“Gente nel tempo”: il thriller metafisico di Massimo Bontempelli

Gente nel tempo, Massimo Bontempelli
(Utopia Editore, 2020)

È il 26 agosto del 1900 quando la Gran Vecchia, dispotica matriarca della famiglia Medici, si prepara a morire. Convoca dunque medico, notaio e prete, insieme a quel che resta della sua famiglia («erano quattro persone, due adulti e due bambine: cioè il figlio della moribonda con la moglie, e le loro due figlie, una di nove anni, una di otto, le nipotine») e annuncia: «Volevo solamente dire che sto per morire; so che male ho, non c’è niente da fare, morirò questa sera, o questa notte». L’annuncio della propria imminente dipartita non è però l’unico che la vecchia ha da fare: rivolgendosi ai propri cari, infatti, li tranquillizza riguardo la propria serenità («Non c’è niente di male perché s’ha da morire tutti, se uno non morisse sarebbe una cosa spaventosa»), donando loro le sue ultime aride parole («Non siete mai stati buoni a niente e morta io sarete ancora più inutili») e una maligna profezia, una vera e propria maledizione: «Del resto, nessuno di voi morirà vecchio».

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Il Canto dei Nibelunghi: riscoprire un caposaldo della letteratura tedesca medievale

I Nibelunghi – La leggenda, il mito, Davide Bertagnolli
(Meltemi, 2020)

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Il Canto dei Nibelunghi, o Nibelungenlied in lingua originale, è un poema epico composto in alto-tedesco medio attorno agli inizi del XIII secolo. Nato dalla rielaborazione di materiale narrativo preesistente, a circolazione principalmente orale, formatosi in un periodo di tempo compreso fra i secc. V-VIII – materiale comprensivo di miti, racconti, leggende, ma anche vicende di un passato ‘storico’ più o meno lontano –, nel Nibelungenlied confluiscono elementi anche molto diversi, tra motivi cortesi, fiabeschi, temi folkloristici e topoi eroici. Davide Bertagnolli, docente di Filologia Germanica presso l’Università di Bologna, in questo volumetto agile ma dal solido rigore scientifico (sottoposto a double bind peer review) edito Meltemi si propone non solo di fornire una guida rapida agli specialisti, ma anche di offrire a chiunque sia interessato alla materia un approfondimento accessibile e completo. E ci riesce magnificamente.

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Riscoprire Samonà: “Fratelli” tra letteratura e psicanalisi

Fratelli fu nel 1978 un grande successo di pubblico e di critica. Un’opera innovativa per l’epoca, forse uno dei primi esempi di autofiction.

Carmelo Samonà fa parte di quella schiera probabilmente oggi estinta di letterati che si dedicano a un assiduo e lungo studio delle opere altrui prima di cimentarsi in una prova letteraria propria. Nato a Palermo nel 1926, figlio del grande architetto Giuseppe Samonà, dedicò il suo percorso universitario e poi la sua intera vita agli studi di ispanistica, in particolare al teatro di Calderón de la Barca, Tirso de Molina e Lope de Vega[1]. Il suo contributo al settore resta tra i più importanti e imprescindibili del Novecento, mentre la vocazione narrativa, come ha notato Francesco Orlando, «insorse in ritardo, sotto l’urto di un’esperienza violentemente traumatica che non aveva niente a che fare con la professione o la passione letteraria, che di per sé avrebbe potuto solo disturbarle o paralizzarle»[2]. Continua a leggere

“Solaris”: se la fantascienza filosofica incontra la mitologia greca

Il titolo Solaris non sarà certo nuovo ai cultori della fantascienza né tanto meno ai cinefili: i primi conosceranno questo romanzo di Stanisław Lem, pubblicato nel 1961, come uno dei classici del genere; i secondi avranno probabilmente visto la trasposizione di Tarkovskij del 1972. Io, in verità, l’ho conosciuto in procinto di partire per Cracovia, la città di Lem, ma questa è un’altra storia… importa che ho scoperto un romanzo definito non a torto tra i più belli, intelligenti e inquietanti del Novecento[1], nel quale l’ambientazione fantascientifica, innervata da reminiscenze di mitologia greca, diventa lo scenario perfetto per indagare filosoficamente e psicologicamente un oggetto ancor più complesso, inafferrabile e affascinante dell’universo stesso: l’essere umano – con la sua riserva di limiti. Continua a leggere

Il senso del potere nel teatro di Miller e Camus

Un itinerario di comparazione
tra Il prezzo di Arthur Miller e Caligola di Albert Camus

 

Negli anni Trenta, mentre l’Europa si avviava, sotto la spinta delle dittature, verso il periodo più buio del Novecento, gli Stati Uniti subivano gli effetti della Grande Depressione. Da una parte uomini soli al comando, dall’altra il denaro: entrambi, al pari del caso, esercitavano su tutti un potere irrazionale e incontrollabile.
A posteriori, Albert Camus e Arthur Miller trassero spunto da questi due eventi per tracciare, con testi teatrali ambientati in epoche diverse, una riflessione più ampia e universale sul rapporto tra potere e desiderio.
Caligola (1944) lo fa alla luce del contrasto tra l’ampiezza delle aspirazioni e l’effettiva limitatezza delle possibilità umane.
Il prezzo (1968), in aggiunta, sviluppa la sua riflessione a partire dal sogno americano e da quella concezione distorta di meritocrazia che deduce il valore e il successo di un individuo dal suo status sociale ed economico. Continua a leggere

Momenti dell’essere: Al Faro di Virginia Woolf

Nel 1939, Virginia Woolf scrive: «Fino a quarant’anni e oltre fui ossessionata dalla presenza di mia madre. Poi un giorno, mentre attraversavo Tavistock Square, pensai al faro: con grande, involontaria urgenza. […] Scrissi il libro molto rapidamente, e quando l’ebbi scritto, l’ossessione cessò». È a questo passo del diario di Virginia Woolf che generalmente si riconduce l’autobiografismo presente in To the Lighthouse (1927), punta di diamante dell’intera produzione woolfiana e tra le più grandi opere del Novecento, a cui l’autrice – sin dall’inizio della stesura – non affibbia la nomea di romanzo, bensì quella più personale di elegia. Continua a leggere

“Il Corsaro Nero”: una lezione sui pericoli dei sequel

Attenzione: questo articolo contiene spoiler su Il Corsaro Nero e relativi sequel, e un alto tasso di entusiasmo.

Quand’ero una bambina attraversai una fase di bruciante passione per la pirateria e per le vendette familiari. Il principale colpevole fu una serie animata, trasmessa dalla Rai, che aveva come protagonista Jolanda, la figlia del Corsaro Nero.
Quando scoprii che il cartone animato era ispirato a un libro di Emilio Salgari, lo presi in prestito e lo lessi avidamente. Poi mi procurai Il Corsaro Nero, in una vecchissima edizione, e feci lo stesso. Continua a leggere

L’umanità variegata e attuale del Vicolo del mortaio

Come si stabilisce cos’è un classico e cosa non lo è? È una domanda che mi pongo spesso, sopratutto leggendo le opere del Novecento, e ultimamente sono giunta alla provvisoria conclusione che il più grande potere di un romanzo che diventerà un classico è trascendere i limiti della propria epoca e raccontarla a prescindere dalle opinioni e dalla volontà dell’autore.

È esattamente questa la sensazione che si prova leggendo Vicolo del mortaio, una delle opere più note di Nagib Mahfouz, l’unico scrittore egiziano ad esser stato insignito del Premio Nobel per la letteratura, a lui assegnato nel 1988. Continua a leggere

La fantascienza prima della fantascienza: il viaggio sotterraneo di Niels Klim

Il viaggio sotterraneo di Niels Klim, Ludvig Holberg
(Adelphi, 1994 – Trad. Bruno Berni)

niels5Il viaggio sotterraneo di Niels Klim fu pubblicato originariamente in latino (Nicolai Klimii Iter Subterraneum) a Lipsia tra il 1740 e il 1741, da un autore che preferì per il momento restare anonimo, anche se non dovette passare molto tempo prima che la paternità del testo cominciasse ad essere nota prima nei circoli colti dell’epoca e poi anche al di fuori di essi. Ludvig Holberg, infatti, negli anni ’40 del diciottesimo secolo era già famoso in patria e all’estero come autore di opere storiche e di commedie. Egli nacque nel 1684 a Bergen, al tempo parte del Regno di Danimarca-Norvegia, e studiò a Copenaghen, prima di viaggiare, come da consuetudine, in lungo e in largo per l’Europa allo scopo di completare la propria formazione. Considerato il padre della letteratura danese, fu uomo dottissimo e degno figlio della sua epoca. Scelse di dare alle stampe il Klim in forma anonima per evitare ripercussioni da parte del Regno danese, severamente pietista, dove in quegli anni vigeva una rigida censura. Continua a leggere

Katherine Mansfield, la Baviera di ieri e quella di oggi

Un’esistenza fulminante, quella di Katherine Mansfield, nata nella Nuova Zelanda coloniale e trasferita in Inghilterra all’età di diciannove anni; la sua produzione non riesce a coprire che la seconda parte del primo ventennio del Novecento poiché lo stesso fece la sua vita, stroncata da una tubercolosi sfociata in pleurite. Frequentatrice di personaggi del calibro di Virginia Woolf (e come la Woolf sentimentalmente priva di confini), amò uomini e donne, restò incinta di un amico di famiglia e nel 1909 fu spedita dalla madre in una località termale bavarese, dove ebbe un aborto spontaneo nel tentativo di tirarsi giù da sola una valigia da un armadio. Continua a leggere