi.

NZOBen più abbordabile è il recentissimo Affare Mayerling (2018, L’Orma Editore), un “romanzo condominiale” che narra della disperata lotta intrapresa dagli abitanti di un palazzo nuovo di zecca contro il condominio stesso, creatura malefica nata per rendere le loro vite domestiche ingestibili, tra pareti impossibili da insonorizzare, garage in cui non si riesce a parcheggiare le macchine, malumori che mandano in sfacelo rapporti di coppia e altre situazioni al limite del surreale. Esattamente come nelle raccolte di racconti, la struttura narrativa verte intorno a due soli personaggi centrali, caratterizzati da un’eccentrica passione per i condomini, che conducono un’indagine sulle reali vicende del palazzo spettrale; queste vengono descritte nella forma di brevi o brevissimi episodi, coesi nella struttura d’insieme, ma potenzialmente indipendenti.

Per quanto piacevole e particolare, L’affare Mayerling deve confrontarsi con un grave limite della scrittura di Quiriny: l’eccentricità delle situazioni immaginate dall’autore attira infatti il lettore grazie al variare degli ambienti e delle tematiche, vantaggio negato nella forma più compatta del romanzo. La numerosità dei condòmini permette comunque di creare storie e situazioni particolari, divertenti e a tratti grottesche, ma il limite del romanzo è dato proprio dall’onnipresenza del palazzo Mayerling, il quale rende prevedibile pressoché tutti gli episodi.

La penna di Quiriny ha trovato la sua strada nel racconto breve, paradossale e ironico, che unisca all’elemento fantastico una giusta dose di critica sociale. Ogni sua raccolta ha l’impronta caratteristica di un autore che si trova a suo agio con un genere costruito ad hoc, in nome del quale ha ottenuto diversi importanti riconoscimenti, per lo più in Belgio. Unico e geniale, Quiriny è il classico scrittore con cui rapportarsi quando si cerca qualcosa di diverso, di surreale e di spettacolare.

(di Anja Boato)

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