Modus Legendi 2018 porta alla ribalta Il Sale della vita

Il sale, Jean-Baptiste Del Amo

(Neo Edizioni, 2013)

Chi ha detto che il tempo passato sui social media allontana i lettori dai libri? Questo mito è stato sfatato da Modus Legendi, un’iniziativa che nasce sul gruppo Facebook Billy – il vizio di leggere nel 2016 il cui obiettivo è portare in alto nelle classifiche un libro edito da una casa editrice indipendente.

copertina del amo.inddIl più votato in una rosa di cinque candidati per diventare il caso editoriale del 2018 è stato Il sale, romanzo di Jean – Baptiste Del Amo edito da Neo Edizioni nel 2013. La vittoria è ancor più meritata se si osserva che in Francia Jean – Baptiste Del Amo è già un caso editoriale: classe 1981, viene paragonato a scrittori del calibro di Zola, Balzac, Dumas, Suskind e Flaubert; è stato premiato come miglior “Giovane scrittore” di Francia a soli venticinque anni ed è stato finalista al Prix Goncourt e al Prix Médicis, i più importanti premi letterari francesi.

Non c’è da stupirsi, quindi, se fin dalle prime pagine Il sale ha la potenza e l’irruenza di un classico. Ambientato nella cittadina costiera di Séte, il romanzo racconta un’unica giornata nella vita di una famiglia poco tempo dopo la morte del padre Armand. La vedova Louise invita i suoi figli Albin, Jonas e Fanny e le loro famiglie a cena e ciascuno si prepara alla riunione famigliare immergendosi nei ricordi e nei rimpianti.

Due sono le grandi ombre che dilaniano i rapporti tra i protagonisti: l’impronta ancora viva dell’intransigenza umorale di Armand sulle loro vite e la morte prematura di Léa, la figlia di Fanny. Il romanzo, quindi, è dominato dai morti e dai tentativi dei vivi di scendere a patti con la loro memoria. L’impresa è ingannevole e spesso frustrante: la molteplicità di voci narranti fornita da Del Amo crea un affresco a più mani in cui le figure principali sono mutevoli e chiaroscure. Armand era il marito focoso e amorevole dei primi anni del suo matrimonio con Louise o il padre violento e assente che i suoi figli hanno imparato a temere? La sua avversione per l’omosessualità di Jonas era sincera o mascherava il disagio per una situazione che aveva sperimentato anche lui? Non è possibile rispondere a queste domande, come si evince anche dall’unico messaggio di Armand che l’autore decide di trasmettere ai lettori:

Quando tutto sarà finito, voi dubiterete di me, del ricordo che vi resterà di me. Le cose vanno così, i vivi travisano la memoria dei morti. Mai sono più lontani dalla verità. (p. 267)

Gli esseri umani mutano col tempo, la loro faccia cambia e le loro passioni vanno e vengono, in maniera non troppo diversa dal continuo rinnovamento del mare a cui Armand aveva votato la sua vita e che è la fonte di sostentamento della famiglia. Tratteggiando paure, imperfezioni e rimpianti Del Amo costruisce dei personaggi umani e credibili, sui quali è impossibile avere un’opinione chiara e immutabile. Così intravediamo tra le righe il passato pieno di speranze e idee della devota Louise, che ai suoi figli è invece sempre apparsa solo come una premurosa casalinga. La freddezza e il rigore di Albin si incrinano davanti all’amore sincero per la moglie Émilie, la solitudine di Fanny sembra a tratti inevitabile e poi subito pronta ad essere archiviata e il rapporto ancestrale tra Jonas e Louise rimane una pietra fondante del romanzo nonostante la vita pare essersi impegnata a distruggerlo.

Il sale è un romanzo che parla di mascolinità fragile, di padri che desiderano vedere nei figli lo specchio della propria durezza ma che non possono dimenticare di essere figli a loro volta: indispensabili, per comprendere il personaggio di Armand, sono le pagine dedicate al rapporto con il padre di lui. È una storia d’amore e d’odio intrecciati insieme come accade solo nella vita vera: l’ambizione dell’autore è quella di portare in vita una famiglia intera, così com’è, con i suoi drammi terribili e le sue più nascoste forme d’amore, e l’obiettivo è pienamente raggiunto grazie ad un approccio coraggioso che non risparmia a nessun particolare un ruolo fondamentale nella vicenda.

Lo stile di Jean – Baptiste Del Amo è visionario, fluido e tanto preciso da ricordare spaventosamente quello di un’autrice fondamentale come Virginia Woolf. D’altra parte, il legame dell’autore con questa scrittrice è chiaro fin dalla citazione del Diario che apre il romanzo: Potrebbero essere isolotti di luce – isole nella corrente, che cerco di rappresentare; la vita stessa che scorre.

Armand le aveva raccontato che all’inizio del secolo scorso, sulla via della Corniche, c’erano montagne di sale di cui era impossibile, sotto il sole estivo, sostenere lo splendore. Accecavano lo sguardo. Da quei cumuli di sale in partenza per il Nord Europa o il Sudamerica, Fanny aveva costruito una città dalle fortezze scintillanti, di cui conosceva ogni anfratto e nella quale avanzava con gli occhi chiusi, per non perdere la vista. (p. 92)

Qual è il Sale a cui Del Amo allude nel titolo? Forse è quel che rimane di solido e immutabile nell’acqua del mare che si rinnova onda dopo onda, il quid che rende ogni famiglia unica nel suo genere e grazie al quale la vita è sempre, anche nel dolore, degna di essere vissuta. Di certo questo sale resta attaccato alla pelle del lettore a lungo dopo aver chiuso il libro e non possiamo che lodare la scelta di diffondere e far conoscere quest’opera straordinaria.

(Loreta Minutilli)

in copertina: la cittadina di Séte in cui è ambientato il romanzo

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