Distopia e Passione in un mondo “Di ferro e d’acciaio”

Di ferro e d’acciaio, di Laura Pariani
(NN Editore, 2018)

 

Un nano-drone sorvola le vie della Città, unica landa conosciuta dai cittadini di un universo distopico e futuristico dove le passioni umane sono state quasi completamente represse in nome del principio di un’efficienza assoluta data dalla cosiddetta “tecnoscienza”. Seguiamo attraverso gli occhi della videocamera una figura femminile vestita di nero che vaga tra le vie, i palazzi, i commissariati, i luoghi simbolo di questo mondo iper-razionale con la foto di un ragazzo agganciata alla mantellina: è suo figlio, Jesus, ed è scomparso. Noi sappiamo dove si trova: in carcere, accusato di praticare attività sovversive a danno del regime. Il nano-drone che accompagna silenziosamente i passi di questa donna sofferente – che paradosso, la sofferenza! Una passione, inefficiente e volgare come tutti i sentimenti umani – è in realtà manovrato dall’operatrice H478 dalla sua postazione di rilevamento, giù nelle Catacombe.

75a121a9-6c92-4b48-bf54-a859352bae09E’ questo l’incipit del nuovo romanzo di Laura Pariani, frutto di un’intrigante sfida mossa dalla collana CroceVia: a ogni scrittore viene affidato un termine fondamentale della nostra cultura e della nostra storia, punto di partenza per la costruzione di un progetto letterario che deve tenere alti gli standard di una casa editrice di qualità come la NN Editore. Passione è il concetto da cui prende forma Di ferro e d’acciaiopassione come l’amore materno, come l’attrazione sessuale che vince sulle leggi della fertilità, come le lacrime di dolore, lo struggimento della pena e la compassione. Sarebbe mai davvero possibile vivere senza passione?

Pur immaginando un mondo votato alla più assoluta razionalità, la Pariani ha messo abilmente in scena quella serie di deboli escamotage che permettono anche ai più indottrinati fautori della tecnoscienza di sentirsi un po’ più umani. E al fianco dell’inconscia ribellione dei molti, non può non prendere forma anche un agguerrito rifiuto dei pochi. Gruppi sporadici di ribelli più o meno ostinati e intransigenti si oppongono con forza alle logiche di un universo distopico e opprimente. E Jesus è uno di loro, forse, ma in un modo anomalo: se il sistema tecnocratico rappresenta la logica iper-razionale e i gruppi di ribelli un’emozione violenta, Jesus simboleggia la spiritualità. Una via alternativa, personale e delicata alla sopravvivenza dell’umanità. In ogni caso, una forma di passione.

La struttura narrativa del romanzo si costruisce attraverso un coro di voci femminili. Il percorso principale è incentrato sul lavoro di sorveglianza svolto dall’operatrice H478 (il cui vero nome, Lusine, è simbolo di un’identità personale prima sottovalutata, poi riconquistata), la quale segue giorno dopo giorno la donna in nero nel suo vagare attraverso tutti i principali ambienti di questa realtà distopica. L’iniziale fastidio provato nei confronti dell’irrazionalità della sorvegliata, chiamata significativamente Maria N, si tramuta gradualmente in spaesamento, compassione ed empatia. Man mano che si disvela la verità su Jesus e sulle falle del sistema tecnocratico che regge la città, Lusine cresce come individuo e impara ad accettare la sua imperfetta umanità.

Ai capitoli incentrati su Lusine e Maria si alternano però brevi racconti di altre donne, le cui vite sono state stravolte, accarezzate o semplicemente sfiorate da Jesus o da sua madre. Introspezioni su squarci di vite variegate, che mostrano l’assoluto pluralismo di modi d’essere anche in una realtà uniformante e oppressiva. Si tratta di un espediente narrativo originale e ben congeniato, capace di sottrarre il romanzo dalla condanna della mediocrità – non si può negare l’abuso delle sue principali tematiche nella storia delle letteratura –, elevandolo anzi a una piccola perla letteraria. Intrigante, intelligente, appassionante e strutturalmente originale. Godibile anche nei suoi ostinati riferimenti al cristianesimo, qui elegantemente concatenati a una realtà futuristica in cui l’essere umano non ha dei, ma nemmeno speranze, sogni o consapevolezza di sé.

E’ di innegabile impatto anche il peculiare stile letterario adottato dalla Pariani: la scorrevolezza della scrittura viene inclinata dall’uso apparentemente casuale di termini inventati, talvolta connessi al linguaggio informale delle conversazioni quotidiane, che vogliono essere caratteristici dello slang futuristico del mondo diegetico. L’effetto è una versione più soft di Arancia Meccanica, in cui a un primo spaesamento iniziale segue la graduale comprensione dei termini e la loro interiorizzazione, fino a sviluppare una sorta di complicità con Lusine e il suo mondo.

Mi sono approcciata a Di ferro e d’acciaio con alte aspettative e la preoccupazione che potessero essere disattese, non avendo comunque mai avuto modo di leggere altri romanzi della Pariani. Sono lieta di non essere rimasta delusa. La struttura originale dell’opera, il progetto intrigante da cui ha avuto origine, l’intelligenza con cui l’autrice ha gestito dettagli, citazioni e rimandi culturali, sono tutti elementi di forza che contribuiscono a rendere Di ferro e d’acciaio un piccolo gioiello. La copertina di Elisa Talentino è quel tocco di eleganza in più che rende l’opera un piacere anche visivo.

 

(di Anja Boato)

4 risposte a "Distopia e Passione in un mondo “Di ferro e d’acciaio”"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...