60 anni dopo, il romanzo inedito di Georges Perec

L’attentato di Sarajevo, Georges Perec
(Nottetempo, 2019 – Trad. A. Molica Franco)

 

copertina perec 3La casa editrice Nottetempo ha colto un’occasione importante per la diffusione in Italia, se mai ce ne fosse ancora bisogno, di un grande autore francese. Si tratta del dattiloscritto del primissimo romanzo di Georges Perec, mai pubblicato in vita e a lungo rimasto inedito anche dopo la sua morte: L’attentat de Sarajevo è uscito in Francia solo nel 2016, a più di trent’anni dalla scomparsa di Perec. Continua a leggere

Raccontare “la vergogna” di un trauma indelebile

La vergogna, di Annie Ernaux
(L’orma editore, 2018 – trad. di L. Flabbi) 

 

la vergogna“Mio padre ha voluto uccidere mia madre una domenica di giugno, nel primo pomeriggio”. È con questa sentenza lapidaria che Annie Ernaux avvia la narrazione della sua opera autobiografica. Il romanzo (se così lo si può definire) prende le mosse da un episodio di violenza domestica – mai sfociato in un vero e proprio omicidio, pur essendoci andato vicino – vissuto dall’autrice come uno spartiacque tra l’età infantile e la vita adulta. Continua a leggere

“Novelle disincantate”: la riscoperta di Jacques Bens

Novelle disincantate, Jacques Bens
(2018, Racconti Edizioni – trad. S. Buccaro)

Bens_CopertinaNel 1990 le Nouvelles désenchantées di Jacques Bens fanno la loro comparsa sulla scena letteraria francese vincendo il Premio Goncourt dedicato al racconto. Nonostante il prestigioso riconoscimento, l’opera scompare ben presto dalla circolazione e solo recentemente è stata per la prima volta tradotta in italiano da Sofia Buccaro e pubblicata da Racconti Edizioni sotto il titolo di Novelle disincantate.

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Ama soprattutto la vita: “La cattiva strada” di Japrisot

La cattiva strada, Sébastien Japrisot
(Adelphi, 2018 – trad. S. Mambrini)

japrisotQuando La cattiva strada viene pubblicato in Francia per la prima volta il suo autore, che si fa chiamare con lo pseudonimo di Sébastien Japrisot, ha appena 19 anni. Questo dato sarebbe sufficiente a suscitare l’interesse della critica verso un’opera che parrebbe guidata da una penna molto più esperta, ma è anche il 1950 e il volume viene accolto con qualche perplessità: non possiamo biasimare del tutto la critica francese, dato che la storia d’amore raccontata da Japrisot è audace anche per gli standard contemporanei. Continua a leggere

“Mia regina”, un inno alla purezza e all’innocenza

Mia regina, di Jean-Baptiste Andrea
(Einaudi Stile Libero 2018 –  trad. S. Mambrini) 

mia reginaMia regina è uno di quei libri che promettono tantissimo prima ancora di essere aperti: esordio narrativo dello sceneggiatore francese Jean-Baptiste Andrea, acclamato in patria in particolare dai giovani – ha vinto il Prix Femina des lycéens e il Prix du premier roman, fin dalla copertina evoca malinconia, dolcezza e voglia di libertà.

Le aspettative sono soddisfatte a partire dall’incipit, che cattura il lettore e lo trascina direttamente nel mondo di Shell, un ragazzino che è un po’ come una Giulietta con il motore di una 2Cv (p. 15) e vive con gli anziani genitori ad una stazione di servizio in una non meglio precisata valle francese, circondato dalle montagne e dalle pompe di benzina. Continua a leggere

“Gli Undici” di Michon, o l’affascinante storia di un quadro inesistente

Gli Undici, Pierre Michon
(Adelphi, 2018 – trad. G. Girimonti Greco)

Gli Undici di Pierre Michon, uscito in Francia nel 2009 e vincitore del Grand prix du roman de l’Académie française nello stesso anno, è un esperimento narrativo probabilmente senza eguali. Una storia nella storia, che parla della Storia. Ovvero: la vicenda di un pittore, raccontata a propria volta da un uomo di un XXI secolo alternativo al nostro, incentrata su un episodio risalente a un periodo cruciale non solo per le sorti della Francia moderna, ma anche per quelle del resto del mondo.

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Il genio folle di Patrik Ourednik e la fine del mondo mancata

La fine del mondo sembra non sia arrivata, Patrik Ourednik
(Quodlibet, 2018; trad. A. L. Carbone)

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Patrik Ourednik fa genere a sé. Nato a Praga nel 1957 e residente in Francia da tempo, Ourednik è tra gli scrittori più originali, eterodossi, stravaganti che possiate capitare a leggere. Nel 2001 è divenuto noto per il falso storico Europeana, un libro inclassificabile, un romanzo eccentrico sotto forma di finto manuale di storia, che racconta, da una nuova prospettiva, il XX secolo.
In queste settimane è arrivato in Italia, da Quodlibet, il suo ultimo romanzo, La fine del mondo sembra non sia arrivata. E possiamo ritrovare l’Ourednik più lucido, folle e geniale, totalmente fuori dagli schemi, cinico e irriverente. Continua a leggere

“Gli scellerati”: il ritorno del più cupo noir francese

Gli scellerati, di Frédéric Dard
(2018 – Trad. di E. Cappellini)

 

gli scellerati

Frédéric Dard (1921-2000) in oltre cinquant’anni di carriera ha dato alle stampe quasi 400 opere, accumunate da affascinanti atmosfere noir e da un indiscutibile gusto per il mistero. La sua fortuna deriva in primo luogo dal successo della saga del commissario Sanantonio (altrimenti conosciuto come San-Antonio), che attraversa con le sue indagini quasi tutta la bibliografia di Dard, intervallandosi sporadicamente a brevi romanzi indipendenti. Una produzione immensa tradotta solo parzialmente in italiano, con larga predilezione per gli episodi dedicati alle indagini del suo più celebre commissario.

A 18 anni dalla morte di Dard, la Rizzoli decide di recuperare uno dei suoi romanzi ancora inediti in Italia, dopo oltre mezzo secolo di oblio. Ecco allora arrivare finalmente nelle librerie nostrane Gli scellerati: una favola cupa sulla depravazione e sui risvolti più conturbanti dell’amore, ambientato in un anonimo e tetro sobborgo parigino, Léopoldville.

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“La vita davanti a sé”: il romanzo caleidoscopico d’un autore inesistente

La vita davanti a sé, Emile Ajar (Romain Gary)
(Neri Pozza, 2016 – trad. di G. Bogliolo)


La pubblicazione nel 1975 diLa vita davanti a sé” fu accolta in Francia come un caso editoriale, destinata a ispirare film e a diventare un classico della letteratura francese. Il suo autore era un perfetto sconosciuto, Emile Ajar. Ma in verità, Emile Ajar non esisteva. Si scoprì soltanto nel 1981, quando il vero autore, Romain Gary, Prix Goncourt nel ’56, era già morto, suicida, lasciando un biglietto: “Mi sono divertito abbastanza.”

Nel 1975 la critica riteneva Gary uno scrittore finito, fallito, ormai vecchio, ma egli trovò un modo per dimostrare che così non era: inventò una nuova identità, scrisse un’opera diversissima dal suo solito, e fu osannato e poi consacrato – proprio da quei critici con lui impietosi – come vincitore del Prix Goncourt (per la seconda volta, cosa che da regolamento del prestigioso premio non è possibile).
Gary è stato un genio e un mistificatore, e tutto questo basterebbe a rendere interessante La vita davanti a sé, se non fosse ch’è anche un romanzo meraviglioso.
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“Credere al meraviglioso”, ovvero riscoprire la bellezza e la forza della vita

Credere al meraviglioso, Christophe Ono-dit-Biot
(Bompiani, 2018 – Trad. di B. Capatti)

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Per riuscire a muovere qualche passo verso il futuro è dal passato che si deve ripartire
, prima ancora di fare pace con il presente e di stabilire in quale di questi tre momenti archetipici si vuole abitare. Credere al meraviglioso, romanzo con il quale Christophe Ono-dit-Biot torna in libreria dopo Immersione, sembra volere trasmettere proprio questo messaggio.

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