Tutte le sfaccettature della parola “Perdono”

Qualcosa che s’impara – Gian Luca Favetto
(NN Editore, 2018) 

 

qualcosa che s'imparaTutto comincia da una parola: perdono. D’altro canto, il progetto CroceVia della NNE prende le mosse proprio dalla selezione di una serie di termini ereditati dalla tradizione cristiana che abbiano una certa rilevanza anche nel linguaggio quotidiano, ciascuno dei quali viene poi interpretato, sviscerato e rivoluzionato dalla sensibilità di un diverso scrittore nostrano. Laura Pariani in Di ferro e d’acciaio ha parlato di Passione, Andrea Tarabbia ha affrontato il tema della Croce e ora Gian Luca Favetto si dedica al Perdono.

Qualcosa che s’impara abbandona completamente qualsiasi struttura narrativa, rifiuta il principio della fabula e rifugge da una solida continuità strutturale. I personaggi scompaiono dietro le loro stesse parole, non hanno altro ruolo se non quello di esprimere opinioni o rappresentare concetti, prospettive e sfaccettature del perdono. Sono persone vere che l’autore ha coinvolto nella sua analisi – quasi una dissezione, uno stravolgimento semantico – dell’atto di perdonare; oppure sono personaggi letterari, storici o cinematografici che per un motivo o per l’altro hanno qualcosa da insegnare al lettore e all’autore stesso.

Qualcosa che s’impara non è un romanzo, ma una poesia in prosa, una riflessione personale, un diario interiore impresso su carta. È un percorso individuale finalizzato alla riscoperta di quelle colpe che necessitano di un perdono – se presupponiamo che ogni perdono abbia necessariamente bisogno di una colpa a monte -, o una finestra sulle colpe e sui perdoni degli altri, sulle sue “geografie”, sull’espiazione e sul riscatto, sul significato ultimo e su quelli più poliedrici di un termine complesso che nonostante tutto, nell’ingenuità del linguaggio quotidiano, riduciamo sempre a un’insensata piattezza.

Eccolo, il perdono: alleggia tra le battute di Macbeth e nelle gesta di Achille e Priamo, se lo trascina dietro Ulisse nei suoi viaggi e Casanova nelle sue fughe, è narrato da Pasolini e spiegato da Pavese; sussurra alle menti dei singoli e grida davanti ai peccati storici. E poi c’è la testimonianza empirica, l’esperienza personale di Favetto, disposto a mettersi a nudo in un’opera che è pura introspezione. L’autore ci racconta di sé, dei suoi genitori e delle sue figlie, degli amori perduti e dei “sì” che non ha saputo dire, in un percorso che conduce infine alla richiesta di un perdono per tutti i suoi peccati, rivolto al lettore ma anche a se stesso.

Poi ci sono le idee e le riflessioni di tutte quelle persone che Favetto ha coinvolto nel progetto, facendosi raccontare cos’è per loro il perdono e riportando insegnamenti, spunti e prospettive personali attraverso un intelligente intreccio con la propria storia e con quella dei grandi eroi letterari, mitologici o storici.

Lo stile fluido e leggero facilita l’immersione in un’opera prettamente introspettiva, un libro impossibile da catalogare in un genere o in una corrente specifica. Sarebbe arduo anche solo riflettere su un papabile “lettore ideale”, per un testo che potrebbe potenzialmente incontrare la sensibilità di chiunque, in nome dell’universalità delle sue riflessioni, e di nessuno, in virtù della sua costruzione assolutamente personale. Qualcosa che s’impara non mira a intrattenere o a insegnare, vuole solo far riflettere, proporre interrogativi e suggerire risposte che non hanno alcuna pretesa oggettivante. È lo specchio dell’anima di un uomo messo di fronte a un quesito, una domanda liberata dal vincolo della banalità per essere problematizzata: cos’è il perdono?

Anja Boato

 

 

 

 

 

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