Pratolini mostra al mondo che il vero amore è dei poveri

Cronache di poveri amanti

Vasco Pratolini

cronache di poveri amanti_copertinaAlcune volte, i libri destinati a cucirmisi addosso e a intervenire radicalmente sul mio modo di percepire il mondo li riconosco fin dalle prime pagine, altre ho bisogno di arrivare alla fine prima di capire quanto una lettura è stata importante per me.

Le Cronache di poveri amanti di Pratolini mi hanno catturata subito: sono bastate poche righe a vedere via del Corno, la strada di Firenze in cui il romanzo è ambientato, e a convincermi che avrei lasciato una parte del mio cuore con i suoi stravaganti abitanti. 

Il romanzo racconta la storia di Via del Corno e dei suoi abitanti tra il 1924 e il 1927. Non si tratta di un periodo di tempo qualsiasi, gli anni coincidono anzi con il periodo in cui il fascismo smette di essere un’ideologia come un’altra e diventa inesorabilmente la normalità. Via del Corno è immersa in questo periodo storico e alcune delle sequenze più avvincenti del romanzo riguardano il tentativo di resistenza alla dittatura da parte di alcuni abitanti della strada, tuttavia sarebbe riduttivo parlare di Cronache di poveri amanti come di un’opera sul fascismo: l’impegno politico dei cornacchiai è strettamente legato al loro status di poveri amanti. Come infatti Pratolini stesso scrive in Cronaca familiare, il vero amore è dei poveri, perché i poveri non hanno altre risorse per sopravvivere alla vita: un uomo povero può commettere tutti gli errori che la sua povertà gli suggerisce, può bestemmiare ed ubriacarsi, può perfino rubare […], ma non gli è consentito sbagliare nello scegliersi la compagna.

I personaggi che popolano via del Corno vengono presentati da Pratolini con la naturalezza di chi maneggia una cinepresa e sa scegliere quale scorcio mostrare in quale momento: non è un caso che la complicata gestazione di quest’opera, definita dall’autore l’ultimo dei suoi romanzi autobiografici e pubblicata per la prima volta nel 1947, abbia avuto il suo momento di svolta mentre Pratolini lavorava con Rossellini alla sceneggiatura di Paisà. L’influenza del cinema neorealista traspare dalla prosa semplice e accorata dell’autore, narratore onnisciente che tuttavia non eleva il suo lessico rispetto alla parlata dei cornacchiai ma infonde il più possibile la loro anima nella parola scritta.

Persino il mio approccio al romanzo come lettrice è stato più cinematografico che letterario: vedevo l’azione a volte comica, a volte tragica che si svolgeva in via del Corno e ne ero  immersa come se tutte stesse accadendo davanti ai miei occhi. Non riuscivo a riflettere sulla qualità dell’opera che avevo tra le mani, né a lasciarmi colpire e impressionare da una prosa curata e attenta: tutta la mia attenzione era negli avvenimenti, nei personaggi e nei loro destini. Così mi sono affezionata ai quattro Angeli custodi di via del Corno, le quattro ragazze i cui destini fanno da filo conduttore agli eventi, ho provato lo stesso reverenziale timore dei cornacchiai davanti alla Signora, lunatica, viziosa e ricca ex prostituta che spia tutta la strada dalla sua finestra e ne muove gli abitanti come inconsapevoli pedine, ho temuto per il maniscalco Maciste mentre cercava di proteggere i compagni dalla violenza fascista.

Pratolini concede la stessa dignità a tutti gli avvenimenti di via del Corno: le grandi questioni di vita o di morte, di libertà o schiavitù, sono accostate con naturalezza alla nascita di un bambino, alla gelosia di una ragazza, a un pettegolezzo, a una festa. Proprio questa caratteristica rende la storia particolare di una viuzza, cinquanta metri senza marciapiedi, memorabile e universale: il ritmo che si respira in queste pagine è quello della vita vera, in cui le piccole cose accadono al fianco di quelle grandi e non sempre, o non per tutti, le seconde sono più importanti.

Se il finale rischia di apparire malinconico, quasi fatalista, la consapevolezza che il romanzo è stato composto a guerra e dittatura conclusi regala una chiave di lettura diversa e intrisa di speranza: nonostante tutto, la vita continua con le sue banali questioni e il tempo sa come sistemare tutto.

(di Loreta Minutilli)

in copertina: Via del Corno nel film di Carlo Lizzani ispirato al libro (1954)

Una risposta a "Pratolini mostra al mondo che il vero amore è dei poveri"

  1. Ho letto questo libro un paio d’anni fa nella completa ignoranza della letteratura italiana del dopoguerra: al liceo non si arriva mai a studiarla e per gusto mio personale ho sempre prediletto la letteratura straniera, ma proprio questo libro mi ha fatto capire quanto la mia lacuna fosse imperdonabile. Come dici tu, la straordinarietà di Cronache di poveri amanti è nella tecnica, cinematografica e narrativa, utilizzata da Pratolini per parlare insieme del momento storico, della storia della comunità e della storia dei singoli abitanti di via del Corno. E’ una sinergia perfetta dove tutto è incastrato e tutto conferisce senso a tutto.

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