Punk, femminista, Despentes: dalla Francia con furore

King Kong Theory, Virginie Despentes
(Fandango, 2019 – trad. Maurizia Balmelli)

cover.jpgHo accolto l’uscita di King Kong Theory con curiosità e soddisfazione: era il momento giusto per approfondire l’argomento femminismo, fino ad ora affrontato tramite articoli e post di Instagram (non giudicate). Perdonatemi, mi è sempre mancato il coraggio di affrontare le opere, ad esempio, di Simone de Beauvoir. Tornando a noi, quindi, ero molto incuriosita da questo libro e soprattutto dalla sua copertina pop.

Autrice del saggio è la francese Virginie Despentes, punk, scrittrice e attivista controversa (secondo quanto emerge dalle sue stesse parole), ex prostituta e vittima di stupro. Con un curriculum ed esperienze di questo tipo, non sorprende che la Despentes muova dal particolare, dal suo vissuto personale, per trarre osservazioni universali. Lo stupro subito giovanissima, insieme a un’amica, da tre ragazzi, è il punto di partenza del suo manifesto; ma la Despentes tocca anche altri temi: discriminazione, prostituzione, industria del porno, politica, matrimonio, guerra, mascolinità.

King Kong Theory colpisce subito per la vivacità dello stile. La Despentes è sboccata, diretta, senza filtri. Se pensate che un linguaggio accademico sia un elemento imprescindibile per un saggio, lasciate stare, questo libro non fa per voi. Il suo sguardo disincantato si posa indifferentemente sul suo Paese, sugli uomini, su se stessa. Nonostante ciò che ha vissuto – preciso: non parlo della prostituzione, ma delle critiche, degli attacchi subiti negli anni da uomini di ogni genere – non indulge nell’autocompassione, affronta il proprio vissuto con pragmatismo e obiettività.

In alcuni passaggi il ragionamento mi ha convinto, vi ho ritrovato alcuni elementi tipici della storia di genere. Ha ragione la Despentes a legare le discriminazioni di genere alle discriminazioni di razza e classe, ad esempio. Le sue riflessioni sulla natura culturale e imposta della prevaricazione maschile non possono non trovarmi d’accordo. Ma c’è un “ma”.

Posto che il libro risale al 2006, e che le opinioni dell’autrice in questi tredici anni potrebbero essere cambiate, e posto che le posizioni espresse in un libro non così recente vanno prese con le pinze, le affermazioni della Despentes non mi hanno affatto convinto.
I suoi trascorsi e la sua personalità giustificano la sua aggressività, le sue forti prese di posizioni (anche se, dopo averla sentita affermare di essersi notevolmente ammorbidita nel corso degli anni, non oso immaginare quanto agguerrita fosse a vent’anni), ma questo la porta anche ad avere una visuale abbastanza miope.

Grande assente è la religione, ma è impossibile negarne l’influenza, e sono scettica sulla validità di un quadro storico-sociale che non la comprende. Le posizioni dell’autrice sull’industria pornografica e sulla prostituzione sono viziate dalla sua esperienza: la sua posizione sulla prostituzione è di legalizzarla, portando a sostegno della sua tesi soprattutto la propria esperienza, che è stata positiva.
La sua visione dei rapporti tra i sessi inoltre è fortemente competitiva, contrappone donne e uomini ma anche donne e donne – la donna femminile, implicitamente assoggettata al patriarcato, e la donna virile.

In sintesi, King Kong Theory è un saggio foriero di spunti interessanti, perfetti per avviare una discussione, ma talvolta è difficile concordare con le posizioni della Despentes. Occorre ricordare che si tratta di un’opera scritta nel 2006, e tredici anni sono un periodo lungo, in cui tante cose possono cambiare. Per di più, la personalità dell’autrice è talmente forte e decisa che può risultare sgradevole. Quindi, il mio consiglio è di leggerlo con un po’ di scetticismo, con un po’ di distacco per trarne il meglio.

Sonia Aggio

Una risposta a "Punk, femminista, Despentes: dalla Francia con furore"

  1. ogni donna è femminile, la donna coi capelli lunghi, che ama truccatsi, sexy o non sexy non è assogettata al patriarcato, è donna libera come chiunque altro

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